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Sentenza

Sentenza n. 3039/2026 - Napoli, Sezione 2

per l'annullamento della ordinanza di demolizione opere abusive n. 103 del 7.4.2025 emessa dal comune di Marigliano settore III - ufficio urbanistica avente ad oggetto la messa in pristino dello stato originario dei luoghi mediante la demolizione di opere abusive e il ripristino entro 90 gg dalla notifica dello stato dei luoghi, notificata in data 07/04/2025.

Giustizia amministrativa202503405

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relativa a opere edilizie asseritamente abusive

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza comunale che imponeva la demolizione di opere asseritamente abusive, riferite a una volumetria complessiva non adeguatamente specificata, e il ripristino dello stato dei luoghi. Hanno dedotto, anzitutto, la violazione dell'art. 7 l. 241/1990 per omessa comunicazione di avvio del procedimento, assumendo che la partecipazione avrebbe consentito di dimostrare la preesistenza delle opere rispetto all'acquisto dell'immobile per successione. Hanno inoltre dedotto la violazione e falsa applicazione dell'art. 31 d.P.R. 380/2001, dell'art. 97 Cost. e l'eccesso di potere per carenza dei presupposti, difetto assoluto di istruttoria e difetto e illogicità della motivazione, evidenziando il lungo tempo trascorso dalla realizzazione degli abusi, la loro preesistenza all'acquisto e la pendenza di una domanda di sanatoria edilizia ai sensi della l. 47/1985. Infine, hanno invocato l'art. 34, comma 2, d.P.R. 380/2001, sostenendo che le opere sarebbero inscindibilmente integrate nel fabbricato. Il Comune non si è costituito e non ha depositato la relazione di sopralluogo né la documentazione relativa alla domanda di condono, nonostante l'ordine istruttorio impartito dal TAR in sede cautelare.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato l'ordinanza di demolizione. Il provvedimento si fondava su un sopralluogo non prodotto in giudizio e quindi non conoscibile né dai ricorrenti né dal giudice. La motivazione era sostanzialmente inesistente, poiché indicava volumetrie e differenze dimensionali senza spiegare il metodo di calcolo, senza individuare in modo puntuale le singole opere abusive e senza fornire documentazione a sostegno delle conclusioni comunali. Ne è derivato un macroscopico difetto di istruttoria e di motivazione, oltre all'indeterminatezza dell'oggetto della demolizione, tale da rendere l'ordinanza inattuabile. Il TAR ha inoltre valorizzato la pendenza di una domanda di condono edilizio non ancora definita: fino alla conclusione espressa del relativo procedimento, l'amministrazione deve astenersi dall'adottare misure sanzionatorie incompatibili con l'eventuale rilascio del titolo, non potendo l'ordinanza di demolizione valere come rigetto implicito della domanda di condono. Il Comune è stato condannato al pagamento di 3.000 euro di spese processuali, oltre accessori e contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 7 l. 241/1990

    La mancata comunicazione di avvio è stata dedotta dai ricorrenti quale lesione della partecipazione procedimentale; la sentenza definisce il giudizio valorizzando soprattutto i difetti di istruttoria e motivazione.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    La norma è stata invocata quale base della sanzione demolitoria, ma l'ordinanza è stata annullata perché priva dell'adeguata istruttoria e dell'individuazione delle opere abusive necessarie a giustificare l'esercizio del potere.

  • art. 34, comma 2, d.P.R. 380/2001

    La disposizione è stata invocata per sostenere l'inscindibilità delle opere rispetto al manufatto; il giudice ha accolto il ricorso per i più radicali profili di carenza istruttoria, motivazionale e indeterminatezza.

  • art. 35, comma 15, l. 47/1985

    Il diniego della domanda di condono deve essere espresso e notificato al privato; l'ordinanza di demolizione non può costituire rigetto implicito della domanda.

  • l. 47/1985

    La pendenza di una domanda di condono non definita preclude l'adozione di iniziative sanzionatorie incompatibili con l'eventuale definizione favorevole del procedimento, fino alla pronuncia espressa del Comune.

Massime di principio

  • Un'ordinanza di demolizione deve essere sorretta da un'istruttoria effettiva e documentata, idonea a individuare con precisione le opere abusive, la loro consistenza e la loro datazione; il mero richiamo a una relazione di sopralluogo non prodotta e a volumetrie non spiegate non soddisfa l'obbligo di motivazione.
  • L'ordinanza di demolizione è illegittima quando non consente di individuare in modo concreto le opere da rimuovere e risulta, per tale ragione, indeterminata e inattuabile.
  • Quando il Comune non deposita in giudizio la documentazione istruttoria posta a fondamento dell'ordinanza, nonostante uno specifico ordine istruttorio del giudice, la base fattuale del provvedimento resta indimostrata e il difetto di istruttoria e motivazione può condurre all'annullamento dell'atto.
  • La pendenza di una domanda di condono edilizio non ancora definita impone all'amministrazione di sospendere o comunque astenersi dall'adottare misure sanzionatorie incompatibili con l'eventuale rilascio del titolo fino alla conclusione espressa del procedimento.
  • L'adozione di un'ordinanza di demolizione non equivale a un rigetto implicito della domanda di condono edilizio, poiché il diniego deve essere espresso e notificato al richiedente.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaPrincipio di legalità e tipicità

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