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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2906/2024 del 23/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in due motivi: 1) eccezione di prescrizione del reato, ritenuta maturata il 25/03/2021; 2) censura circa l'erronea applicazione dell'art. 40 c.p. e la mancata prova della responsabilità dell'Arghirò, sostenendo che non ha mai esercitato funzioni di amministratore formale (ruolo attribuito a Varlot Didier, irreperibile e stralciato) e che non sarebbero stati indicati atti gestori concreti o elemento soggettivo a suo carico.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto infondato il vizio di prescrizione: il fatto (sentenza di fallimento) risale al 23/07/2010, con prescrizione di 12 anni e 6 mesi che matura il 23/01/2023, cioè dopo la sentenza impugnata (22/11/2022). Sul secondo motivo ha escluso la necessaria specificità del motivo di cassazione, qualificandolo come travisamento probatorio generico che non confronta le argomentazioni dei giudici di merito; ha inoltre confermato che le pronunce di primo e secondo grado sono conformi (doppia conformità) e che la prova emersa dimostra che Arghirò era amministratore formale fino al fallimento (anche a seguito delle dimissioni dell'altro consigliere). Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e ad una somma a titolo di ammenda (somma fissata in euro 4.000,00).

Norme richiamate

  • art. 2385 cod. civ.

    Regola la cessazione degli amministratori e l'effetto delle dimissioni: le dimissioni hanno effetto immediato solo se resta la maggioranza del consiglio; nel caso di dimissione di un consigliere, la carica può rimanere in capo agli altri membri e non si determina automaticamente vacanza dell'organo amministrativo, con conseguente conferma della qualità di amministratore formale di Arghirò

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Norma sulla declaratoria immediata di estinzione del reato per prescrizione nelle more del giudizio: la Corte osserva che tale declaratoria richiede che il giudice sia investito della cognizione del processo; un gravame originariamente inammissibile non determina un nuovo grado di giudizio e non consente tale declaratoria

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Predispone i requisiti di specificità dei motivi di cassazione; la Corte ha ritenuto il secondo motivo privo della specificità richiesta, essendo in realtà un generico travisamento probatorio

  • art. 591 cod. proc. pen. comma 1 lett. c)

    art. 591 c.p.p., comma 1, lett. c)

    Norma che disciplina i casi di inammissibilità del ricorso per cassazione; la Corte ha fatto ricadere il ricorso in questo ambito per il vizio di aspecificità del motivo

  • art. 606 cod. proc. pen. comma 1 lett. e)

    art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e)

    Limite della revisione in Cassazione relativo al vizio di motivazione; la Corte richiama che, in presenza di adeguata valutazione conforme nei gradi di merito, non è possibile rovesciare la valutazione probatoria con mere prospettazioni alternative

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità; la Corte l'ha applicato condannando il ricorrente alle spese e ad una somma a favore della cassa delle ammende

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U. n. 15/1999; Sez. U. n. 8825/2016, ecc.)

    segnalate nel testo e richiamate dalla Corte

    Principi consolidati richiamati: impossibilità di dichiarare la prescrizione quando il gravame è originariamente inammissibile; rigore sui requisiti di specificità del motivo di cassazione; valore della "doppia conformità" tra primo e secondo grado che preclude la riesamina libera della prova in Cassazione salvo omissioni o travisamenti macroscopici

Massime di principio

  • La contestazione della prescrizione in sede di cassazione richiede attenzione alla data del fatto e al computo del termine: se la prescrizione matura dopo la pronuncia impugnata non può costituire motivo valido per l'inammissibilità; inoltre, la declaratoria di estinzione per prescrizione in Cassazione è incompatibile quando il gravame è originariamente inammissibile.
  • I motivi di cassazione devono essere specifici e confrontarsi puntualmente con la motivazione di merito; una doglianza che si risolve in un generico "travisamento probatorio" senza indicare omissioni o punti probatori decisivi è inammissibile.
  • La "doppia conformità" delle decisioni di primo e secondo grado rafforza la tenuta della valutazione probatoria in Cassazione: è molto difficile ottenere l'annullamento sulla base di una diversa lettura degli stessi elementi probatori, salvo che non emerga una palese pretermissione o travisamento degli elementi decisivi.
  • In materia societaria, la qualità formale di amministratore è rilevante ai fini della responsabilità: le dimissioni di un componente del consiglio non comportano automaticamente la vacanza dell'organo e l'altro amministratore può rimanere titolare della carica; chi agisce come amministratore formale può essere ritenuto responsabile anche se si contesta l'assenza di concrete atti gestori.
  • Attenzione ai rischi connessi a ricorsi infondati o aspecifici: l'inammissibilità per colpa può comportare condanne alle spese e sanzioni economiche (ammende) a carico del ricorrente.

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