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Ordinanza

Ordinanza n. 2511/2026 - Roma, Sezione 2B

per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, - del provvedimento n. -OMISSIS- del -OMISSIS- con cui il Consolato Generale d’Italia in Istanbul ha respinto il visto d’ingresso per motivi di studio richiesto dal ricorrente ex art. 4 comma 2 del Decreto Legislativo n. 286/1998 ed ex art. 6 bis del d.P.R. n. 334/2004; - di tutti gli atti del procedimento che hanno portato al provvedimento impugnato nonché degli atti necessari, presupposti, connessi e conseguenti, ivi compresi quelli a carattere generale, sia noti che ignoti.

Giustizia amministrativa202604021

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto d’ingresso per motivi di studio adottato dal Consolato Generale d’Italia in Istanbul

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso per motivi di studio, richiesto per frequentare in lingua inglese il Corso di Laurea in Building Construction Engineering presso l’Università degli Studi di Bologna, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare. Il giudice, nella sommaria delibazione propria della fase cautelare, ha esaminato il fumus boni iuris con riferimento alla completezza dell’istruttoria e alla valutazione delle risorse economiche necessarie per sostenere gli studi all’estero. L’Amministrazione aveva rilevato che il richiedente non disponeva di redditi propri, che le garanzie patrimoniali offerte dal padre erano insufficienti, essendo documentate per un importo di 1.058 euro, e che il saldo positivo del conto corrente intestato al ricorrente non era valutabile favorevolmente poiché non ne era verificabile la provenienza. Dal testo non risultano ulteriori motivi di ricorso specificamente esaminati.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare, ritenendo insussistente il fumus boni iuris. In particolare, ha considerato completa l’istruttoria che aveva condotto al diniego e ha ritenuto non sufficienti le risorse economiche disponibili per consentire al ricorrente di sostenere il percorso di studi all’estero. La valutazione negativa è stata fondata sull’assenza di redditi propri, sull’insufficienza delle garanzie patrimoniali paterne documentate e sull’impossibilità di verificare la provenienza delle somme presenti sul conto corrente del ricorrente. Le spese della fase cautelare sono state poste a carico del ricorrente e liquidate in 500 euro, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 2, d.lgs. 286/1998

    La disposizione è indicata quale base normativa della richiesta del visto d’ingresso per motivi di studio.

  • art. 6-bis d.P.R. 334/2004

    La disposizione è indicata quale ulteriore riferimento normativo della richiesta del visto d’ingresso per motivi di studio.

  • art. 55 c.p.a.

    La norma disciplina la domanda cautelare esaminata dal TAR.

Massime di principio

  • Nella fase cautelare, il diniego di un visto d’ingresso per motivi di studio può essere ritenuto assistito da fumus boni iuris quando l’istruttoria consolare risulti completa e la valutazione amministrativa evidenzi l’insufficienza delle risorse economiche necessarie a sostenere gli studi all’estero.
  • Ai fini della verifica della disponibilità economica del richiedente un visto per motivi di studio, l’assenza di redditi propri, l’insufficienza delle garanzie patrimoniali offerte da un familiare e l’impossibilità di verificare la provenienza delle somme depositate sul conto corrente possono concorrere a giustificare il diniego.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla osta
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiTutela cautelareDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnica

Testo integrale

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