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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51481/2023 del 28/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di L'Aquila che li aveva riconosciuti responsabili di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in relazione al fallimento della M.F. Costruzioni s.r.l. (capo A) e, per Giarletta, anche per il fallimento della Giaredil s.r.l. (capo C). Giarletta deduce l'insussistenza delle funzioni gestorie a lui attribuite, contestando che la sola procura institoria fosse idonea a dimostrare la qualità di amministratore di fatto, e contesta la prova relativa ai prelevamenti (54.000 euro) e alla distrazione complessiva di 267.000 euro, nonché la sottrazione di un furgone e di presunti beni strumentali. Inoltre chiede il riconoscimento dell'attenuante del danno di lieve entità e censura la gravosità delle pene. Russo contesta l'accertamento di responsabilità, sostenendo di essere stata amministratrice solo di nome e che il reale esercizio dei poteri fosse del coimputato (procura institoria), quindi che non sussisterebbe la sua consapevolezza o partecipazione alle condotte contestate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha confermato la sentenza di merito. Ha ritenuto adeguata e congrua la motivazione della Corte territoriale: per Giarletta ha confermato la qualifica di amministratore di fatto sulla base di più indici (pregresse funzioni in altra società, disposizioni operative impartite da lui, procura institoria con ampi poteri, indicazione dell'operatore bancario sul prelevamento); ha confermato la responsabilità per le distrazioni di denaro, del furgone e dei beni strumentali, osservando che la difesa non ha dimostrato che i proventi siano stati reinvestiti o destinati a fini aziendali. Ha rigettato la censura sulla bancarotta documentale rilevando che l'imprenditore è sempre responsabile della tenuta delle scritture e che l'irregolare documentazione, unitamente ad altri indizi, consente di desumere il dolo. Ha anche respinto la richiesta di attenuante per danno lieve, ritenendo che la diminuzione della massa attiva (oltre 367.000 euro) non sia lieve, e ha giudicato congrua la determinazione delle pene e delle sanzioni accessorie. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di specifiche somme (oltre condanne principali).

Norme richiamate

  • art. 133 cod. pen.

    Richiama i criteri per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto che la discrezionalità del giudice di merito nella graduazione della pena sia rispettata quando la motivazione indica gli elementi rilevanti e non risulti arbitraria.

  • art. 219 legge fallimentare

    L'attenuante del danno di lieve entità va valutata con riferimento alla diminuzione complessiva della massa attiva disponibile per il riparto; la Corte ha escluso l'applicabilità dell'attenuante per una diminuzione patrimoniale di oltre 367.000 euro.

  • art. 216, comma 1, n. 2 legge fallimentare

    Regola la bancarotta fraudolenta documentale dolosa; la Corte ha ritenuto che il dolo specifico possa essere desunto dal contesto fattuale e dalla condotta complessiva (irregolare tenuta della documentazione unita a distrazioni patrimoniali).

  • art. 217, comma 2 legge fallimentare

    Si riferisce alla bancarotta semplice per omessa o irregolare tenuta dei libri contabili; la distinzione con la fattispecie dolosa dipende dalla prova del dolo, che può essere ricavata da elementi circostanziali.

  • artt. 2214 e 2241 cod. civ.

    Imponendo l'obbligo di tenuta delle scritture contabili all'imprenditore, la Corte ha ribadito che l'imprenditore resta responsabile anche quando si avvale di tecnici o professionisti, con obbligo di vigilanza.

  • art. 2710 cod. civ.

    La presunzione di attendibilità del corredo documentale non è automatica: la documentazione contabile va valutata secondo i consueti parametri di scrutinio e con adeguata motivazione.

Massime di principio

  • La qualifica di amministratore di fatto si accerta con un giudizio di sintesi su indici convergenti (procura ad negotia con ampi poteri, attività gestionale effettiva, direttive operative, testimonianze dei dipendenti, operazioni bancarie), e la decisione di merito è insindacabile in Cassazione se adeguatamente motivata.
  • Una procura generale o procura institoria può essere elemento probatorio rilevante per qualificare un soggetto come amministratore di fatto quando attribuisce poteri autonomi e duraturi, specie se connessa a concreti atti gestori.
  • Per provare la distrazione di beni o denaro spetta al soggetto che ne rivendica la liceità dimostrare che il valore ricavato è stato destinato a fini aziendali; la mera asserita cessione antecedente al fallimento non è sufficiente se non è provato l'impiego coerente del ricavo.
  • La responsabilità per bancarotta documentale può essere dedotta anche quando la documentazione è materialmente nelle mani di un professionista: l'imprenditore rimane responsabile della tenuta e deve vigilare, e contraddizioni o inattendibilità delle dichiarazioni del professionista aggravano la posizione dell'imprenditore.
  • Il dolo inerente alla bancarotta documentale può essere desunto dal contesto fattuale e da elementi correlati, come la simultanea distrazione patrimoniale, quindi la prova non richiede sempre un atto formale di ammissione del fine fraudolento.
  • L'attenuante per danno di lieve entità va misurata in termini di incidenza sulla massa attiva complessiva: importi patrimoniali rilevanti difficilmente potranno essere considerati 'lievi'.
  • In Cassazione non è possibile ottenere la revisione del valore probatorio dei fatti se la motivazione di merito è coerente, logica e priva di vizi: il rimedio è consentito solo per violazioni di diritto o vizi motivazionali gravi.

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