Cassazione Penale, Ordinanza n. 04101/2026 del 02/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (giudice)
La controversia
La vicenda riguarda un'istanza ex art. 671 c.p.p. per il riconoscimento della continuazione tra due condanne irrevocabili: una per omicidio aggravato ex art. 416-bis.1 c.p. e una per associazione mafiosa ex art. 416 c.p. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la domanda ritenendo insussistente la prova dell'identità del disegno criminoso. Nel ricorso per cassazione si deduce violazione di legge, vizio di motivazione e travisamento del fatto, sostenendo che il delitto di omicidio sarebbe stato commesso per agevolare il clan mafioso già oggetto della precedente condanna e che, pertanto, avrebbe dovuto essere valorizzata la finalità di rafforzamento del sodalizio come indice del medesimo disegno criminoso.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto corretta la decisione del giudice dell'esecuzione: il riconoscimento della continuazione richiede la presenza di concreti indici dell'unitarietà progettuale e l'onere di allegare elementi specifici grava sul condannato. Nel caso concreto, la motivazione di rigetto è stata considerata immune da violazioni di legge e da illogicità manifesta, perché l'omicidio non era programmabile e risultava legato a circostanze contingenti; neppure la sua finalizzazione al rafforzamento del sodalizio bastava a unificare i reati. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 671 c.p.p.
disciplina il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; richiede una verifica concreta dell'identità del disegno criminoso.
art. 416-bis.1 c.p.
richiamato come aggravante dell'omicidio oggetto della prima sentenza di condanna.
art. 416 c.p.
richiamato quale titolo di reato associativo oggetto della seconda condanna.
Massime di principio
- Il riconoscimento del vincolo della continuazione in sede esecutiva presuppone la prova di un programma criminoso unitario, da desumere da indici concreti quali omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, causali specifiche e programmabilità dei reati successivi.
- Non è sufficiente invocare la sola contiguità cronologica tra i reati o l'identità del titolo di reato, perché tali elementi possono indicare anche una mera abitualità criminosa e non necessariamente un medesimo disegno criminoso.
- L'onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno della continuazione grava sul condannato che la richiede.
- La finalizzazione di un reato-fine al rafforzamento di un sodalizio criminoso non consente automaticamente di ravvisare la continuazione tra il reato associativo e il reato fine, quando quest'ultimo derivi da circostanze contingenti e occasionali e non fosse programmabile sin dall'origine.
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