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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23248/2022 del 14/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava la valutazione della "particolare complessità" del giudizio ai fini della sospensione dei termini di custodia cautelare ex art. 304, comma 2, c.p.p. La difesa ha sostenuto che la complessità non può fondarsi sul tempo necessario allo studio degli atti ma solo sulle attività effettivamente da svolgere nel dibattimento di appello; ha rilevato che i motivi aggiunti erano in gran parte reiterativi e che la Corte aveva comunque fissato una sola udienza per la definizione del giudizio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo legittima la valutazione di "particolare complessità" operata dalla Corte di Appello. I giudici hanno ritenuto ammissibile un giudizio prognostico sulla complessità già prima della prima udienza quando, a seguito della relazione del consigliere, risultino questioni numerose, delicate e suscettibili di incidere sui tempi della discussione (es. rilievi sulla rinnovazione dell'istruttoria, ampia documentazione, molteplici memorie). Perciò è stata confermata la sospensione dei termini di custodia cautelare e il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 304 cod. proc. pen.

    Consente la sospensione dei termini di custodia cautelare quando il giudizio di appello presenti particolare complessità; la Corte ha interpretato la norma in senso prognostico, ammettendo che la complessità possa essere valutata anche prima della prima udienza sulla base del numero e della delicatezza delle questioni che possono incidere sui tempi del dibattimento.

  • art. 23 comma 8 DL 137/2020

    Consente la trasmissione della requisitoria scritta del Pubblico Ministero in Cassazione; utilizzato dal PG per concludere sull'inammissibilità del ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di versamento alla Cassa delle Ammende in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso; la Corte ha irrogato la sanzione di Euro 3.000.

  • art. 590 cod. proc. pen.

    Richiamato nella motivazione giurisprudenziale: la trasmissione degli atti ex art. 590 comporta la pendenza del processo presso il giudice dell'impugnazione, che acquisisce piena cognizione e può operare la valutazione prognostica della complessità.

Massime di principio

  • La "particolare complessità" ai fini dell'art. 304 c.p.p. è una valutazione prognostica: può essere fondata sul numero, sulla natura e sulla delicatezza delle questioni sollevate quando queste possano ragionevolmente incidere sui tempi e sulle attività del dibattimento, non sul mero tempo personale di studio degli atti da parte del giudice o delle parti.
  • La sospensione dei termini di custodia cautelare può essere disposta anche prima della prima udienza, se dalla relazione del consigliere o dagli atti emerge un novero di questioni tali da far prevedere lo svolgimento di più udienze o la rinnovazione dell'istruttoria.
  • La motivazione che enuncia la complessità deve essere congrua e descrivere gli elementi (es. numero di motivi, richieste di rinnovazione istruttoria, ampia documentazione, questioni delicate come l'attendibilità di collaboratori) in grado di influire sulla durata del processo; tale accertamento di fatto è, se adeguatamente motivato, difficilmente sindacabile in Cassazione.
  • In sede di impugnazione contro una decisione che sospende i termini cautelari per complessità, la difesa non è convincente se limita la censura al richiamo al solo "tempo di studio" senza contestare concretamente come le questioni rilevate non incidano sui tempi processuali.
  • La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta normalmente condanna alle spese e può comportare l'applicazione della sanzione prevista dall'art. 616 c.p.p., salvo giustificato esonero.

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