Cassazione Penale, Sentenza n. 39197/2022 del 18/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La Corte d'appello, su richiesta del Procuratore generale, ha revocato la sospensione condizionale della pena concessa a Maria Palladino con la sentenza del 27/06/2017 perché la condannata non aveva eseguito l'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi e non aveva avanzato alcuna offerta di risarcimento del danno. Il ricorso in Cassazione deduceva violazione di legge e vizio di motivazione: 1) il beneficio non era stato subordinato al pagamento della provvisionale "liquidata" dal giudice penale bensì al pagamento della somma che doveva essere determinata dal giudice civile, il quale non aveva però proceduto alla liquidazione; 2) l'obbligo di ripristino sarebbe stato ormai adempiuto o comunque impossibile da eseguire, poiché gli elementi danneggiati sarebbero stati ricoperti dalla vegetazione naturale e la ricorrente, quale soggetto privato, non poteva recuperare/catalogare reperti sotterranei.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso come infondato e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali. Sul primo punto la Corte ha ritenuto che, dal termine fissato (120 giorni dal passaggio in giudicato), fosse chiaro che l'obbligo di pagamento si riferiva alla provvisionale "liquidata" dal giudice penale (termine e lessico usati nella motivazione), e la totale assenza di offerte di risarcimento dimostrava la volontà di non adempiere. Sul ripristino, la Corte ha considerato che si tratta di un obbligo di facere individuato dal giudice della cognizione e che le obiezioni proposte configurano questioni di merito non sindacabili in Cassazione; inoltre, se la condannata riteneva necessarie precisazioni avrebbe dovuto rivolgersi al giudice dell'esecuzione. P.Q.M. rigetta il ricorso.
Norme richiamate
beneficio della sospensione condizionale della pena
La Corte interpreta la condizione di pagamento come riferita alla somma provvisoriamente liquidata dal giudice penale quando, nella motivazione, è usato il termine "liquidato"; la mancata offerta di pagamento è indice di volontà di non adempiere e legittima la revoca del beneficio da parte del giudice dell'esecuzione
obbligo di ripristino dei luoghi imposto in sentenza
Si tratta di un obbligo di facere posto dal giudice penale; la verifica della sua esecuzione o dell'impossibilità di eseguirlo è questione di merito devoluta al giudice dell'esecuzione e non alla Corte di legittimità
competenza del giudice dell'esecuzione in materia di revoca del beneficio
Il giudice dell'esecuzione ha il potere di revocare la sospensione condizionale se risultano inadempienze agli obblighi imposti e l'assenza di iniziative riparatorie da parte del condannato può essere valutata come manifesta volontà di non adempiere
Massime di principio
- Se la sospensione condizionale è subordinata al pagamento di una somma, va verificato se il riferimento è alla provvisionale "liquidata" dal giudice penale o alla determinazione del danno da parte del giudice civile; il linguaggio della motivazione e i termini temporali possono chiarire l'intento del giudice
- L'onere di dimostrare l'impossibilità di adempiere o l'avvenuto adempimento grava sulla parte che impugna la revoca; argomentazioni generiche o prospettazioni di merito non sono sufficienti in sede di legittimità
- Gli obblighi di ripristino previsti in sentenza sono obblighi di facere: in caso di incertezza sulle modalità di esecuzione il condannato deve rivolgersi al giudice dell'esecuzione per ottenere istruzioni e non attendere la revoca del beneficio
- L'assenza di qualsiasi offerta riparatoria può essere interpretata come volontà di non adempiere e giustifica la revoca del beneficio, anche quando permangono questioni sulla quantificazione del danno
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