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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8012/2024 del 22/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava la restituzione degli atti al pubblico ministero dopo l'arresto in flagranza per rapina aggravata commesso nei confronti di Ali Isack Mohamed. Il Pubblico Ministero aveva chiesto la convalida dell'arresto e la celebrazione del giudizio direttissimo; il Presidente del Tribunale, ritenendo che nel Tribunale non fosse istituito un turno per le direttissime con la presenza di un collegio, non ha provveduto sulla richiesta ma ha restituito gli atti. Il Procuratore ha dedotto che il provvedimento fosse abnorme perché emesso fuori udienza e al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 449 c.p.p., cagionando una regressione del procedimento e costringendo la pubblica accusa a rinnovare la richiesta di convalida dinanzi al GIP e a trattenere l'arrestato fino alla celebrazione dell'udienza.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio il provvedimento impugnato. Ha qualificato il provvedimento come affetto da abnormità sia strutturale (il Presidente non aveva il potere di restituire monocraticamente gli atti senza celebrare l'udienza e al di fuori dei casi previsti dalla legge) sia funzionale (la restituzione ha determinato stasi e regressione del procedimento, imponendo al P.M. adempimenti che hanno compromesso la regolarità processuale). La Corte ha inoltre osservato che il collegio era costituito per altra udienza e che non sussistevano i presupposti dell'art. 558 comma 2 c.p.p.; per queste ragioni ha accolto la richiesta del Pubblico Ministero e annullato il provvedimento del Presidente.

Norme richiamate

  • art. 449 cod. proc. pen.

    La restituzione degli atti da parte del giudice è ammessa solo nelle ipotesi previste dalla norma; nel caso di specie non ricorrevano tali ipotesi, per cui il provvedimento di restituzione emesso fuori da quelle fattispecie è stato ritenuto illegittimo e abnorme.

  • art. 558 comma 2 cod. proc. pen.

    La norma è richiamata rispetto alla composizione del collegio e alle competenze relative a udienze straordinarie o direttissime; la Corte ha ritenuto che non ricorressero i presupposti di detta norma per giustificare la decisione del Presidente.

Massime di principio

  • Un provvedimento giudiziario è "abnorme" se esercita un potere non attribuito dalla legge (abnormità strutturale) o se, pur spettando al giudice, è adottato al di fuori dei casi e limiti previsti, determinando effetti contrari alla funzione processuale (abnormità funzionale).
  • Il giudice non può con provvedimento monocratico restituire gli atti al pubblico ministero quando la legge non prevede tale facoltà o quando ciò impedisce la regolare prosecuzione del procedimento (es. omissione della convalida di un arresto in flagranza).
  • Se la decisione del giudice comporta una regressione o una stasi del procedimento che obbliga il P.M. a ripetere atti già compiuti, il P.M. può impugnare per cassazione per violazione della regolarità del processo e abnormità dell'atto.
  • La restituzione degli atti o simili provvedimenti deve essere valutata alla luce delle norme specifiche (es. art. 449 c.p.p.) e non può essere giustificata dalla mera assenza di un turno o dalla composizione del collegio, salvo che la legge lo consenta espressamente.
  • In casi analoghi è opportuno verificare immediatamente: a) se la norma processuale consente il provvedimento adottato; b) se il provvedimento determina effetti tali da compromettere la prosecuzione regolare del processo; c) la possibilità per il P.M. di impugnare per ottenere annullamento senza rinvio quando la decisione ha causato inutile duplicazione di atti e prolungamento della detenzione.

Testo integrale

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