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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39262/2024 del 25/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza ritenendo: (i) carenza assoluta di motivazione ai sensi dell'art. 123, comma 3, c.p.p., poiché il Tribunale si è limitato ad aggiungere al parere del P.M. l'espressione "il Giudice decide in conformità con il P.M." senza rendere comprensibile l'iter logico seguito; (ii) errata applicazione dell'art. 95 d.lgs. n. 150/2022, in quanto il Tribunale avrebbe considerato perentorio il termine previsto dalla disciplina transitoria per la presentazione dell'istanza di sostituzione della pena, nonostante l'art. 173 c.p.p. richieda espressa previsione di decadenza a pena di decadenza.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondati entrambi i motivi: (1) non sussiste difetto di motivazione perché il Tribunale ha integralmente richiamato e fatto proprie le argomentazioni del parere del pubblico ministero, fornendo così un chiaro "iter" cognitivo e valutativo; (2) corretta l'interpretazione che considera perentorio il termine previsto dall'art. 95 d.lgs. 150/2022 (applicazione diretta, se più favorevoli, delle norme della L. 689/1981 e, per i procedimenti pendenti in Cassazione, possibilità di istanza al giudice dell'esecuzione entro 30 giorni dall'irrevocabilità), giustificata dall'eccezionalità della norma e da esigenze sistematiche di prevenire una protrazione indefinita della questione. La Corte ha richiamato giurisprudenza consolidata che ammette termini perentori desumibili dalla struttura del procedimento. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 95 d.lgs. n. 150/2022

    Norma transitoria che dispone l'applicazione diretta, se più favorevoli, delle norme della L. n. 689/1981 ai procedimenti pendenti; per i procedimenti pendenti davanti alla Corte di cassazione prevede che il condannato possa presentare istanza al giudice dell'esecuzione entro 30 giorni dall'irrevocabilità della sentenza. Tale termine è stato interpretato come perentorio e la sua decadenza rende inammissibile la richiesta.

  • art. 123, comma 3, cod. proc. pen.

    Il requisito di motivazione è ritenuto soddisfatto anche quando il giudice richiama integralmente e fa proprie le argomentazioni del parere del pubblico ministero, purché il richiamo permetta di comprendere l'iter logico-valutativo seguito.

  • art. 173 cod. proc. pen.

    i termini si considerano stabiliti a pena di decadenza soltanto nei casi previsti dalla legge

    La Corte ha ritenuto che l'art. 173 non escluda la perentorietà di termini desumibili implicitamente dalla struttura del procedimento; pertanto non è necessario un'esplicita sanzione normativa affinché un termine sia perentorio.

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    Richiamato come contesto normativo: disciplina le specifiche modalità con cui è attribuito al giudice della cognizione il potere di applicare pene sostitutive, che ha reso necessaria la disciplina transitoria dell'art. 95 d.lgs. 150/2022.

  • art. 53 L. n. 689/1981

    Le misure alternative previste dalla L. 689/1981 sono applicabili direttamente se più favorevoli ai condannati nei procedimenti indicati dall'art. 95 d.lgs. 150/2022.

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per individuare la competenza del giudice dell'esecuzione a ricevere l'istanza di applicazione della pena sostitutiva nei casi previsti dalla disciplina transitoria, con il termine di 30 giorni dall'irrevocabilità della sentenza.

  • art. 656, comma 5, cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto dell'adempimento dell'ordine di esecuzione da parte del pubblico ministero e della possibilità di emissione contestuale del decreto di sospensione, a sottolineare l'esigenza di non procrastinare indefinitamente la questione esecutiva.

  • art. 127, comma 2 e art. 611 cod. proc. pen. (giurisprudenza richiamata)

    Citati come esempi di termini processuali ritenuti perentori dalla giurisprudenza anche in assenza di espressa sanzione normativa, a sostegno della possibilità di desumere perentorietà dalla struttura del procedimento.

Massime di principio

  • Il richiamo integrale e l'adesione al parere del pubblico ministero possono soddisfare l'obbligo di motivazione se rendono comprensibile l'iter logico-valutativo seguito dal giudice.
  • L'art. 95 d.lgs. 150/2022 attribuisce efficacia diretta, se più favorevole, alle disposizioni della L. 689/1981 nei procedimenti indicati e introduce un termine di 30 giorni per presentare l'istanza al giudice dell'esecuzione nei procedimenti pendenti in Cassazione.
  • Il termine di 30 giorni previsto dalla disciplina transitoria va interpretato come perentorio: la decadenza impedisce l'ammissione della richiesta di sostituzione della pena.
  • L'art. 173 c.p.p. non esclude che possano esistere termini perentori non espressamente sanzionati dalla legge ma desumibili dalla natura e dalla struttura del procedimento.
  • In situazioni analoghe è fondamentale presentare tempestivamente l'istanza (entro 30 giorni dall'irrevocabilità della sentenza, se applicabile) per evitare l'inammissibilità per decadenza.
  • Se il giudice adotta il parere del P.M. senza aggiunte, la difesa che contesti la motivazione dovrebbe dimostrare che il richiamo non consente di comprendere il concreto ragionamento giuridico seguito.
  • La presentazione tardiva dell'istanza può comportare non solo il rigetto dell'istanza ma anche la condanna alle spese processuali.

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