Cassazione Civile, Ordinanza n. 17360/2025 del 27/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (danneggiato)
La controversia
Un soggetto ha agito contro il gestore di un blog per ottenere il risarcimento del danno asseritamente derivato da commenti offensivi e diffamatori pubblicati da terzi in calce a un articolo del blog e non rimossi tempestivamente. Il Tribunale ha rigettato la domanda; la Corte d’appello ha confermato il rigetto sul risarcimento e ha dichiarato cessata la materia del contendere sulla domanda di rimozione. In cassazione il ricorrente ha proposto tre motivi: i primi due contestavano la ripartizione dell’onere della prova e la disciplina applicabile alla responsabilità del blogger/hosting provider, sostenendo che fosse il convenuto a dover provare l’assenza di filtri o controlli e la natura automatica della pubblicazione dei commenti; il terzo motivo censurava l’affermazione secondo cui l’obbligo di rimozione dei contenuti illeciti sorgerebbe solo a seguito di comunicazione delle autorità competenti, e non già al momento in cui il prestatore acquisisca comunque conoscenza della manifesta illiceità dei commenti. La Corte di cassazione ha ritenuto infondati i primi due motivi, confermando che l’onere di provare il ruolo attivo del provider e la sua effettiva conoscenza dell’illecito grava sul danneggiato, ma ha accolto il terzo motivo, affermando che l’obbligo di rimozione sorge quando il prestatore acquisisce, in qualunque modo, la consapevolezza della manifesta illiceità dei contenuti, non essendo necessaria una preventiva comunicazione delle autorità. La sentenza impugnata è stata quindi cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio per il nuovo esame della responsabilità da omessa tempestiva rimozione.
La decisione
La Corte ha rigettato i primi due motivi di ricorso e accolto il terzo. Ha escluso la violazione dell’art. 2697 c.c. quanto alla prova del ruolo di hosting provider attivo e della conoscenza dell’illecito al momento della pubblicazione dei commenti, ritenendo corretta la regola per cui tali fatti costitutivi devono essere provati dall’attore danneggiato. Ha invece cassato la sentenza impugnata nella parte in cui aveva ritenuto che l’obbligo di rimozione dei contenuti illeciti sorga solo in presenza di una comunicazione delle autorità competenti. Secondo la Cassazione, l’art. 16 d.lgs. n. 70/2003 va interpretato nel senso che l’hosting provider deve rimuovere tempestivamente i contenuti illeciti non appena acquisisca, anche aliunde, la conoscenza di fatti o circostanze che rendano manifesta la loro illiceità; la comunicazione delle autorità è solo una fonte qualificata di conoscenza, non un presupposto esclusivo. La causa è stata rinviata al giudice di merito per rivalutare l’eventuale responsabilità del convenuto per omessa tempestiva rimozione dei commenti diffamatori.
Norme richiamate
art. 2697 c.c.
L’onere di provare i fatti costitutivi della responsabilità del provider, inclusi il ruolo attivo di filtro/selezione e la conoscenza dell’illecito, grava sul danneggiato che agisce in giudizio.
art. 16 d.lgs. n. 70 del 2003
L’hosting provider non è responsabile delle informazioni memorizzate se non è effettivamente a conoscenza dell’illecito; quando acquisisce, in qualunque modo, la conoscenza di fatti o circostanze che rendono manifesta l’illiceità, deve rimuovere tempestivamente i contenuti per continuare a beneficiare dell’esenzione di responsabilità.
art. 17 d.lgs. n. 70 del 2003
Non esiste un obbligo generale di sorveglianza o di ricerca attiva di fatti illeciti sulle informazioni trasmesse o memorizzate dal prestatore di servizi.
Direttiva 2000/31/CE
La disciplina interna va letta in coerenza con la direttiva sul commercio elettronico, che prevede l’esonero di responsabilità dell’hosting provider salvo conoscenza dell’illecito e rimozione tempestiva dei contenuti.
art. 360 co. 1 n. 3 c.p.c.
È stata dedotta la violazione o falsa applicazione di norme di diritto come vizio di legittimità.
artt. 375 e 380 bis.1 c.p.c.
La trattazione del ricorso è avvenuta in camera di consiglio secondo il rito camerale semplificato.
Massime di principio
- Nel contenzioso relativo ai contenuti diffamatori pubblicati da terzi su un blog o su una piattaforma online, il danneggiato che agisce per il risarcimento deve provare sia l’eventuale ruolo attivo del prestatore di servizi nella selezione/filtro dei contenuti, sia la sua effettiva conoscenza dell’illecito al momento rilevante.
- L’hosting provider non è soggetto a un obbligo generale di sorveglianza preventiva sulle informazioni caricate dai terzi e, di regola, non risponde per la sola memorizzazione o pubblicazione automatica di contenuti altrui.
- L’obbligo di rimozione dei contenuti manifestamente illeciti sorge quando il prestatore acquisisce conoscenza dell’illiceità in qualunque modo, non solo a seguito di una comunicazione dell’autorità competente; tale comunicazione è una fonte qualificata di conoscenza, ma non un presupposto esclusivo.
- Se il prestatore, una volta informato della manifesta illiceità del contenuto, omette di attivarsi tempestivamente per rimuoverlo o disabilitarne l’accesso, può perdere il beneficio dell’esenzione di responsabilità prevista dalla disciplina sui servizi della società dell’informazione.
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