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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22038/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per appropriazione indebita, denunciando: manifesta illogicità della motivazione sull'accertamento del dolo; erronea interpretazione dell'art. 646 c.p. in relazione all'elemento soggettivo (sostiene di aver trattenuto premi per prassi consolidata in qualità di sub-agente e di aver agito in assenza di volontà di procurare a sé un ingiusto profitto); e mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità di cui all'art. 131-bis c.p., per la presunta minima offensività della condotta e l'esiguità del danno rispetto al volume d'affari dell'imputato.

La decisione

La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto congrua e adeguata la motivazione della Corte d'appello che aveva confermato la sentenza di primo grado: era emerso che il ricorrente, in qualità di sub-agente, si era impossessato di premi assicurativi senza versarli tempestivamente e non aveva comprovato l'esistenza di un credito verso la compagnia che giustificasse la trattenuta. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'applicabilità dell'art. 131-bis c.p. rilevando che la somma sottratta (circa 5.000 euro) non era di modesta entità e la motivazione dei giudici di merito sulla non particolare tenuità risultava sufficiente. Conseguentemente, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 646 c.p.

    Il reato di appropriazione indebita richiede l'interversione oggettiva del possesso e il dolo; la mera confusione di res fungibili o la richiamata prassi civilistica di regolamentazione non escludono il reato se l'imputato non prova il proprio diritto sulle somme.

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità richiede una valutazione complessa e congiunta degli elementi della fattispecie; non è applicabile quando l'entità del profitto o del danno non è modesta (nel caso, circa 5.000 euro) e i giudici di merito hanno adeguatamente motivato l'esclusione.

  • art. 133 c.p.

    Individua i criteri (modalità della condotta, grado di colpevolezza, entità del danno o del pericolo) rilevanti per valutare la tenuità dell'offesa ai fini dell'art. 131-bis; la valutazione è di merito e può escludere la particolare tenuità senza esaurire l'analisi di tutti gli elementi se sono indicati quelli ritenuti rilevanti.

  • art. 606 c.p.p.

    Limita l'attività di questa Corte, impedendo la revisione in sede di legittimità di ricostruzioni probatorie alternative proposte dalla difesa che non impugnano specifici vizi di motivazione ma semplicemente chiedono diverso apprezzamento dei fatti.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede, tra l'altro, la condanna alle spese processuali e la possibilità di irrogare una somma alla Cassa delle Ammende a carico del ricorrente in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La trattenuta di somme da parte di un agente o sub-agente non esclude automaticamente l'appropriazione indebita: occorre che il soggetto provi documentalmente un diritto certo e immediato sui fondi (es. credito documentato, accordo scritto).
  • L'appropriazione indebita si verifica con l'interversione oggettiva del possesso e con il dolo di appropriarsi del bene; argomentazioni civilistiche sulla confusione di res fungibili o sulle prassi interne non prevalgono senza prove concrete.
  • La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) richiede valutazioni di merito su più elementi (modalità, colpevolezza, entità del danno): somme non trascurabili o condotte ripetute rendono improbabile l'accoglimento.
  • In cassazione non è possibile ottenere la riforma della decisione semplicemente proponendo una diversa lettura dei fatti quando la motivazione dei giudici di merito sia congrua e coerente; bisogna invece mostrare specifici vizi di diritto o di motivazione.
  • Per difendersi efficacemente in casi simili è fondamentale produrre documentazione contabile e contrattuale che dimostri l'esistenza e l'ammontare di eventuali crediti, la prassi concordata con la preponente e i tempi effettivi di rendicontazione.

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