Cassazione Penale, Sentenza n. 28380/2022 del 19/07/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Domanda di indennizzo per ingiusta detenzione in relazione alla privazione della libertà subita nell'ambito di un procedimento penale per detenzione di stupefacenti (artt. 73 e 80 d.P.R. n. 309/90) e detenzione di arma. Il ricorrente era stato assolto in appello per non aver commesso il fatto; la Corte d'appello di Catania, però, ha rigettato la richiesta di riparazione ritenendo sussistente una condotta ostativa (connivenza o colpa grave) sulla base degli elementi materiali: droga e arma rinvenute in fondi, piazzale e capannone in uso al ricorrente o ai suoi familiari, presenza di buste e materiale per confezionamento, rapporto di disponibilità/affitto/subaffitto del piazzale e funzione di sorveglianza/custodia svolta dal ricorrente. In Cassazione il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che la consapevolezza era stata prospettata solo in termini ipotetici e che la qualifica di "custode" non risultava dalla sentenza assolutoria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la correttezza del ragionamento della Corte d'appello che, valutando autonomamente ex ante ai fini dell'art. 314 c.p.p., ha ritenuto che gli elementi fattuali non smentiti dalla sentenza assolutoria indicassero una posizione del ricorrente tale da integrare connivenza o colpa grave ostative al diritto all'indennizzo. La decisione ha richiamato i principi secondo cui il giudice della riparazione valuta se il comportamento del ricorrente abbia creato la falsa apparenza di coinvolgimento, indipendentemente dall'accertamento di responsabilità penale, e che la tolleranza o il mancato impedimento di attività illecite può integrare colpa grave quando la persona era in grado di impedirle. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente.
Norme richiamate
d.P.R. n. 309/1990, artt. 73 e 80 comma 2
Norme che individuano i reati per i quali l'istante era stato inizialmente imputato (detenzione di sostanze stupefacenti). Sono citate come oggetto del procedimento penale da cui è scaturita la detenzione contestata.
art. 314 cod. proc. pen.
Disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. La Corte l'ha interpretata nel senso che il giudice della riparazione deve verificare, con valutazione autonoma ex ante, se la condotta dell'istante abbia contribuito con dolo o colpa grave a determinare la falsa apparenza di responsabilità penale, ostando al riconoscimento dell'indennizzo.
Cassazione, Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)
Richiamata per il principio che il giudice della riparazione valuta autonomamente, ex ante, se la condotta abbia ingenerato la falsa apparenza di illiceità che ha determinato la detenzione, senza replicare il giudizio di colpevolezza penalmente inteso.
Cassazione, Sez. 4, n. 27458 del 05/02/2019 (Hosni Hachemi Ben Hassen)
Richiama il criterio di valutazione della colpa grave: il giudice deve apprezzare elementi di eclatante o macroscopica negligenza o violazione di doveri e motivare adeguatamente il convincimento conseguito.
Cassazione, Sez. 4, n. 3895 del 14/12/2017 (dep. 2018)
Stabilisce che il giudice di merito può rivalutare fatti emersi nel processo penale, purché accertati e non esclusi dalla sentenza di merito, ai fini della decisione sulla riparazione.
Cassazione, Sez. 4, n. 15745 del 19/02/2015
Consente di ravvisare la colpa grave anche in forma di connivenza passiva quando l'agente, per la sua posizione di garanzia, tollera l'attività criminosa ed era in grado di impedirla, o quando la sua condotta rafforza oggettivamente la volontà criminosa dell'autore.
Massime di principio
- L'assoluzione penale non esclude automaticamente il diniego dell'indennizzo per ingiusta detenzione: il giudice che decide sulla riparazione valuta autonomamente se il comportamento dell'interessato abbia costituito causa della falsa apparenza di responsabilità (art. 314 c.p.p.).
- La verifica ai fini dell'indennizzo riguarda dolo o colpa grave e non il giudizio di responsabilità penale; si richiede una valutazione ex ante e motivata su elementi come disponibilità dei luoghi, controllo effettivo, presenza ripetuta e materiale riconducibile all'attività illecita.
- La posizione di garanzia o di custodia (proprietà, affitto, subaffitto, gestione, controllo di un'area) può impedire il riconoscimento dell'indennizzo se dimostra che l'interessato era in grado di impedire l'uso illecito e non lo ha fatto per grave negligenza o connivenza.
- La tolleranza o la connivenza passiva possono integrare colpa grave quando vi è prova che l'agente conosceva o avrebbe dovuto conoscere l'attività illecita e aveva la capacità di impedirla.
- In situazioni simili è strategico raccogliere e documentare elementi che dimostrino l'assenza di disponibilità effettiva sui luoghi (contratti, deleghe, testimoni), l'impossibilità materiale di controllo, e qualsiasi comportamento concreto adottato per impedire l'uso illecito da parte di terzi.
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