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Cassazione Penale, Ordinanza n. 36463/2025 del 10/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna per violazione degli obblighi imposti dalla misura di prevenzione. Con il primo motivo ha dedotto l'assenza del dolo nel reato di cui all'art. 75 d.lgs. 159/2011, sostenendo che la mancata presentazione all'autorità di polizia fosse dipesa da una mera "dimenticanza" e chiedendo, in sostanza, una rivalutazione del materiale probatorio in ordine all'elemento soggettivo. Con il secondo motivo ha censurato l'applicazione della recidiva contestata, ma la censura è stata ritenuta meramente riproduttiva di questioni già esaminate e respinte dal giudice di merito, che aveva valorizzato la medesimezza dell'indole tra i reati precedenti e quello oggetto del giudizio, in coerenza con la giurisprudenza di legittimità richiamata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che il primo motivo tendeva solo a sollecitare una nuova valutazione delle prove sull'elemento soggettivo del reato, operazione non consentita in sede di legittimità, mentre il secondo motivo era privo di autonoma critica rispetto alla motivazione della sentenza impugnata sulla recidiva. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 75 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

    La violazione dell'obbligo di presentazione all'autorità di pubblica sicurezza è stata trattata come reato per il quale il ricorrente contestava il dolo; la censura è stata ritenuta non ammissibile perché richiedeva una rivalutazione del fatto e delle prove.

  • art. 99 c.p.

    La recidiva contestata è stata confermata come legittimamente valutata dal giudice di merito sulla base della maggiore capacità criminale desumibile dalla medesimezza dell'indole dei reati precedenti.

  • Sez. U, n. 35738 del 27/05/2010, P.g. in proc. Calibè, Rv. 247838 — 01

    È richiamata come precedente di legittimità a supporto del criterio della medesimezza dell'indole dei reati nel giudizio sulla recidiva.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione non è consentito trasformare la censura sull'elemento soggettivo in una richiesta di nuova valutazione delle emergenze probatorie, quando la doglianza mira solo a contrapporre una diversa lettura dei fatti a quella del giudice di merito.
  • In tema di violazione dell'obbligo di presentazione imposto dalla misura di prevenzione, la deduzione difensiva della mera "dimenticanza" non è di per sé sufficiente a imporre una diversa ricostruzione del dolo in sede di legittimità, se il motivo si risolve in una contestazione del merito.
  • La censura sulla recidiva è inammissibile quando si limita a riprodurre contestazioni già esaminate e disattese con motivazione giuridicamente corretta dal giudice di merito.
  • Nel giudizio sulla recidiva, il giudice può valorizzare la medesimezza dell'indole tra i reati precedenti e quello oggetto del processo quale indice della maggiore capacità criminale del reo, purché la valutazione sia coerente e motivata.

Come è indicizzato

MaterieResistenza e oltraggio a pubblico ufficiale
RamiReati contro la PA
IstitutiRecidivaOnere della prova

Testo integrale

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