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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19421/2026 del 28/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava l'assoluzione pronunciata dal Tribunale di Reggio Calabria in relazione al capo 1) (porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere, art. 4 L.110/1975). Il Pubblico ministero rilevava che il giudice di primo grado aveva motivato solo rispetto al reato di minaccia (capo 2), valorizzando le dichiarazioni della persona offesa, ma non aveva fornito alcuna motivazione rispetto all'assoluzione per il porto degli strumenti rinvenuti e sequestrati (due cacciaviti e un taglierino), pur avendo disposto la confisca degli oggetti. Si denunciava quindi un vuoto motivazionale e la mancata esplicitazione delle ragioni che giustificassero l'esito assolutorio su quel capo.

La decisione

La Corte ha ritenuto ammissibile l'impugnazione, qualificando l'atto, corretto dalla Corte territoriale, come ricorso per cassazione (art. 606 c.p.p.) nonostante fosse stato formalmente proposto come appello. Sul merito la Corte ha accolto il ricorso limitatamente al capo 1), rilevando l'assoluta carenza di motivazione del Tribunale circa l'assoluzione per il porto di oggetti atti ad offendere: il provvedimento non spiegava né l'assenza dell'elemento oggettivo e soggettivo, né le ragioni per cui gli oggetti sequestrati non integrassero il reato, pur avendo disposto la confisca. Per tale motivo la sentenza è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio sul capo 1); il giudice del rinvio sarà un giudice diverso appartenente al medesimo ufficio (Tribunale monocratico di Reggio Calabria in diversa persona fisica). L'assoluzione sul capo 2) non è stata oggetto di annullamento nel provvedimento qui descritto.

Norme richiamate

  • legge 18 aprile 1975, n. 110, art. 4 (secondo e terzo comma)

    Norma che punisce il porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere; la Corte richiede che il giudice motivi specificamente la sussistenza o l'assenza degli elementi oggettivi e soggettivi di tale reato quando decide sull'assoluzione, soprattutto se gli oggetti sono stati sequestrati e confiscati.

  • codice penale, art. 612 (minaccia) in relazione all'art. 339 c.p.

    Riferimento al capo 2) del fatto; la motivazione del Tribunale ha valutato le dichiarazioni della persona offesa per l'esito assolutorio su tale capo, ma tale valutazione non può sostituire la motivazione richiesta per il capo 1).

  • codice di procedura penale, art. 593, comma 2 e comma 3

    La disposizione sull'impugnabilità delle sentenze di proscioglimento è stata applicata per verificare la legittimità dell'impugnazione del Pubblico ministero; dopo la legge n. 114/2024 (entrata in vigore il 25/08/2024) alcune assoluzioni sono divenute inappellabili dall'ufficio requirente, ma nel caso di specie la Corte ha comunque analizzato l'atto come ricorso per cassazione.

  • legge 9 agosto 2024, n. 114

    Ha modificato il regime impugnatorio (art. 593 c.p.p.) precludendo al Pubblico ministero la possibilità di proporre appello per proscioglimenti relativi ad alcune fattispecie (richiamate dall'art. 550); la Corte ha considerato la nuova disciplina applicabile perché la sentenza di primo grado è stata pronunciata dopo l'entrata in vigore.

  • codice di procedura penale, art. 550, commi 1 e 2

    Elenca le fattispecie rilevanti ai fini del regime di impugnabilità; è stato richiamato per stabilire l'ambito delle preclusioni introdotte dalla legge n. 114/2024.

  • codice di procedura penale, art. 606

    Predispone i motivi per il ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto che l'atto del Pubblico ministero, pur qualificato come appello, conteneva censure compatibili con il giudizio di legittimità ex art. 606 e pertanto potesse essere esaminato in cassazione.

  • codice di procedura penale, art. 568, comma 5

    Norma che disciplina il comportamento del giudice davanti a un'impugnazione proposta con mezzo non consentito: il giudice deve verificare l'oggettiva impugnabilità e la volontas impugnationis e trasmettere gli atti al giudice competente; la Corte ha applicato tale principio nello scrutinio della natura dell'atto.

  • codice di procedura penale, art. 623 e art. 569, comma 4

    Richiamati per individuare il giudice del rinvio: in caso di annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione, il nuovo giudice va individuato tra i giudici equiordinati del medesimo ufficio (diversa persona fisica).

Massime di principio

  • Il giudice deve motivare separatamente e in modo specifico le decisioni per ciascun capo di imputazione: l'assenza di motivazione su un capo è motivo di annullamento in Cassazione.
  • La confisca o il sequestro di oggetti contestati richiede che il giudice spieghi come questi elementi si conciliano con un'assoluzione; la semplice dichiarazione difensiva non è sufficiente a supplire la motivazione mancante.
  • Dopo la legge n. 114/2024 occorre verificare l'impugnabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del Pubblico ministero; un atto erroneamente proposto come appello può essere ricondotto al ricorso per cassazione se le censure rientrano nell'ambito dell'art. 606 c.p.p.
  • La valutazione della prova deve affrontare e risolvere eventuali contraddizioni tra la dichiarazione della persona offesa, il rapporto di polizia giudiziaria e il materiale probatorio (sequestro di oggetti); non bastano riferimenti generici o omissioni motivazionali.
  • La difesa non può supplire alla mancanza di motivazione del giudice: le deduzioni difensive non sostituiscono il necessario percorso logico-giuridico che deve emergere dalla sentenza.
  • In caso di annullamento con rinvio, il giudizio deve essere rinnovato davanti a un diverso magistrato dello stesso ufficio, per assicurare imparzialità e corretto riesame.

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