Cassazione Penale, Sentenza n. 6332/2024 del 13/02/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma della condanna per partecipazione ad associazione mafiosa (gruppo Alfieri) e per raccolta/smaltimento di rifiuti speciali: deducono la prescrizione del reato associativo alla luce della legge n. 251/2005, censurano la valutazione dell'attendibilità dei collaboratori di giustizia (in particolare Emanuele Cascino) e la presunta carenza probatoria circa la loro appartenenza al sodalizio; lamentano violazioni degli artt. 192, 416-bis, 157 e 529 c.p. e la mancata declaratoria di ne bis in idem e l'omessa acquisizione di prove ritenute decisive.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto infondata l'eccezione di prescrizione perché la partecipazione era contestata per l'intero anno 2005 e la legge n. 251/2005, entrata in vigore nel dicembre 2005, aveva già inasprito il regime sanzionatorio e della prescrizione; inoltre il compendio probatorio indicava una partecipazione protrattasi oltre il 2005. Quanto all'attendibilità dei collaboratori, la Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito che hanno ritenuto le dichiarazioni, anche se non prive di eccessi, complessivamente coerenti e riscontrate da altre fonti. Le doglianze su mancata acquisizione di prove e su precedenti misure cautelari sono state ritenute generiche o non idonee a costituisce ostacolo processuale (art. 649 c.p.p.). Sono state confermate le condanne; i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000 ciascuno per responsabilità nella proposizione dell'impugnazione.
Norme richiamate
Legge 5 dicembre 2005, n. 251
Novella che ha inasprito i limiti edittali e modificato i termini di prescrizione per il reato associativo: la Corte applica la disciplina vigente alla cessazione della condotta permanente, ritenendo applicabile la nuova normativa se la partecipazione è protratta fino al 31/12/2005 o oltre
Art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso)
Usato come titolo di reato: la Cassazione conferma che per la responsabilità è sufficiente dimostrare l'adesione stabile e la disponibilità a operare nell'interesse del sodalizio; non è necessaria la prova di reati 'fine' specifici quando vi sono riscontri e dichiarazioni convergenti
Art. 157 cod. pen. (prescrizione)
Richiamato in relazione al regime della prescrizione; la Corte osserva che la novella del 2005 ha prolungato i termini e si applica se la condotta è protratta sino alla data di efficacia della norma
Art. 160 cod. pen.
Richiamato in tema di termini e meccanismi della prescrizione; la Corte si riferisce alla disciplina modificata dalla legge 251/2005
Art. 192 cod. proc. pen. (valutazione delle dichiarazioni rese da persone informate sui fatti e dai collaboratori)
La Corte conferma che i giudici di merito devono valutare coerenza, spontaneità, precisione e riscontri; in presenza di dichiarazioni convergenti e di riscontri, la valutazione di credibilità operata in sede di merito non è sindacabile in Cassazione salvo illogicità manifesta
Art. 529 cod. proc. pen.
Richiamato dai ricorrenti in relazione alla dichiarazione di estinzione del reato; la Corte non ha ritenuto fondata la doglianza perché non emersi elementi di fatto che dimostrino la cessazione della condotta prima dell'entrata in vigore della novella
Art. 649 cod. proc. pen. (ne bis in idem)
La sentenza precisa che provvedimenti cautelari o decisioni in altri gradi non costituiscono automaticamente ostacolo all'apertura di un nuovo giudizio e che la norma trova applicazione solo se ricorrono identità di fatto, di periodo e di oggetto del giudizio, non dimostrate dai ricorrenti
Massime di principio
- Se un reato è permanente, per stabilire quale normativa sostanziale e di prescrizione applicare si prende la data di cessazione della condotta: il regime più favorevole non si applica automaticamente se non si dimostra che la partecipazione si è interrotta prima della novella
- Le censure sulla prescrizione devono indicare elementi di fatto concreti e specifici (periodo di cessazione della condotta); affermazioni generiche sono inammissibili
- La valutazione della credibilità dei collaboratori di giustizia spetta ai giudici di merito: dichiarazioni plurime, coerenti e con riscontri esterni sono difficili da rimuovere in Cassazione salvo vizi motivazionali evidenti
- La mera parentela o relazione di affinità non è di per sé idonea a escludere o confermare responsabilità; serve un compendio probatorio che mostri la disponibilità operativa del soggetto al sodalizio
- Le doglianze generiche circa la mancata acquisizione di prove o la mancata declaratoria di ne bis in idem sono spesso inammissibili se non indicano come le prove richieste avrebbero inciso sul giudizio
- Per contestare efficacemente una sentenza in Cassazione occorre formulare motivi specifici e autosufficienti; la mancanza di dettagli o il richiamo generico ad altra (precedente) decisione cautelare rende la censura debole
- Quando più fonti (collaboratori, testimoni, riscontri materiali o dichiarazioni di familiari) convergono, i giudici possono considerare tale convergenza un valido elemento di riscontro anche se non emergono reati 'fine' dettagliati
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