Cassazione Penale, Sentenza n. 407/2023 del 10/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Lecce (2/8/2022) che aveva rigettato la richiesta, proposta ex art. 309 c.p.p., di revoca o sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal GIP di Brindisi (22/7/2022) per il reato di cui all'art. 73, comma 4, d.P.R. 9/10/1990, n. 309. Il ricorrente deduceva violazione di norme di diritto processuale (artt. 191, 192, 271, 273 c.p.p.) e di merito, sostenendo che il Tribunale avrebbe confermato la misura basandosi prevalentemente sul dato ponderale della sostanza (575 g lordi di marijuana) senza elementi oggettivi idonei a provare la destinazione allo spaccio; inoltre si lamentava la mancata considerazione delle capacità reddituali e dell'inserimento nell'azienda di famiglia, l'assenza di consulenza tecnica sulla sostanza e sul numero di dosi, il mancato ritrovamento di denaro o strumenti per la cessione, e la carenza dei presupposti delle esigenze cautelari in termini di concretezza e attualità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il Tribunale del riesame ha motivato in modo logico e rigoroso sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari. La motivazione sottolinea: sequestro di 575 grammi lordi di marijuana occultati in un mobile; la sostanza era suddivisa in due sacchetti (396 + 179 grammi), uno recante la dicitura "250 precise" (indizio di confezionamento in dosi); sacchetti di probabile diversa provenienza; contraddizioni del ricorrente nell'interrogatorio (consumo già effettuato o meno, importo della rata dell'auto di lusso) e la discrepanza tra reddito dichiarato (1.200 euro mensili) e tenore di vita (acquisto di una Maserati per 47.000 euro, rata accertata di 950 euro). Tali elementi, congiuntamente, sono stati ritenuti idonei a fondare gravi indizi di destinazione allo spaccio e la pericolosità dell'indagato; la misura degli arresti domiciliari è stata ritenuta proporzionata e necessaria. La Corte ha inoltre precisato che non è consentita alla Cassazione una rivalutazione di merito dei fatti già esaminati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 4
Norma sostanziale che disciplina il reato di traffico di sostanze stupefacenti; la Corte ha ritenuto che gli elementi di fatto raccolti fossero compatibili con la finalità di spaccio prevista da tale disposizione.
codice di procedura penale, art. 309
Norma procedurale che consente la richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare; il ricorso era proposto ai sensi di tale articolo ma è stato rigettato perché il Tribunale aveva adeguatamente motivato il mantenimento della misura.
codice di procedura penale, artt. 191, 192, 271 e 273
artt. 191, 192, 271, 273 c.p.p.
Norme processuali richiamate dal ricorrente come presunte violate (riguardanti ad es. acquisizione e valutazione delle prove, disciplina dell'interrogatorio, motivazione e responsabilità della custodia cautelare); la Corte ha ritenuto infondate le doglianze, ritenendo che il Tribunale abbia operato correttamente la valutazione probatoria e motivazionale.
Massime di principio
- Il solo dato ponderale di una sostanza stupefacente non è automaticamente sufficiente a dimostrare la destinazione allo spaccio, ma se corredato da altri elementi oggettivi (occultamento, confezionamento in più sacchetti, etichette riconducibili a dosaggi, discrepanze reddituali e contraddizioni del soggetto) può costituire grave indizio di attività di spaccio.
- L'ocultamento della sostanza nell'abitazione e la presenza di confezionamenti distinti o con annotazioni presuntivamente riferibili a dosi aumentano il valore indiziario rispetto all'ipotesi d'uso personale.
- La discrepanza tra tenore di vita e reddito dichiarato è un elemento che i giudici possono utilizzare per dedurre capacità di procacciarsi redditi illeciti e quindi la rilevanza indiziaria a sostegno dell'accusa.
- Le decisioni sulla sussistenza dei gravi indizi e sulle esigenze cautelari sono valutazioni di merito riservate ai giudici di merito; la Corte di Cassazione interviene solo se emerge un vizio di diritto o manifesta illogicità nella motivazione.
- Per contrastare efficacemente misure cautelari fondate su questi elementi, la difesa dovrebbe proporre elementi oggettivi contrari (es. documentazione reddituale solida, prove di uso personale, perizia chimico-forense che quantifichi le dosi ricavabili, assenza di strumenti di confezionamento) e dimostrare che misure meno afflittive sarebbero adeguate e proporzionate.
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