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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42835/2022 del 10/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli (05/04/2022) che ha confermato la custodia cautelare in carcere per: a) partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti all'interno del carcere di Napoli Secondigliano; b) corruzione di un agente di polizia penitenziaria, retribuito per consentire l'ingresso di sostanze stupefacenti. I ricorrenti (avv. Leopoldo Perone e avv. Salvatore Di Mezza) hanno censurato la gravità indiziaria delle accuse, deducendo l'inattendibilità o l'insufficienza delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Niglio, Romano, Topo, Schisa, Piezzo, Grillo), le discrepanze e la natura de relato di molte affermazioni; hanno altresì contestato le esigenze cautelari sostenendo mancata valutazione del pericolo di recidiva specifico, l'esistenza di attività lavorativa e provvedimento del Magistrato di sorveglianza che avrebbe escluso l'attuale pericolosità, il comportamento corretto in precedenti misure e la disponibilità ad alternative alla custodia carceraria (arresti domiciliari o comunità residenziale).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto che le censure proposte siano, in massima parte, richieste di rivalutazione di fatto (attendibilità dei collaboratori e merito probatorio) non ammissibili in sede di legittimità. Ha confermato la valutazione del Tribunale circa la persuasività complessiva delle dichiarazioni dei collaboratori, anche nonostante divergenze e mancati riconoscimenti, osservando la plausibilità che traffici clandestini carcerari comportino conoscenze parziali tra i partecipi; ha valorizzato la continuità tra i due periodi di detenzione (intervallo di soli due mesi) come elemento di collegamento. Quanto alla corruzione, ha osservato che l'incertezza identificativa del presunto agente corrotto per il quale il Tribunale ha adottato decisione liberatoria non esclude la sussistenza del reato a carico del ricorrente. Sulle esigenze cautelari, ha confermato che la valutazione del pericolo sociale del Tribunale non è vinta dagli elementi difensivi prodotti (lavoro, assenza di nuovi illeciti dopo 2019, provvedimento del Magistrato di sorveglianza), considerati insufficienti a far ritenere verosimile il distacco dell'indagato dai contesti criminosi. Per l'inammissibilità del ricorso è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Il riferimento ai "reati della stessa specie" deve intendersi in senso ampio: non solo l'identica fattispecie incriminatrice, ma tutti i reati offensivi degli stessi o di analoghi beni giuridici (quindi anche i reati-"scopo" rispetto all'associazione finalizzata).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna del proponente al pagamento delle spese del procedimento e il versamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile; la Corte lo ha applicato fissando la somma in euro tremila, valutando la manifesta assenza di pregio degli argomenti.

  • Corte Cost., sent. n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata in relazione al principio che l'assenza di colpa del proponente nel determinare l'inammissibilità deve essere valutata per escludere l'imposizione della sanzione pecuniaria; qui la Corte ha ritenuto sussistente colpa data la mancanza di pregio degli argomenti.

Massime di principio

  • In sede di legittimità la rivalutazione integrale dell'attendibilità dei collaboratori e del merito probatorio è limitata: la Corte può annullare solo per manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione.
  • Divergenze parziali o mancati riconoscimenti tra dichiarazioni di più collaboratori non annullano automaticamente la valutazione indiziaria se esiste un nucleo essenziale convergente e la ricostruzione è logicamente plausibile.
  • Brevi interruzioni temporali tra episodi criminosi possono giustificare la valutazione di continuità e collegamento tra periodi, specialmente in contesti chiusi come il carcere.
  • L'incertezza identificativa di un corrotto non implica necessariamente l'inesistenza di condotte corruttive poste in essere dall'imputato; la prova può consistere anche in convergenza di elementi indiziari.
  • Per il giudizio sulle esigenze cautelari va considerato il complesso degli indici di pericolosità (precedenti, durata e natura delle condotte, inefficacia di misure detentive pregresse): la mera produzione di elementi di reinserimento (lavoro, assenza di reati recenti, provvedimenti favorevoli) può risultare insufficiente a escludere la misura se non decisiva e documentata in modo convincente.
  • Ai fini del pericolo di recidiva si applica il criterio dei "reati della stessa specie": rilevano anche i reati 'scopo' e quelli lesivi degli stessi beni giuridici, non solo l'identica fattispecie.
  • La disponibilità a misure alternative (arresti domiciliari, comunità) è un elemento utile ma non decisivo: può essere ritenuta inadeguata se la valutazione del giudice ritiene che nemmeno misure attenuate siano efficaci a prevenire il rischio di reiterazione.
  • L'inammissibilità del ricorso può avere conseguenze economiche per il ricorrente (spese e sanzione alla Cassa delle ammende), specialmente quando gli argomenti risultino manifestamente privi di pregio.

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