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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 4369/2021 del 18/02/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti avevano chiesto al Ministero, ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, la restituzione di terreni occupati per la costruzione di un acquedotto; il Ministero non aveva risposto (silenzio). I ricorrenti agivano davanti al TSAP per ottenere la restituzione e il risarcimento. Il TSAP dichiarò il ricorso inammissibile ritenendo che il Ministero non fosse obbligato a rispondere e che sulla vicenda si fosse già formato giudicato con una precedente sentenza del TRAP di Napoli; i ricorrenti chiesero la rettificazione della sentenza per omessa pronuncia, richiesta poi respinta dal TSAP. Impugnazione in Cassazione del solo Pio Lanfranco contro la sentenza di rettificazione.

La decisione

La Corte a Sezioni Unite ha rigettato il ricorso per cassazione. Ha confermato che il TSAP si era specificamente pronunciato sull'obbligo di risposta della P.A. in relazione all'art. 42-bis, ritenendo che la P.A. non fosse tenuta a un provvedimento obbligatorio ma al massimo a decidere tra restituzione o acquisizione sanante; ha inoltre ritenuto rilevante l'argomento secondo cui gli attori, avendo agito per equivalente in precedente giudizio, avevano implicitamente rinunciato alla richiesta di restituzione (effetto della pronuncia del TRAP). La Corte ha inoltre precisato che il rimedio di rettificazione non può servire a rimettere in discussione una decisione di rito già adottata. Nessuna pronuncia sulle spese; rilevato obbligo eventuale di versamento aggiuntivo del contributo unificato ai sensi dell'art. 13 d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 327/2001, art. 42-bis

    La disposizione disciplina l'istanza di restituzione dei beni occupati per opere pubbliche; la Corte ha interpretato che non impone alla P.A. un obbligo di emanare un provvedimento inderogabile di restituzione, ma impone alla P.A. la scelta discrezionale tra restituire il bene o procedere all'acquisizione sanante; pertanto il giudice non può sostituirsi imponendo direttamente la restituzione.

  • T.U. n. 1775/1933, art. 204

    Norma sul rimedio di rettificazione delle sentenze degli organi collegiali; la Corte ha ritenuto ammissibile il rimedio ma infondato nella sostanza, perché la rettificazione non può essere usata per rimettere in discussione una decisione di rito già adottata.

  • T.U. n. 1775/1933, art. 143

    Citato dal ricorrente in relazione ai requisiti della motivazione; la Corte ha ritenuto che non sussista difetto di motivazione apparente o inesistenza della motivazione rispetto alla questione del silenzio della P.A., perché il TSAP si era pronunciato specificamente.

  • Codice di procedura civile, art. 132, comma 2, n. 4

    Richiamato dal ricorrente per vizio di motivazione; la Corte ha escluso il vizio, ritenendo che la sentenza impugnata motivi adeguatamente le ragioni sull'inammissibilità e sull'obbligo della P.A.

  • Codice di procedura civile, art. 112

    Richiamato in relazione al divieto di ultrpetizione e alla necessità che il giudice si attenga alle domande; la Corte ha ritenuto che non vi sia ultrpetizione in quanto il TSAP ha valutato che gli attori, avendo agito per equivalente, avevano implicitamente rinunciato alla restituzione.

  • Legge n. 241/1990, artt. 1 e 2

    Richiamati in relazione ai principi di trasparenza e corretto procedimento amministrativo; la Corte ha ritenuto che non sussista violazione degli artt. 1 e 2 rispetto al silenzio della P.A., dato che l'obbligo di adottare un determinato provvedimento non è imposto dall'art. 42-bis e la P.A. conserva una scelta discrezionale.

  • Costituzione, artt. 111 e 113

    Richiamati dal ricorrente con riguardo al diritto di essere giudicati e al giusto processo; la Corte ha ritenuto che non vi sia violazione dei principi costituzionali lamentati, in quanto il giudice ha adeguatamente motivato la decisione di inammissibilità e la limitazione della sua funzione sul punto.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, nn. 3 e 4

    Norma invocata come fondamento dei motivi di cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto i motivi infondati alla luce delle valutazioni del TSAP.

  • Previgente codice di procedura civile (1865), art. 517 n. 6

    Citato in relazione al rinvio contenuto nell'art. 204 T.U. 1775/1933; utilizzato nella doglianza sulla rettificazione, senza che ciò ne mutasse l'esito.

  • d.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater e 1-bis

    Norme sul contributo unificato; la Corte ha rilevato la sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento di un ulteriore importo da parte del ricorrente pari a quello previsto per il ricorso.

Massime di principio

  • La presentazione di un'istanza ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001 non obbliga automaticamente la P.A. ad emanare un provvedimento di restituzione: la P.A. mantiene una discrezionalità tra restituire il bene o procedere all'acquisizione sanante.
  • Il ricorso per rettificazione di una sentenza collegiale (art. 204 T.U. 1775/1933) non può essere utilizzato per rimettere in discussione decisioni di rito già adottate o per riaprire la valutazione del merito che è stata esclusa per inammissibilità.
  • Una pronuncia di un giudice di primo grado che abbia deciso per equivalente (risarcimento) può essere interpretata come implicita rinuncia alla restituzione dei beni, con conseguente effetto preclusivo in giudizi successivi se ciò è coerente con la domanda iniziale.
  • Il giudice amministrativo, di fronte a un'istanza di restituzione basata sul silenzio della P.A., può ordinare alla P.A. di decidere ma non può sostituirsi imponendo direttamente la restituzione quando la normativa attribuisce alla P.A. una scelta discrezionale.
  • Nelle impugnazioni per vizio di motivazione o violazione di legge è essenziale che la corte di merito si sia effettivamente pronunciata sul punto; l'assenza di attività difensiva della parte resistente può influire sulle spese ma non invalida automaticamente la decisione di merito.

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