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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19271/2026 del 27/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gallina impugnava l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva rigettato l'incidente di esecuzione volto alla sospensione e revoca dell'ingiunzione a demolire relativa a una sentenza penale di condanna del 27/9/1994. Il ricorrente sosteneva che il rigetto della domanda di condono da parte del Comune di Carini fosse viziato perché aveva valorizzato opere successive (torre, piscina, gazebo) come ampliative, mentre tali opere sarebbero solo pertinenziali e realizzate molti anni dopo e quindi non avrebbero dovuto incidere sulla valutazione della condonabilità del manufatto originario. Denunciava altresì che il Tribunale non aveva considerato una consulenza tecnica depositata dalla difesa. Chiedeva inoltre la sospensione dell'esecuzione e del procedimento in ragione della pendenza di un giudizio amministrativo di annullamento del diniego di condono, richiamando gli artt. 283 c.p.c. e 479 c.p.p.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che la censura del ricorrente fosse diretta primariamente contro il provvedimento amministrativo comunale di rigetto delle domande di condono (ex leggi 724/1994 e 326/2003) e non contro l'ordinanza del Tribunale, e che il Tribunale aveva correttamente motivato il rigetto dell'incidente di esecuzione con riferimento ad elementi oggettivi: il Comune aveva rilevato la realizzazione di opere ulteriori non comprese nelle domande di condono (torre, piscina, gazebo) e aveva adottato a sua volta un provvedimento di acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale con conseguente ordine di sgombero, sicché il ricorrente aveva perduto interesse ad agire. La Corte ha inoltre richiamato il principio della necessaria 'doppia conformità' delle opere per il permesso in sanatoria (artt. 36 e 45 d.P.R. 380/2001) e ha osservato che l'assenza dell'autorizzazione sismica esclude la conformità richiesta. La pendenza del ricorso amministrativo non è stata ritenuta idonea a sospendere l'esecuzione data l'indeterminatezza dei tempi di definizione. Per queste ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese del procedimento e al versamento alla Cassa delle ammende di euro 3.000,00 ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Legge 23 dicembre 1994, n. 724

    Norma richiamata in relazione alla domanda di condono presentata dal ricorrente; la Corte rileva che la contestazione verte sul diniego di condono operato dal Comune e non sull'ordinanza del giudice dell'esecuzione

  • Legge 24 novembre 2003, n. 326

    Richiamata come normativa alternativa di sanatoria rilevante per le istanze presentate dal ricorrente

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

    I richiesti permessi in sanatoria presuppongono la cosiddetta doppia conformità: le opere devono essere conformi sia alla disciplina vigente al momento della realizzazione sia a quella vigente al momento della domanda; inoltre l'assenza dell'autorizzazione sismica può escludere la conformità necessaria per la sanatoria

  • Art. 283 cod. proc. civ.

    Richiamato dal ricorrente come base per la richiesta di sospensione dell'esecuzione civile; la Corte ha ritenuto la richiesta generica e non idonea a motivare la sospensione

  • Art. 479 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come norma per chiedere la sospensione in materia penale; la Corte ha ritenuto infondata la richiesta in assenza di elementi idonei a prospettare atti amministrativi incompatibili con l'ordine di demolizione

  • Art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per l'attribuzione delle spese e per il versamento alla Cassa delle ammende a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Riferita in relazione alla valutazione della responsabilità del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto che non sussistesse colpa tale da escludere l'applicazione delle conseguenze previste dall'art. 616 c.p.p.

Massime di principio

  • La revoca o sospensione di un ordine di demolizione pronunciato in sede penale è possibile solo se emergono atti amministrativi della competente autorità che risultino incompatibili con l'ordine stesso o che abbiano sanato l'abusività; il giudice dell'esecuzione deve però verificare la legittimità e i presupposti dell'atto amministrativo.
  • Se l'amministrazione ha acquisito l'immobile al patrimonio comunale senza deliberare il mantenimento dell'opera, il condannato può perdere interesse ad impugnare l'ordine di demolizione, potendo al più chiedere di eseguirlo spontaneamente.
  • La mera pendenza di un ricorso amministrativo non è di per sé sufficiente a sospendere l'esecuzione: occorre una prognosi favorevole circa l'esito dell'impugnazione e indicazioni sui tempi di definizione che rendano ragionevole la sospensione.
  • Per le sanatorie edilizie è essenziale la 'doppia conformità' e il rispetto di requisiti specifici (es. autorizzazione sismica); l'assenza di tali requisiti può precludere il rilascio del permesso in sanatoria.
  • In presenza di opere successivamente realizzate non contenute nella domanda di condono, l'amministrazione può legittimamente negare la sanatoria valorizzando tali opere come ampliative o non conformi, incidendo sulla possibilità di revoca dell'ordine di demolizione.
  • Chi impugna provvedimenti amministrativi deve articolare in modo concreto e documentato i motivi che rendono probabile l'illegittimità dell'atto e la tempestività della tutela, allegando e valorizzando consulenze tecniche e prove rilevanti nel processo di esecuzione.

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