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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2779/2022 del 24/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 09/06/2021 che aveva dichiarato nullo il decreto di sequestro probatorio (per carenza di indicazione dei reati e delle condotte imputate ai coindagati) e, nonostante la nullità, aveva ritenuto di non provvedere allo svincolo di tutti i beni: aveva dichiarato inammissibile il riesame quanto alla Fiat Croma per carenza di interesse (non proprietario) e aveva trattenuto gli arnesi da scasso invocando l'art. 324, comma 7 c.p.p., e il denaro (Euro 3.000) rinviandone la individuazione del beneficiario al successivo procedimento ex art. 263, comma 4 c.p.p. Il ricorrente denunciava la violazione degli artt. 324 e 263 c.p.p., sostenendo che l'annullamento del decreto di sequestro impone la restituzione dei beni sottratti.

La decisione

La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: ha ritenuto fondato il motivo limitatamente alla somma di denaro e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Potenza per nuovo giudizio circa la mancata restituzione della somma di Euro 3.000, disponendone di fatto la restituzione al soggetto cui la somma era stata sottratta. Per il resto (in particolare gli arnesi atti allo scasso) il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando che l'art. 324, comma 7 c.p.p. opera anche in caso di annullamento del decreto di sequestro probatorio e può impedire la restituzione quando ricorra la confisca obbligatoria o quando la detenzione degli oggetti costituisca reato (art. 707 c.p.). In sintesi: vittoria parziale del ricorrente (restituzione del denaro), conferma del mancato svincolo degli arnesi.

Norme richiamate

  • art. 324 comma 7 cod. proc. pen.

    La Corte ha interpretato che il divieto di restituzione previsto dal comma 7 opera anche in caso di annullamento del decreto di sequestro probatorio; esso impedisce la restituzione di cose indicate dall'art. 240, comma 2 c.p. o quando la detenzione costituisca reato per il soggetto cui si vorrebbe restituire.

  • art. 263 comma 4 cod. proc. pen.

    Il Tribunale aveva rimandato all'art. 263, comma 4 per l'individuazione del beneficiario della restituzione; la Cassazione però ha ritenuto che la semplice rimessione non possa sostituire il dovere di restituire somme non soggette a confisca obbligatoria e che l'accertamento dell'avente diritto spetta al giudice nel nuovo giudizio.

  • art. 240 comma 2 cod. pen.

    La norma individua categorie di cose soggette a confisca obbligatoria; la Corte ha ritenuto che se i beni rientrano in tali categorie o la loro detenzione è penalmente rilevante, la restituzione è vietata ai sensi dell'art. 324, comma 7 c.p.p.

  • art. 707 cod. pen.

    Rilevato come norma che può configurare reato nella detenzione di arnesi atti allo scasso; la Corte ha ritenuto possibile la confisca obbligatoria o il divieto di restituzione quando la detenzione costituisce reato ex art. 707.

  • art. 309 comma 9 cod. proc. pen.

    "Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se non deve dichiarare l'inammissibilità della richiesta, annulla, riforma o conferma l'ordinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell'udienza"

    La Corte usa questa previsione per affermare i poteri del tribunale del riesame e per giustificare che il procedimento di riesame è diretto e può valutare d'ufficio la rilevanza delle cose ai fini dell'art. 240, comma 2; la norma conferma che il richiamo alla revoca nel comma 7 di art. 324 è meramente tralatizio.

  • art. 257 comma 1 e art. 355 comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamate per spiegare che l'impugnazione del decreto di sequestro probatorio rinvia al procedimento di riesame di cui all'art. 324 c.p.p., senza distinzione tra i commi, pertanto il divieto di restituzione del comma 7 si applica anche al sequestro probatorio.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Individua chi è legittimato a proporre ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del tribunale del riesame; la Corte ricorda che il soggetto avente diritto alla restituzione è colui al quale il bene è stato sottratto con il sequestro probatorio.

  • art. 253 cod. proc. pen.

    Richiamata per affermare il principio che la restituzione ad persona diversa da chi aveva la disponibilità al momento dell'esecuzione è illegittima; lo strumento probatorio non può essere deviato a finalità diverse.

Massime di principio

  • L'annullamento di un decreto di sequestro probatorio non determina automaticamente la restituzione dei beni: se opera il divieto di cui all'art. 324, comma 7 c.p.p. (es. confisca obbligatoria o detenzione del bene che costituisce reato), la restituzione può essere impedita anche dopo annullamento.
  • Il tribunale del riesame ha il potere di valutare d'ufficio se le cose sequestrate rientrano nelle categorie dell'art. 240, comma 2 c.p. e, quindi, se sussiste il divieto di restituzione.
  • Gli arnesi atti allo scasso possono essere trattenuti o destinati a confisca se la loro detenzione costituisce reato per il possessore: in tali casi il ricorso per cassazione mirante alla restituzione è inammissibile.
  • Le somme di denaro, non rientrando di regola nelle categorie di confisca obbligatoria, devono essere restituite alla persona cui sono state sottratte, salvo che sussista specifica causa di confiscabilità.
  • La determinazione del soggetto avente diritto alla restituzione deve spettare al giudice del riesame o al giudice rinviato e non può essere semplicemente rinviata senza decisione quando la restituzione è dovuta.

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