Tribunale, Sentenza T-612/17
Sentenza del Tribunale (Nona Sezione ampliata) del 10 novembre 2021. — Google LLC, anciennement Google Inc. e Alphabet, Inc. contro Commissione europea. — Concorrenza – Abuso di posizione dominante – Ricerca generale e ricerca specializzata di prodotti su Internet – Decisione che constata una violazione dell’articolo 102 TFUE e dell’articolo 54 dell’accordo SEE – Abuso per effetto della leva – Concorrenza basata sui meriti o pratica anticoncorrenziale – Condizioni di accesso da parte dei concorrenti a un servizio di un’impresa dominante il cui utilizzo non può essere effettivamente sostituito – Visualizzazione favorita dall’impresa dominante dei risultati del proprio servizio di ricerca specializzata – Effetti – Necessità di dimostrare uno scenario controfattuale – Insussistenza – Giustificazioni obiettive – Insussistenza – Possibilità di infliggere un’ammenda tenuto conto di talune circostanze – Orientamenti per il calcolo dell’importo delle ammende – Competenza estesa al merito. — Causa T-612/17
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl Tribunale conferma in larga misura la decisione della Commissione nel caso Google Shopping: il trattamento preferenziale riservato da Google ai propri risultati di comparazione dei prodotti integra un abuso di posizione dominante. Respinge le difese basate sulla concorrenza basata sui meriti, sul rifiuto di fornitura, sulla mancanza di effetti e sulle giustificazioni oggettive. Annulla solo la parte relativa agli effetti anticoncorrenziali nei mercati della ricerca generale, ma conferma integralmente l’ammenda di 2,424 miliardi di euro.
Abuso di posizione dominante nei servizi di ricerca su Internet: il Tribunale conferma in larga parte la decisione della Commissione contro Google per favoritismo del proprio comparatore di prodotti, annullandola solo nella parte in cui aveva ravvisato effetti anticoncorrenziali nei mercati nazionali della ricerca generale.
La questione giuridica
Nel ricorso ex articolo 263 TFUE contro la decisione AT.39740 – Google Search (Shopping), il Tribunale è stato chiamato a stabilire se la Commissione avesse correttamente qualificato come abuso di posizione dominante, ai sensi dell’articolo 102 TFUE e dell’articolo 54 SEE, il trattamento preferenziale riservato da Google ai propri risultati di comparazione dei prodotti (Product Universals e Shopping Units) rispetto ai comparatori concorrenti; se fosse necessario applicare i rigorosi criteri del rifiuto di fornitura della sentenza Bronner; se la Commissione avesse provato gli effetti anticoncorrenziali e l’assenza di giustificazioni oggettive; e, in subordine, se fosse legittima e correttamente quantificata l’ammenda.
Principio di diritto
Il Tribunale afferma che un’impresa dominante può abusare della propria posizione quando, mediante una differenza di trattamento ingiustificata e attiva, favorisce il proprio servizio in un mercato vicino sfruttando la forza del mercato dominato; in tal caso non occorre dimostrare le condizioni rigorose del rifiuto di fornitura delineate in Bronner, perché non si tratta di un semplice diniego di accesso ma di una pratica autonoma di esclusione. La Commissione ha provato, per i mercati nazionali della comparazione dei prodotti, che il favoritismo di Google ha ridotto il traffico verso i concorrenti e aumentato quello verso il proprio comparatore, con effetti anticoncorrenziali almeno potenziali; il Tribunale annulla invece la decisione solo nella parte in cui aveva ravvisato effetti sui mercati nazionali della ricerca generale. L’ammenda è confermata integralmente, poiché Google ha agito intenzionalmente e il quantum è stato ritenuto proporzionato alla gravità e durata dell’infrazione, con possibilità di tenere conto della capacità dissuasiva.
Norme richiamate
- Articolo 102 TFUE
- Articolo 263 TFUE
- Articolo 261 TFUE
- Articolo 54 dell’accordo SEE
- Regolamento (CE) n. 1/2003
- Regolamento (CE) n. 773/2004
- Regolamento (CE) n. 2894/94
- Regolamento (UE) 2015/2120
- Regolamento (CE) n. 139/2004
- Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
- Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea
abuso di posizione dominante nei servizi di comparazione dei prodotti di google
La pronuncia riguarda un ricorso ex articolo 263 TFUE proposto da Google LLC e Alphabet, Inc. avverso la decisione della Commissione C(2017) 4444 final, adottata nel caso AT.39740 – Google Search (Shopping). La Commissione aveva accertato una violazione dell’articolo 102 TFUE e dell’articolo 54 SEE per il trattamento preferenziale riservato da Google ai propri risultati di comparazione dei prodotti nelle pagine di ricerca generale.
fatti e procedimento amministrativo
Google gestisce un motore di ricerca generale e vari servizi di ricerca specializzata, tra cui la comparazione di prodotti. La Commissione ha ritenuto che, nelle pagine dei risultati generali, Google avesse favorito il proprio comparatore di prodotti attraverso due meccanismi successivi: prima i Product Universals e poi le Shopping Units, collocati in posizione prominente, in formato arricchito e sottratti agli algoritmi di retrocessione applicati ai comparatori concorrenti. Il procedimento amministrativo è iniziato nel 2010; dopo una fase di discussione di impegni, la Commissione è tornata alla procedura contenziosa e nel 2017 ha adottato la decisione finale con un’ammenda di 2.424.495.000 euro.
questioni giuridiche esaminate
Le questioni centrali hanno riguardato:
- se il favoritismo verso il servizio proprio di Google potesse costituire abuso di posizione dominante;
- se la fattispecie dovesse essere qualificata come rifiuto di fornitura soggetto ai criteri della sentenza Bronner;
- se le pratiche fossero invece espressione di concorrenza basata sui meriti;
- se la Commissione avesse provato gli effetti anticoncorrenziali;
- se fossero state addotte giustificazioni oggettive o vantaggi in termini di efficienza;
- se l’ammenda fosse legittima e correttamente determinata.
concorrenza basata sui meriti e favoritismo
Il Tribunale respinge l’idea che il caso si riducesse a un semplice miglioramento qualitativo del servizio. Osserva che la censura della Commissione non riguardava l’esistenza dei Product Universals o delle Shopping Units in sé, ma la combinazione tra la promozione dei risultati propri di Google e la retrocessione dei concorrenti tramite gli algoritmi di aggiustamento. Questa differenza di trattamento è considerata anomala per un motore di ricerca generale, la cui ragion d’essere è visualizzare risultati provenienti da fonti esterne.
distinzione dal rifiuto di fornitura e sentenza bronner
Uno dei punti più importanti della sentenza è il netto rifiuto di applicare automaticamente i criteri del rifiuto di fornitura della sentenza Bronner. Il Tribunale afferma che qui non vi era un semplice diniego di accesso a un’infrastruttura indispensabile, ma una pratica attiva e autonoma di discriminazione interna a favore del servizio proprio. Per questo la Commissione non doveva dimostrare l’“indispensabilità” del servizio né il rischio di eliminazione totale della concorrenza secondo Bronner.
effetti anticoncorrenziali e analisi del traffico
Il Tribunale accoglie la ricostruzione della Commissione quanto ai mercati nazionali dei servizi di comparazione dei prodotti. Rileva che Google ha deviato traffico dalle pagine di ricerca generale verso il proprio comparatore e lo ha sottratto ai comparatori concorrenti; tale traffico rappresentava una quota significativa del traffico totale dei concorrenti e non era efficacemente sostituibile con altre fonti. La Commissione ha quindi provato effetti anticoncorrenziali almeno potenziali, sufficienti ai fini dell’articolo 102 TFUE.
mercati delle piattaforme commerciali
Google aveva sostenuto che il mercato rilevante dovesse includere anche le piattaforme commerciali come Amazon. Il Tribunale respinge la censura: distingue i comparatori di prodotti dalle piattaforme commerciali sia dal lato degli utenti di Internet sia dal lato dei venditori, valorizzando la diversa funzione economica dei due servizi. In subordine, osserva comunque che, anche includendo le piattaforme, gli effetti prodotti sul segmento dei comparatori sarebbero stati sufficienti a integrare un abuso.
giustificazioni oggettive e vantaggi in termini di efficienza
Le difese di Google basate sul miglioramento della qualità, sulla pertinenza dei risultati e sui vincoli tecnici vengono respinte. Il Tribunale ricorda che l’impresa dominante può invocare giustificazioni oggettive o efficienze solo se dimostra in modo convincente che esse neutralizzano gli effetti restrittivi e che non esistono alternative meno discriminatorie. Qui Google non ha provato che fosse tecnicamente impossibile trattare i risultati dei comparatori concorrenti in modo non discriminatorio.
sanzione e competenza estesa al merito
Sul piano sanzionatorio, il Tribunale conferma che la Commissione poteva infliggere un’ammenda: Google, consapevole della propria posizione dominante e dell’importanza del traffico generato dalle sue pagine generali, doveva sapere che il suo comportamento poteva restringere la concorrenza. Il Tribunale esercita la propria competenza estesa al merito, ma conferma integralmente l’importo dell’ammenda, ritenendo corretto il coefficiente di gravità, l’importo supplementare dissuasivo e il fattore moltiplicatore. La sola parziale riforma riguarda l’articolo 1 della decisione, limitatamente alla parte che menzionava effetti anticoncorrenziali nei mercati della ricerca generale.
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