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Sentenza

Sentenza n. 3378/2026 - Roma, Sezione 2T

per l’accertamento e la conseguente dichiarazione di illegittimità del silenzio serbato dall’amministrazione resistente in ordine al procedimento unitario finalizzato al rilascio del visto d’ingresso per motivi di studio, con condanna a provvedere entro 30 giorni e richiesta di nomina di commissario ad acta;

Giustizia amministrativa202510218

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II terSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio dell’amministrazione sull’avvio e sulla definizione del procedimento per il rilascio di un visto d’ingresso per motivi di studio, nonché mancata tempestiva fissazione dell’appuntamento per presentare la domanda

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

Il ricorrente, cittadino pakistano, ha agito per accertare l’illegittimità dell’inerzia dell’amministrazione sia rispetto all’avvio del procedimento per il rilascio del visto d’ingresso per motivi di studio, sia rispetto alla sua conclusione, chiedendo la condanna dell’amministrazione a provvedere entro trenta giorni e la nomina di un commissario ad acta. In particolare, il ricorso è stato proposto anche in ragione del rifiuto dell’ambasciata di fissare un appuntamento necessario alla presentazione della domanda, successivamente alla preiscrizione universitaria. Nelle more del giudizio, l’appuntamento è stato concesso.

La decisione

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere limitatamente alla mancata fissazione dell’appuntamento, poiché nelle more del giudizio l’amministrazione lo ha concesso, realizzando quanto richiesto per consentire al ricorrente di formalizzare la domanda di visto. Ha invece dichiarato inammissibile la domanda diretta a ottenere la conclusione del procedimento con il rilascio del visto, poiché al momento della proposizione del ricorso la domanda di visto non era ancora stata presentata e, pertanto, non era ancora iniziato il termine di novanta giorni previsto dall’art. 5 d.P.R. n. 349/1999. Il giudice ha precisato che tale termine decorre dalla presentazione della domanda, resa possibile dall’appuntamento, fermo restando l’obbligo dell’amministrazione di fissare celermente l’appuntamento richiesto. Le spese sono state compensate in ragione della reciproca soccombenza e dell’ingente flusso di domande gravante sull’ambasciata in Pakistan.

Norme richiamate

  • art. 5 d.P.R. n. 349/1999

    Il termine per provvedere sulla domanda di visto decorre dalla presentazione della domanda; prima di tale momento non è configurabile la decorrenza del termine per la conclusione del procedimento.

Massime di principio

  • Nel procedimento per il rilascio di un visto d’ingresso, il termine per la definizione della domanda decorre dalla sua effettiva presentazione e non dalla mera richiesta di fissazione dell’appuntamento necessario a presentarla.
  • L’amministrazione consolare è comunque tenuta a fissare celermente l’appuntamento richiesto dall’interessato quando esso costituisce il presupposto necessario per formalizzare la domanda di visto.
  • La domanda giudiziale diretta a ottenere la conclusione del procedimento di rilascio del visto è inammissibile se, al momento della proposizione del ricorso, la domanda non è stata ancora presentata e non è quindi iniziato il termine per provvedere.
  • La concessione dell’appuntamento durante il giudizio determina la cessazione della materia del contendere limitatamente alla pretesa di essere messi in condizione di presentare la domanda.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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