Sentenza n. 4989/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Lazio che aveva accertato il silenzio dell’amministrazione sull’istanza di riconoscimento di un titolo conseguito in Romania, nominato un commissario ad acta e condannato il Ministero alle spese
Esito
Favorevole al ricorrente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il Ministero ha appellato la sentenza del TAR deducendo l’errata ricostruzione dei fatti, poiché il decreto di riconoscimento del titolo era stato adottato il 22 luglio 2025, prima dell’udienza di merito del 2 dicembre 2025, ed era stato regolarmente ricevuto dalla ricorrente tramite il portale dedicato, all’indirizzo indicato nella domanda. Il provvedimento non era stato comunicato al TAR né dalla ricorrente né dall’amministrazione, costituita in primo grado solo formalmente. L’appellante ha inoltre dedotto la violazione dei principi di correttezza e lealtà processuale, ai sensi dell’art. 88 c.p.c. in combinato disposto con l’art. 39 c.p.a., contestando la condanna per un’inerzia amministrativa ormai cessata e la conseguente condanna alle spese.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello. Ha ritenuto documentato che l’amministrazione avesse provveduto sull’istanza prima della decisione del TAR e che il decreto fosse noto alla ricorrente, essendole stato regolarmente trasmesso tramite il portale dedicato. Ne consegue la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione del ricorso avverso il silenzio, che è stato dichiarato improcedibile. La sentenza di primo grado è stata riformata anche quanto alle spese: quelle del primo grado sono state compensate, poiché l’amministrazione aveva adempiuto, sebbene dopo la proposizione del ricorso; sono state compensate anche le spese del giudizio d’appello in ragione della natura della decisione.
Norme richiamate
Direttiva 2005/36/CE
L’istanza di riconoscimento del titolo conseguito in Romania era stata presentata tramite la piattaforma dedicata ai sensi della direttiva.
art. 88 c.p.c.
Richiamato, in combinato disposto con l’art. 39 c.p.a., quale fondamento dei principi di correttezza e lealtà processuale gravanti sulle parti.
art. 39 c.p.a.
Richiamato in combinato disposto con l’art. 88 c.p.c. per la deduzione della violazione dei principi di correttezza e lealtà processuale nel processo amministrativo.
Massime di principio
- Quando l’amministrazione provvede sull’istanza prima della decisione di primo grado, il ricorso avverso il silenzio diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, anche se il provvedimento favorevole è intervenuto dopo la proposizione del ricorso.
- La conoscenza del provvedimento sopravvenuto da parte del ricorrente e la mancata comunicazione della sua adozione al giudice possono determinare una decisione di primo grado fondata su una ricostruzione non più attuale dell’inerzia amministrativa.
- In caso di adempimento dell’amministrazione successivo alla proposizione del ricorso avverso il silenzio, ma anteriore alla decisione, la regolazione delle spese può essere effettuata mediante compensazione, tenendo conto della sopravvenienza dell’adempimento e della natura della decisione.
- I principi di correttezza e lealtà processuale impongono alle parti di informare il giudice dell’avvenuta definizione della vicenda amministrativa prima della decisione.
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