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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18166/2024 del 08/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva respinto la sua istanza di remissione del debito tributario pari a circa Euro 900.000,00 per carenza del requisito delle "disagiate condizioni economiche". Vitale ha dedotto che dalle informative della Guardia di Finanza risultava che la sua unica fonte di reddito era la retribuzione per il lavoro in carcere e ha contestato che il Magistrato di sorveglianza abbia rigettato l'istanza limitandosi a richiamare, in modo generico, il suo ruolo verticistico in Cosa Nostra e la prassi associativa per cui l'organizzazione sostiene i detenuti, senza fornire elementi concreti che dimostrassero la disponibilità di redditi sufficienti a far fronte al debito senza provocare un grave squilibrio del bilancio familiare; ha quindi censurato la motivazione come mancante, contraddittoria e illogica e invocato la violazione dell'art.6 d.lgs. 115/2002 oltre ai vizi di motivazione ai sensi dell'art.606 c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Magistrato di sorveglianza di Viterbo per nuovo giudizio. La Corte ha rilevato che il provvedimento di merito era privo di adeguata motivazione: il giudice di sorveglianza si era limitato a formulazioni generiche circa il sostegno che Cosa Nostra fornirebbe ai detenuti vertici, senza indicare elementi specifici e concreti in ordine alla effettiva disponibilità economica del ricorrente e senza confrontare tale disponibilità con l'entità del debito (circa 900.000 euro). La Corte ha precisato che, sebbene siano ammissibili presunzioni e mezzi di prova ordinari per accertare redditi illeciti, tali presunzioni devono essere sorrette da elementi certi o da sentenze passate in giudicato che rendano apprezzabile il valore economico delle condotte illecite; non è lecito applicare analogicamente criteri in malam partem riconosciuti per il patrocinio a spese dello Stato. Perciò si è disposto il rinvio per un nuovo esame che valuti concretamente l'incapienza reddituale alla luce degli elementi probatori

Norme richiamate

  • d.lgs. 115/2002, art.6

    Norma richiamata dal ricorrente in relazione ai criteri per la remissione del debito per condizioni economiche disagiate; la Corte rileva che il requisito richiede un accertamento concreto dell'incapienza reddituale.

  • codice di procedura penale, art.606, comma 1, lett. b) ed e)

    Norme invocate per individuare i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione).

  • ordinamento penitenziario, art.41-bis

    Richiamato in fatto per indicare il regime detentivo del ricorrente; non è la base normativa della decisione ma contesto fattuale (status di detenuto in regime speciale).

  • ordinamento penale, art.71-ter

    Richiamato nel quadro del dibattito giurisprudenziale sulla impugnabilità per cassazione dei provvedimenti del magistrato di sorveglianza; la Corte conferma che sui provvedimenti del magistrato di sorveglianza è esperibile ricorso per cassazione anche per vizio di motivazione.

  • disp. coord. cod. proc. pen., art.236, comma 2

    Citata nella disamina sull'applicabilità del controllo in cassazione; la Corte affronta l'evoluzione giurisprudenziale che consente il sindacato di motivazione.

  • codice di procedura penale, art.678

    Richiamato come parametro per il sindacato di motivazione dei provvedimenti, nella prospettiva che i provvedimenti del magistrato di sorveglianza possono essere sottoposti a controllo di motivazione similmente ad altri provvedimenti impugnabili.

  • codice civile, art.2729

    Richiamato in relazione all'uso delle presunzioni come mezzo di prova per accertare redditi illeciti; la Corte precisa che le presunzioni sono ammissibili ma devono essere fondate su elementi specifici e non usate analogicamente in modo penalizzante.

Massime di principio

  • La remissione del debito per "disagiate condizioni economiche" richiede un accertamento concreto e motivato dell'incapienza reddituale, non basta la mera asserzione di difficoltà finanziarie.
  • Il giudice non può rigettare la remissione basandosi su affermazioni generiche circa l'appartenenza o il ruolo in un'associazione criminale: è necessario produrre elementi concreti che colleghino il singolo all'effettiva disponibilità di redditi illeciti.
  • Le informative di polizia economico-finanziaria (es. Guardia di Finanza) che indicano una fonte di reddito esigua (es. retribuzione carceraria) devono essere valutate e motivate adeguatamente dal giudice; se tali accertamenti indicano incapacità a pagare, ciò pesa a favore della remissione salvo prova contraria solida.
  • Le presunzioni e i mezzi di prova ordinari possono essere utilizzati per ricostruire redditi illeciti, ma devono essere sorretti da elementi certi o da sentenze passate in giudicato che rendano apprezzabile il valore economico delle condotte illecite; non è ammessa un'applicazione analogica che peggiori la posizione del ricorrente.
  • L'insufficiente motivazione del provvedimento di rigetto espone l'atto a cassazione con annullamento e rinvio: il magistrato di sorveglianza deve esporre ragioni specifiche e confrontare la capacità contributiva con l'entità del debito.

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