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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22050/2023 del 24/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha accolto il ricorso del consorzio, ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato alla corte di giustizia tributaria di secondo grado della Puglia, in diversa composizione, perché esamini gli altri motivi rimasti assorbiti e regoli anche le spese dell'intero processo. Il secondo motivo sulle spese non è stato esaminato perché assorbito dall'accoglimento del primo.

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (ente impositore)

La controversia

La controversia nasce dall'impugnazione di un sollecito di pagamento per contributi di bonifica e miglioramento fondiario relativi all'anno 2012, emesso da una società concessionaria della riscossione per conto del consorzio di bonifica. La commissione tributaria regionale aveva accolto l'appello del contribuente ritenendo che l'atto fosse carente di motivazione perché non richiamava il piano di classificazione dei terreni né gli estremi della delibera regionale di approvazione, e quindi non consentiva di verificare la legittimità del contributo richiesto. Il consorzio ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: 1) violazione dell'art. 7 della L. 212/2000, sostenendo che il sollecito conteneva tutti gli elementi necessari alla piena conoscenza della pretesa, inclusi i dati identificativi dei terreni, la causale, il codice del comprensorio e l'indice di beneficio per ciascuna particella; 2) violazione degli artt. 132, 91 e 92 c.p.c. per la liquidazione delle spese di lite, ritenuta immotivata e sproporzionata rispetto al valore della controversia. La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo e assorbito il secondo, affermando che dall'atto emergevano elementi sufficienti a consentire al contribuente di svolgere le verifiche necessarie e che, comunque, il difetto di motivazione dell'atto impositivo non comporta nullità quando il contribuente dimostri piena conoscenza dei presupposti dell'imposizione e non alleghi un concreto pregiudizio al diritto di difesa.

Norme richiamate

  • art. 7 L. 212/2000

    art. 7 della legge 212 del 2000

    L'atto impositivo deve consentire al contribuente di conoscere la pretesa e di verificare la correttezza del calcolo, ma la censura di difetto di motivazione non conduce automaticamente a nullità se l'atto contiene gli elementi essenziali e il contribuente non prova un concreto pregiudizio difensivo.

  • art. 132 c.p.c.

    artt. 132, 91 e 92 cod. proc. civ.

    Richiamato come parametro della censura sulle spese di lite e sulla motivazione del provvedimento di liquidazione.

  • art. 91 c.p.c.

    artt. 132, 91 e 92 cod. proc. civ.

    Richiamato come parametro della disciplina della soccombenza e della condanna alle spese.

  • art. 92 c.p.c.

    artt. 132, 91 e 92 cod. proc. civ.

    Richiamato come parametro della liquidazione e compensazione delle spese processuali.

Massime di principio

  • In materia di motivazione degli atti impositivi, la validità dell'atto va valutata in concreto: è sufficiente che esso contenga gli elementi necessari a permettere al destinatario di comprendere la pretesa e di verificarne la correttezza.
  • Il difetto di motivazione non determina automaticamente la nullità dell'atto quando il contribuente abbia dimostrato di conoscere i presupposti dell'imposizione e li abbia specificamente contestati, senza allegare e provare un concreto pregiudizio al diritto di difesa.
  • La censura di nullità per motivazione insufficiente non può essere accolta in astratto se dall'atto risultano dati identificativi del bene, causale della pretesa, criterio di commisurazione e altri elementi idonei a rendere verificabile il tributo richiesto.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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