Cassazione Penale, Sentenza n. 22593/2026 del 18/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Le ricorrenti erano state condannate per il reato di cessione di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309) perché un pacco indirizzato al detenuto Greco Pasquale, inviato con mittente indicato Macrì Giovanna e materialmente depositato all'ufficio postale da Greco Giuseppina, conteneva 6 involucri con 10,97 grammi di marijuana nascosti in una pietanza. In sede di ricorso entrambe hanno contestato il giudizio di responsabilità sostenendo che non esiste prova che esse avessero cucinato la pietanza, formato il pacco o inserito la droga, né prova della loro consapevolezza della presenza di stupefacente; Greco ha inoltre rilevato di essersi limitata a consegnare il plico all'ufficio postale. In una abitazione della Greco era stata rinvenuta una minima quantità di cocaina, ma non vi erano elementi probatori che collegassero tale rinvenimento all'inserimento della marijuana nel pacco.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per non aver commesso il fatto. Il Collegio ha ritenuto che il giudizio di responsabilità si fosse basato esclusivamente sul dato oggettivo che il pacco era stato inviato con mittente Macrì e materialmente consegnato da Greco, senza alcuna prova che la pietanza fosse stata preparata nell'abitazione delle imputate, che il pacco fosse stato 'formato' da loro, che esse avessero materialmente collocato la sostanza nel plico o che fossero consapevoli della presenza della droga. Per tali ragioni la condanna è stata annullata e le imputate sono state prosciolte perche non hanno commesso il fatto.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
La norma, relativa alla normativa sugli stupefacenti (illecito di cessione), è stata invocata come titolo di reato ma la Corte ha ritenuto che gli elementi di fatto necessari per integrare tale fattispecie (partecipazione attiva alla cessione e conoscenza della presenza della droga) non fossero dimostrati nei confronti delle ricorrenti
Massime di principio
- La sola indicazione del mittente di un plico o il fatto che una persona abbia materialmente consegnato un pacco all'ufficio postale non sono, di per sé, sufficienti a fondare una condanna per cessione di stupefacenti; è necessaria prova, diretta o indiziaria forte e univoca, che l'imputata abbia preparato il contenuto, formato il plico, inserito la sostanza o comunque sapesse della sua presenza.
- Quando la responsabilità è basata esclusivamente su elementi obiettivi isolati, senza riscontri che colleghino direttamente gli imputati all'azione illecita, deve prevalere il dubbio e il giudice di legittimità può annullare la condanna per mancata prova della colpevolezza.
- In presenza di possibile intervento di terzi (inserimento della droga da parte di altri), il pubblico ministero deve fornire una ricostruzione probatoria che escluda ragionevolmente alternative innocenti; altrimenti l'ipotesi accusatoria non regge.
- Rinvenimenti di piccole quantità di droga nell'abitazione di un imputato possono essere elementi utili ma non decisivi se non collegati in modo probatorio all'evento specifico (es. confezionamento o consegna del pacco).
- Per evitare l'annullamento bisogna acquisire elementi concreti come immagini, dichiarazioni concordanti di testimoni, riscontri sul confezionamento, risultanze di intercettazioni o elementi forensi che colleghino materialmente l'imputato all'inserimento della sostanza.
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