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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1636/2023 del 17/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto l'istanza di sostituzione della custodia cautelare in carcere; l'indagato era contestato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio continuato, aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione mafiosa. Il ricorso deduceva che le dichiarazioni del collaboratore di giustizia (Cammarata) e di un altro imputato (Ilardi) avrebbero alleggerito il quadro indiziario in suo favore e che il tempo trascorso dai fatti e dalla custodia cautelare avrebbe dovuto ridurre le esigenze cautelari, rendendo adeguata una misura meno afflittiva.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Primo motivo dichiarato inammissibile perché si limitava a proporre una diversa valutazione delle stesse prove già esaminate dal giudice di merito: la Corte ha ritenuto che le dichiarazioni del collaboratore fossero neutre in quanto, pur escludendo un rapporto diretto con il capo, confermavano comunque la collaborazione dell'indagato con altri soggetti coinvolti nello spaccio; le intercettazioni e altri elementi indiziari indicavano invece la partecipazione attiva di Calì alla gestione dell'associazione (acquisto e contrattazione del prezzo della droga). Secondo motivo infondato: per i reati indicati nell'art. 275 c.3 c.p.p. vige una presunzione relativa di adeguatezza della custodia cautelare e il mero decorso del tempo, se non accompagnato da elementi concreti che attenuino il giudizio di pericolosità, non è sufficiente a far cessare o affievolire le esigenze cautelari. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; la Cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disposizioni attuative c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 275 comma 3 c.p.p.

    Per i reati associativi indicati, sussiste una presunzione relativa di adeguatezza della custodia cautelare; spetta al difensore fornire elementi contrari per dimostrarne l'insussistenza o l'affievolimento.

  • art. 292 comma 2 lett. c) c.p.p.

    In via generale richiede la motivazione delle esigenze cautelari; tuttavia, alla luce dell'art. 275 c.3, non è necessario che l'ordinanza motivi specificamente il peso del tempo trascorso per i reati ivi indicati, salvo che siano prodotti elementi che incidano sulle esigenze cautelari.

  • art. 94 comma 1-ter disp. att. c.p.p.

    Prevede adempimenti formali da parte della Cancelleria quando permane la custodia cautelare in carcere; il provvedimento deve disporre gli accertamenti/adempimenti previsti.

  • art. 416-bis c.p. (richiamato come art. 7 legge n. 203/1991)

    Norma che disciplina l'associazione di tipo mafioso; citata per richiamare il quadro aggravante e la rilevanza, nella valutazione delle esigenze cautelari, della permanenza nel sodalizio o della gravità del metodo mafioso.

Massime di principio

  • Per i reati associativi previsti dall'art. 275 c.3 c.p.p. la custodia cautelare gode di una presunzione relativa di adeguatezza: il solo trascorrere del tempo non basta a superarla se non emergono elementi concreti che ne dimostrino l'attenuazione.
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia o di coimputati devono essere valutate nel contesto di tutte le altre risultanze (intercettazioni, riscontri documentali, attività di indagine); dichiarazioni apparentemente 'liberatorie' possono risultare neutre se confermano altri elementi indiziari.
  • In Cassazione avverso provvedimenti cautelari il sindacato è limitato: il giudice di legittimità verifica la logicità e la coerenza della motivazione e il rispetto dei principi di diritto, ma non sostituisce la propria valutazione del merito a quella del giudice di merito.
  • Se la misura cautelare permane, la cancelleria deve eseguire gli adempimenti previsti dalle disposizioni attuative (art. 94 disp. att. c.p.p.); il difensore che intenda ottenere una misura meno afflittiva deve produrre elementi nuovi e concreti che incidano sulle esigenze di cautela.

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