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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34706/2026 del 28/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il Tribunale del riesame di Potenza, con ordinanza del 7 maggio 2026, aveva confermato il sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Matera il 19 marzo 2026, ai sensi dell’art. 321 c.p.p., di due imbarcazioni intestate alla Società Cooperativa Nereide di Policoro: un natante iscritto al n. ITA4 del registro delle navi minori dell’Ufficio Locale Marittimo di Policastro e un’imbarcazione da diporto con fuoribordo modello Teti Acquasport 25 CPP. All’indagato erano contestati, nel contesto operativo del Clan Scarcia-Scarci, i reati di associazione di tipo mafioso, aggravata, concorso nel reato e illecita concorrenza con minaccia o violenza. Secondo l’ipotesi cautelare, le imbarcazioni erano beni aziendali di una cooperativa che avrebbe costituito lo strumento imprenditoriale del sistema di controllo mafioso della pesca nel litorale ionico-lucano, esteso tra le aree portuali di Taranto, Scanzano Jonico e Policoro. Il sistema sarebbe stato attuato mediante intimidazioni, imposizione di aree di pesca e distanze tra imbarcazioni, controllo dei prezzi e imposizione di una quota dei guadagni degli operatori. Con un’unica censura, il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in riferimento all’art. 321 c.p.p., sostenendo che mancasse la dimostrazione del nesso di pertinenzialità tra le imbarcazioni e i reati contestati. Rilevava inoltre che i natanti erano intestati alla cooperativa, non a lui, che non ne aveva ruoli gestionali formali né rapporti diretti o indiretti con l’ente, e che il provvedimento avrebbe quindi colpito beni di un soggetto estraneo alla sua attività.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso perché fondato su censure manifestamente infondate. Ha precisato che, ai sensi dell’art. 325 c.p.p., contro i provvedimenti cautelari reali è deducibile la violazione di legge e, quanto alla motivazione, soltanto la sua mancanza assoluta o apparenza, non la mera illogicità manifesta. Nel caso concreto la motivazione del riesame era comprensibile e congrua: aveva ricostruito il ruolo della cooperativa quale strumento operativo delle strategie del gruppo mafioso nel settore della pesca e, su tale base, il collegamento delle imbarcazioni con i reati e il pericolo derivante dalla loro libera disponibilità. La proprietà dei beni in capo alla cooperativa, anziché all’indagato, non impediva il sequestro preventivo, poiché la misura può riguardare anche beni appartenenti a terzi quando siano collegati, anche indirettamente, al reato e la loro libera disponibilità possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato o agevolare ulteriori fatti penalmente rilevanti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Decisione assunta il 22 settembre 2026.

Norme richiamate

  • art. 325 c.p.p.

    In tema di riesame delle misure cautelari reali, nella nozione di “violazione di legge” per cui soltanto può essere proposto ricorso per cassazione a norma dell’art. 325, comma 1, cod. proc. pen., rientrano la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all'inosservanza di precise norme processuali, ma non l’illogicità manifesta, la quale può denunciarsi nel giudizio di legittimità soltanto tramite lo specifico e autonomo motivo di ricorso di cui alla lett. e) dell’art. 606 stesso codice.

    Nei ricorsi per cassazione contro misure cautelari reali la violazione di legge comprende la motivazione del tutto assente o meramente apparente; la manifesta illogicità della motivazione non è invece deducibile attraverso il ricorso limitato previsto dall’art. 325 c.p.p.

  • art. 321 c.p.p.

    In tema di misure cautelari reali, il sequestro preventivo non finalizzato alla confisca implica l’esistenza di un collegamento tra il reato e la cosa e non tra il reato e il suo autore, sicché possono essere oggetto del provvedimento anche le cose di proprietà di un terzo, estraneo all’illecito e in buona fede, nel caso in cui la loro libera disponibilità sia idonea a costituire pericolo di aggravamento o di protrazione delle conseguenze del reato ovvero di agevolazione della commissione di ulteriori fatti penalmente rilevanti.

    Il sequestro preventivo impeditivo richiede un collegamento tra la cosa e il reato, non necessariamente tra la cosa e l’autore. Può quindi colpire beni di un terzo, anche estraneo e in buona fede, se la loro libera disponibilità comporta uno dei pericoli indicati dalla norma.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione contro un provvedimento cautelare reale, la censura motivazionale è ammissibile soltanto quando la motivazione manchi del tutto, sia meramente apparente o risulti inidonea a rendere comprensibile il percorso seguito dal giudice; la mera illogicità manifesta non rientra nei motivi deducibili ai sensi dell’art. 325 c.p.p.
  • Il sequestro preventivo non finalizzato alla confisca richiede la relazione tra il bene e il reato, non la titolarità del bene in capo all’autore del reato. Può pertanto riguardare beni intestati a un terzo quando siano collegati anche indirettamente al fatto e la loro libera disponibilità sia idonea ad aggravare o protrarre le conseguenze del reato oppure ad agevolare la commissione di ulteriori reati.
  • La pertinenzialità del bene ai fini del sequestro preventivo può essere motivata valorizzando il ruolo concretamente svolto dall’ente intestatario come strumento operativo del sistema criminale e la funzione dei beni aziendali nell’attuazione di tale sistema.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSequestro preventivoAssociazione mafiosa
RamiProcesso penaleMisure cautelariReati contro la PA

Testo integrale

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