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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19675/2023 del 10/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione basato su cinque censure principali: 1) vizio di motivazione e travisamento della prova per la ritenuta esistenza di "fogli di dimissioni in bianco" e per l'asserita valutazione parziale delle prove; 2) travisamento della prova relativo alla valutazione della testimonianza di Andrea Visani; 3) vizio relativo alla mancata partecipazione in udienza dei lavoratori-testimoni e alla valutazione delle s.i.t.; 4) violazione dell'art. 192 c.p.p. per presunto errato bilanciamento fra dichiarazioni assenti e dichiarazioni acquisite a s.i.t.; 5) violazione dell'art. 62 n. 6 c.p. perché la conciliazione sindacale avrebbe dovuto integrare l'attenuante (ravvedimento operoso) o comunque far valutare il risarcimento come integrale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la ricostruzione dei giudici di merito secondo cui il Lanconelli, in qualità di legale rappresentante di Gesif s.r.l., impose condizioni vessatorie ai lavoratori extracomunitari avvalendosi anche di lettere/fogli di dimissioni in bianco e della minaccia implicita del licenziamento per ottenere lavoro straordinario non retribuito e turni più gravosi. La Corte ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità (vietato rinnovare la valutazione del fatto), ha ritenuto logica e congrua la motivazione di merito sulle prove assunte (anche sulle s.i.t. e sui riscontri documentali), ha rigettato le censure sul travisamento della prova per carenza di elementi specifici e di autosufficienza del ricorso e ha escluso l'attenuante dell'art. 62 n.6 c.p. in assenza di prova dell'integrale risarcimento del danno. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento previsto in favore della Cassa (art. 616 c.p.p. richiamato nella sentenza).

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    art. 606 comma 1 lett. c) ed e) c.p.p.

    Limiti della censura in cassazione: sono deducibili solo la mancanza, la manifesta illogicità o la contraddittorietà della motivazione; il vizio di "travisamento della prova" è ammissibile solo se riguarda prove inesistenti o travisate nel loro "significante" e deve essere puntualmente documentato

  • art. 192 c.p.p.

    Regole sulla valutazione delle dichiarazioni assunte con modalità cautelari e sul bilanciamento delle prove: la valutazione della rilevanza e attendibilità delle fonti di prova è rimessa al giudice di merito e il semplice contrasto fra dichiarazioni non configura automaticamente violazione

  • art. 597 c.p.p.

    Limiti del devoluto in appello: l'appello dà cognizione dei soli punti della decisione investiti dai motivi proposti e consentendo la motivazione per relationem alla sentenza di primo grado quando opportuno

  • art. 616 c.p.p.

    Effetto della dichiarazione di inammissibilità del ricorso: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento a favore della Cassa

  • art. 62 c.p.

    art. 62 n. 6 c.p. (ravvedimento operoso/attenuante)

    L'attenuante del "ravvedimento operoso" non si applica ai reati contro il patrimonio se non è dimostrato l'integrale risarcimento del danno; la conciliazione sindacale non equivale automaticamente a integrale risarcimento idoneo ad alleggerire la pena

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non può rivedere autonomamente la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito: il ricorso che mira a una diversa ricostruzione dei fatti è inammissibile salvo vizio di motivazione manifesto o travisamento concreto e specificamente documentato
  • Il vizio di "travisamento della prova" è ammissibile solo se si dimostra che il giudice ha dato rilievo a una prova inesistente o ha travisato il "significante" dell'atto probatorio; il ricorrente deve allegare integralmente o trascrivere la prova contestata per consentire il controllo di legittimità
  • La condotta del datore di lavoro che, anche con minacce "larvate" o tramite pressioni implicite (es. ottenimento di lettere di dimissioni in bianco), costringa dipendenti ad accettare condizioni economiche o organizzative peggiori può integrare il reato di estorsione; la valutazione della coartazione va fatta in relazione alle concrete circostanze e alla vulnerabilità delle vittime
  • Le dichiarazioni raccolte con modalità cautelari (s.i.t.) possono essere pienamente valorizzate se risultano coerenti e riscontrate da altri elementi; l'assenza successiva dei testi in udienza non annulla automaticamente il valore probatorio delle s.i.t., specie se la difesa ha acconsentito alla loro acquisizione
  • La transazione o conciliazione sindacale non determina automaticamente l'applicazione dell'attenuante del ravvedimento (art. 62 n.6 c.p.) per i delitti contro il patrimonio: è necessario dimostrare l'integrale risarcimento del danno perché l'attenuante sia riconosciuta

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