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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48946/2022 del 23/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di conferma della condanna per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Il ricorrente deduceva: 1) violazione del divieto del ne bis in idem per sovrapposizione con l'imputazione del processo cd. "Tamburo" (assoluzione nel processo Tamburo); 2) vizio di uso probatorio di sentenze altrui, valutazione apodittica delle intercettazioni e mancato approfondimento della credibilità dei collaboratori di giustizia; 3) vizio per diniego delle attenuanti generiche basato su precedenti penali, motivo che non sarebbe stato valutato in appello.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha dichiarato inammissibile il primo motivo perché la questione del ne bis in idem era già stata risolta dalla Corte di cassazione (sentenza 14/12/2018, n. 12457/2019) che aveva escluso sovrapposizione tra i due gruppi associativi; ha ritenuto infondato il secondo motivo avendo la sentenza impugnata esaminato e motivato l'uso delle sentenze altrui, delle intercettazioni e valutato l'attendibilità dei collaboratori (Perciaccante, Alfano, Curato) con adeguata motivazione e riscontro probatorio; il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile per non essere stato dedotto in appello. Conseguentemente è stata confermata la condanna di Abbruzzese per il delitto di cui all'art. 416-bis, commi 1-4, c.p., con pena di anni sette di reclusione, e condanna alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    La norma è stata applicata per ritenere l'esistenza di un'associazione di tipo mafioso con ruolo apicale dell'imputato; la Corte ha fondato la condanna sulla convergenza di plurime fonti probatorie (sentenze definitive, intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori) che hanno dimostrato la struttura, gli scopi e il dominio territoriale dell'associazione

  • art. 121 c.p.p.

    Richiamato in ordine al deposito di memoria difensiva; la Corte ha preso atto della memoria ma ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi dedotti

  • Principio del ne bis in idem (giurisprudenza Corte di cassazione)

    sentenza 14/12/2018, n. 12457/2019

    La Corte di cassazione ha già escluso la sovrapposizione tra le imputazioni dei due procedimenti, motivando la differenza strutturale e funzionale tra le associazioni; la statuizione ha precluso la riapertura della questione nel presente giudizio

Massime di principio

  • Il divieto del ne bis in idem non opera se le indagini e le imputazioni riguardano associazioni diverse per struttura, territorio, soggetti e programma criminoso; l'identità tra procedimenti va valutata sulla base del fatto storico e della struttura dell'associazione
  • Sentenze definitive di altri procedimenti possono essere utilizzate come elemento probatorio se la Corte esplicita criticamente il loro rilievo e li integra con altre prove (intercettazioni, collaboratori, riscontri materiali)
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, se reciprocamente riscontrate e con riscontri esterni, possono costituire base attendibile per l'affermazione di responsabilità, purché la Corte ne valuti adeguatamente la credibilità e risponda ai rilievi di parte
  • Questioni non dedotte nel grado di appello non possono essere sollevate per la prima volta in cassazione e saranno dichiarate inammissibili
  • Per ottenere l'esclusione della sovrapposizione tra procedimenti è necessario dimostrare concretamente differenze strutturali e fattuali tra le associazioni o le condotte contestate, non solo divergenze formali

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