Cassazione Penale, Sentenza n. 34564/2023 del 08/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che aveva confermato le loro responsabilità per diversi reati (tentato omicidio pluriaggravato, porto e detenzione di armi, rapina, incendio) e aveva rideterminato le pene. Romano ed Esposito contestano la quantificazione della pena e il mancato riconoscimento pieno dell'attenuante speciale per la collaborazione (richiedendo la diminuzione massima) e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche; Mele contesta la credibilità dei collaboratori di giustizia che lo accusano, deduce la sussistenza della desistenza volontaria rispetto al tentato omicidio e contesta il diniego delle attenuanti generiche; Elefante contesta la sua condanna per l'incendio (sostenendo che l'assoluzione dal tentato omicidio rende contraddittoria la condanna per l'incendio se basata sui medesimi collaboratori) e il diniego delle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi. In sintesi: - Ha ritenuto infondati i motivi di Romano ed Esposito: la Corte territoriale aveva già riconosciuto per entrambi l'attenuante speciale in misura quasi massima e giustificato la mancata ulteriore riduzione; il diniego delle attenuanti generiche è stato adeguatamente motivato. - Ha respinto i motivi di Mele: la Corte d'appello ha legittimamente valutato attendibili e convergenti le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (anche non ostacolate da presunti contrasti pregressi), la tesi della desistenza volontaria non è risultata sostenibile e il diniego delle attenuanti generiche è stato adeguatamente motivato alla luce della gravità e dell'intensità del dolo. - Ha respinto il ricorso di Elefante: la sua assoluzione da alcuni capi non implica automaticamente l'illegittimità della condanna per l'incendio, dato che l'imputato aveva confessato la rapina e non risultava che conoscesse l'uso futuro o avvenuto dell'automobile; anche il diniego delle attenuanti generiche è stato legittimo. Conseguentemente sono stati confermati i provvedimenti di merito nelle quantificazioni: Romano ed Esposito 8 anni ciascuno; Mele 9 anni e 4 mesi; Elefante 6 anni e 4 mesi e 3.667 euro di multa. Spese processuali a carico dei ricorrenti.
Norme richiamate
art. 416-bis.1, terzo comma, cod. pen.
Riconoscimento di una attenuante speciale per i collaboratori di giustizia; richiede valutazione del giudice sulla rilevanza e importanza della collaborazione e incide sulla determinazione della pena; la Corte sottolinea che il riconoscimento delle attenuanti generiche richiede elementi ulteriori rispetto alla collaborazione
art. 192, commi 3 e 4, cod. proc. pen.
Si tratta delle categorie di persone (collaboratori/testimoni protetti) le cui dichiarazioni possono essere utilizzate: le loro dichiarazioni possono essere valutate purché presentino attendibilità soggettiva, credibilità e convergenza idonea a individualizzare il fatto
art. 56, terzo comma, cod. pen.
Prevede la disciplina della desistenza volontaria: la Corte ha ritenuto che, nei fatti ricostruiti, non fosse applicabile rispetto all'esecutore materiale e quindi non estinguesse la responsabilità per tentato omicidio
art. 133 cod. pen.
Elenca gli elementi da valutare per la concessione delle attenuanti generiche; la Corte rileva che il giudice del merito ha ampia discrezionalità nel valutare tali elementi e la sua valutazione è insindacabile in cassazione se motivata non contraddittoriamente
Massime di principio
- Il riconoscimento dell'attenuante speciale per i collaboratori di giustizia non comporta automaticamente la concessione delle attenuanti generiche: queste ultime richiedono elementi positivi aggiuntivi oltre alla collaborazione stessa
- La quantificazione della diminuzione di pena per attenuanti rientra nell'ampia discrezionalità del giudice di merito e può essere sindacata in Cassazione solo se emergono vizi logici o contraddittorietà nella motivazione
- Le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia possono, se dotate di attendibilità soggettiva e di adeguata convergenza, costituire base probatoria sufficiente per la condanna anche se esistono lievi discrepanze di dettaglio
- La tesi della desistenza volontaria è valutata concretamente: deve risultare che chi ha potuto impedire l'evento abbia compiuto un atto volontario idoneo a impedire il compimento del reato; ipotesi alternative o valutazioni ipotetiche non sono sufficienti
- Il diniego delle attenuanti generiche, quando motivato con riferimento alla gravità oggettiva della condotta e all'intensità del dolo, è generalmente insindacabile in sede di legittimità
- L'assoluzione dell'imputato rispetto ad alcuni capi non esclude necessariamente la responsabilità per altri reati connessi se esistono ampie prove (anche confessioni limitate o altri elementi) che giustifichino la responsabilità per quei fatti
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