Sentenza del 07/07/2015 n. 6299 - Comm. Trib. Prov. Milano
CARTELLA EMESSA DA EQUITALIA - Notifica - Costo - Assenza di attività di riscossione - Ulteriore compenso - Illegittimità.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa contestazione è stata accolta. È stato ritenuto illegittimo l'addebito degli ulteriori compensi di riscossione perché Equitalia non aveva provato l'effettivo svolgimento di attività di riscossione oltre la notifica della cartella. Il contribuente è risultato quindi vittorioso rispetto alla richiesta aggiuntiva.
Esito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha contestato l'addebito di ulteriori compensi di riscossione, sostenendo che l'agente non avesse dimostrato di aver svolto una concreta attività di riscossione ulteriore rispetto alla mera notifica della cartella. Per la notifica erano già stati richiesti diritti pari a € 5,88, mentre l'ulteriore compenso richiesto ammontava a € 571.587,61. Tale importo è stato ritenuto privo di giustificazione, in quanto assimilabile a una sanzione non prevista dalla normativa tributaria.
Massime di principio
- L'agente della riscossione non può addebitare automaticamente compensi ulteriori rispetto ai diritti già dovuti per la notifica della cartella.
- Ogni compenso aggiuntivo deve essere collegato ad attività di riscossione effettivamente svolte e adeguatamente documentate.
- Un importo richiesto senza prova dell'attività concreta che lo giustifica può essere considerato illegittimo, soprattutto se opera sostanzialmente come una sanzione non prevista dalla legge.
- In casi analoghi, il contribuente dovrebbe contestare specificamente la mancanza di prova dell'attività svolta e chiedere all'agente della riscossione di documentare origine, natura e calcolo delle somme richieste.
- La mera notifica della cartella, quando già remunerata dai relativi diritti, non giustifica di per sé l'applicazione di ulteriori compensi di riscossione.
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