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Sentenza

Corte di giustizia, Ordinanza C-131/23

Ordinanza della Corte (Nona Sezione) del 9 gennaio 2024. — Procedimento penale a carico di C.A.A. e C.V. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Curtea de Apel Braşov. — Rinvio pregiudiziale – Articolo 99 del regolamento di procedura della Corte – Acte éclairé – Decisione 2006/928/CE – Meccanismo di cooperazione e verifica dei progressi compiuti dalla Romania per rispettare i parametri di riferimento in materia di riforma giudiziaria e di lotta contro la corruzione – Natura ed effetti giuridici – Obbligatorietà per la Romania – Effetto diretto dei parametri di riferimento – Obbligo di lottare contro la corruzione in generale e, in particolare, la corruzione ad alto livello – Obbligo di prevedere sanzioni penali dissuasive ed effettive – Termine di prescrizione della responsabilità penale – Sentenza di una Corte costituzionale che ha invalidato una disposizione nazionale che disciplina le cause di interruzione di tale termine – Rischio sistemico d’impunità – Principio di legalità dei reati e delle pene – Requisiti di prevedibilità e di determinatezza della legge penale – Principio dell’applicazione retroattiva della legge penale più favorevole (lex mitior) – Principio della certezza del diritto – Standard nazionale di tutela dei diritti fondamentali – Obbligo per i giudici di uno Stato membro di disapplicare le sentenze della Corte costituzionale e/o dell’organo giurisdizionale supremo di tale Stato membro in caso di non conformità al diritto dell’Unione. — Causa C-131/23

Giurisprudenza europea62023CO0131

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte, applicando la giurisprudenza già resa nella causa Lin, chiarisce che la Romania deve garantire una repressione effettiva e dissuasiva della corruzione ai sensi della decisione 2006/928/CE. Tuttavia, i giudici nazionali non devono disapplicare le sentenze della Corte costituzionale che hanno censurato la disciplina sull’interruzione della prescrizione per ragioni di legalità penale, mentre devono disapplicare l’uso retroattivo della lex mitior che permetterebbe di riaprire o annullare condanne definitive in materia di corruzione. La Corte considera compatibile con il diritto UE la tutela nazionale della legalità penale, ma non l’estensione retroattiva che comprometta l’effettività della lotta alla corruzione.

Prescrizione penale nei procedimenti per corruzione in Romania: rapporto tra decisioni della Corte costituzionale, principio lex mitior e obblighi UE di tutela effettiva contro la corruzione

La questione giuridica

Se il diritto dell’Unione, in particolare la decisione 2006/928/CE, imponga ai giudici rumeni di disapplicare: a) le sentenze della Corte costituzionale che hanno dichiarato invalida la disciplina nazionale sull’interruzione della prescrizione penale per violazione del principio di legalità (prevedibilità e determinatezza), quando ciò comporta la chiusura di numerosi procedimenti per corruzione; b) la giurisprudenza dell’organo giurisdizionale supremo che consente di applicare retroattivamente, come lex mitior, l’assenza di cause di interruzione della prescrizione anche per rimettere in discussione condanne definitive; c) se, in tale contesto, operi l’articolo 53 della Carta per consentire standard nazionali più elevati di tutela.

Principio di diritto

La decisione 2006/928/CE, vincolante per la Romania, non obbliga i giudici nazionali a disapplicare le sentenze della Corte costituzionale che, per violazione del principio di legalità penale in termini di prevedibilità e determinatezza, hanno invalidato la disciplina sull’interruzione della prescrizione, anche se ciò può condurre alla chiusura di molti procedimenti per corruzione; invece, i giudici nazionali devono disapplicare lo standard nazionale fondato sulla lex mitior che consente di rimettere in discussione, anche con ricorsi contro sentenze definitive, l’interruzione della prescrizione per atti processuali anteriori alla dichiarazione di invalidità, quando tale applicazione compromette il primato, l’unità e l’effettività del diritto dell’Unione e favorisce un rischio sistemico di impunità nei procedimenti per corruzione.

Norme richiamate

  • Articolo 267 TFUE
  • Articolo 19, paragrafo 1, secondo comma, TUE
  • Articolo 325, paragrafo 1, TFUE
  • Articolo 2, paragrafo 1, della convenzione TIF
  • Decisione 2006/928/CE
  • Articolo 49, paragrafo 1, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
  • Articolo 53 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
  • Articolo 4, paragrafo 3, TUE
  • Articolo 51, paragrafo 1, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
  • Articolo 99 del regolamento di procedura della Corte

Prescrizione penale e corruzione in Romania: rapporto tra decisioni della Corte costituzionale e diritto UE

La pronuncia è un’ordinanza della Corte di giustizia in sede di rinvio pregiudiziale proposta dalla Curtea de Apel Braşov. Essa riguarda la possibilità per i giudici rumeni di applicare, in procedimenti per corruzione, le conseguenze delle decisioni della Corte costituzionale e della giurisprudenza dell’organo giurisdizionale supremo in tema di prescrizione penale.

Fatti e procedimento principale

Nel procedimento principale C.A.A. e C.V. avevano riportato condanne definitive per reati di corruzione passiva, traffico di influenze e abuso d’ufficio, commessi nell’ambito di procedure di appalto pubblico. Successivamente hanno proposto ricorsi straordinari di annullamento, sostenendo che la loro responsabilità penale si fosse prescritta in ragione delle decisioni della Curtea Constituțională n. 297/2018 e n. 358/2022, che avevano inciso sulla disciplina dell’interruzione della prescrizione.

Il giudice del rinvio osserva che, tra il 25 giugno 2018 e il 30 maggio 2022, il diritto rumeno non avrebbe previsto alcuna causa valida di interruzione del termine di prescrizione, e che l’Înalta Curte de Casație și Justiție aveva poi qualificato tale situazione come legge penale più favorevole, applicabile retroattivamente anche a condanne definitive.

Normativa nazionale rilevante

La Corte richiama in particolare:

  • l’articolo 15, paragrafo 2, della Costituzione rumena, sul principio di retroattività della legge penale più favorevole (lex mitior);
  • l’articolo 147, paragrafi 1 e 4, della Costituzione rumena, sugli effetti delle decisioni della Corte costituzionale;
  • gli articoli 154 e 155 del codice penale, relativi ai termini di prescrizione e alla loro interruzione;
  • l’articolo 426, lettera b), del codice di procedura penale, che consente il ricorso straordinario di annullamento quando l’imputato sia stato condannato nonostante l’esistenza di una causa di estinzione del procedimento penale.

Questioni pregiudiziali

Il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se il diritto dell’Unione osti a:

  • applicare le decisioni della Corte costituzionale che hanno eliminato la disciplina dell’interruzione della prescrizione, con conseguente rischio di prescrizione di numerosi procedimenti per corruzione;
  • riesaminare, tramite ricorsi straordinari, la prescrizione di condanne definitive sulla base della lex mitior;
  • applicare standard nazionali di tutela dei diritti fondamentali derivanti dalle decisioni della Corte costituzionale, se ciò compromette il primato e l’effettività del diritto UE.

Esame preliminare della Corte: irricevibilità parziale

La Corte dichiara manifestamente irricevibile la parte della prima questione riferita all’articolo 325, paragrafo 1, TFUE e all’articolo 2, paragrafo 1, della convenzione TIF, perché dal fascicolo non risulta che i reati contestati abbiano leso gli interessi finanziari dell’Unione. La mera presenza di appalti pubblici, dell’IVA o di effetti indiretti sul bilancio nazionale non è sufficiente a far rientrare la controversia nell’ambito di tali disposizioni.

Ragionamento della Corte sulla decisione 2006/928/CE

La Corte richiama la propria giurisprudenza, in particolare Euro Box Promotion e Lin, secondo cui la decisione 2006/928/CE è vincolante per la Romania in tutti i suoi elementi fino alla sua eventuale abrogazione. I parametri di riferimento contenuti nell’allegato hanno carattere obbligatorio e impongono alla Romania di adottare misure idonee a garantire una lotta effettiva contro la corruzione, in generale e in particolare contro la corruzione ad alto livello.

Da ciò discende che il sistema nazionale deve assicurare sanzioni penali effettive e dissuasive e non può tollerare un rischio sistemico di impunità per i reati di corruzione, soprattutto nei procedimenti più complessi e lunghi.

La Corte osserva che, nel caso di specie, l’effetto combinato delle sentenze n. 297/2018 e n. 358/2022 della Corte costituzionale e della sentenza n. 67/2022 dell’Înalta Curte de Casație și Justiție crea proprio un tale rischio sistemico di impunità, poiché per un lungo periodo non vi sarebbe stata una disciplina operativa dell’interruzione della prescrizione e tale vuoto sarebbe stato poi utilizzato per rimettere in discussione anche condanne definitive.

Limiti derivanti dai diritti fondamentali

La Corte precisa però che i procedimenti penali per corruzione costituiscono attuazione del diritto dell’Unione e, pertanto, la Carta dei diritti fondamentali si applica. In tale ambito, l’obbligo di disapplicare le sentenze nazionali contrastanti con la decisione 2006/928 non viola il principio di legalità dei reati e delle pene, né il principio di retroattività della legge penale più favorevole, come confermato nella sentenza Lin.

Al contempo, la Corte riconosce che gli Stati membri possono applicare standard nazionali più elevati di tutela dei diritti fondamentali, purché ciò non comprometta il livello di tutela assicurato dalla Carta, né il primato, l’unità e l’effettività del diritto dell’Unione. Nel caso concreto, la protezione nazionale della legalità penale può restare ferma; non può invece essere invocato lo standard nazionale di lex mitior per rimettere in discussione l’interruzione della prescrizione maturata prima del 25 giugno 2018, perché ciò inciderebbe direttamente sull’effettività della lotta alla corruzione.

Dispositivo

La Corte conclude che:

  • i giudici rumeni non sono tenuti a disapplicare le sentenze della Corte costituzionale che hanno invalidato la disciplina sull’interruzione della prescrizione per difetto di prevedibilità e determinatezza, anche se ciò può portare alla prescrizione di molti procedimenti per corruzione;
  • i giudici rumeni sono invece tenuti a disapplicare lo standard nazionale fondato sulla lex mitior che consente di rimettere in discussione, anche con ricorsi contro sentenze definitive, l’interruzione della prescrizione in casi di corruzione mediante atti processuali anteriori alla dichiarazione di invalidità.

Principio affermato

La decisione 2006/928/CE non obbliga a sacrificare il principio di legalità penale nazionale, ma impedisce che la lex mitior sia usata per neutralizzare retroattivamente l’interruzione della prescrizione in modo da generare un rischio sistemico di impunità nei procedimenti per corruzione.

Come è indicizzato

Materiediritto penalecorruzioneprescrizione penaleprimato del diritto uecarta dei diritti fondamentali

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