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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5755/2022 del 17/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Grimaldi impugnava la sentenza della Corte di appello di Napoli per violazione di legge e vizio di motivazione (art. 597, comma 3, cod. proc. pen.), denunciando che il giudice d'appello aveva fissato come pena-base una misura superiore a quella stabilita dal giudice di primo grado (primo grado: 4 anni e 6 mesi di reclusione e €63.000 di multa), violando il divieto di reformatio in peius, posto che l'appello era proposto solo dall'imputato.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che il divieto di reformatio in peius, nell'appello proposto dal solo imputato, riguarda tutti gli elementi autonomi che concorrono alla determinazione della pena (compresa la pena-base). Poiché la Corte di appello aveva fissato la pena-base in misura superiore rispetto a quella del primo grado (5 anni e €70.000 contro 4 anni e 6 mesi e €63.000), la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio limitatamente alla pena. La Corte di cassazione ha quindi rideterminato direttamente la pena in 3 anni di reclusione e €42.000 di multa.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale che disciplina il reato contestato (detenzione illecita di sostanze stupefacenti); qualificazione del fatto (detenzione di 5 kg di hashish) come fatto materiale accertato nel giudizio.

  • art. 597, comma 3 e comma 4, cod. proc. pen.

    Interpretata come principio che vieta la reformatio in peius nell'appello proposto dal solo imputato; il divieto investe non solo l'entità complessiva della pena ma anche tutti gli elementi autonomi che la compongono (es. pena-base), per cui il giudice d'appello non può fissare una pena-base superiore a quella determinata in primo grado.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per indicare i limiti di ammissibilità e di deduzione dei motivi nella impugnazione; il ricorso in cassazione opera nei limiti consentiti dalle disposizioni procedurali vigenti.

Massime di principio

  • Quando il solo imputato propone appello, vige il divieto di reformatio in peius che si estende a tutti gli elementi autonomi della determinazione della pena (compresa la pena-base): il giudice d'appello non può applicare una pena-base più severa di quella del primo grado.
  • Se il giudice d'appello aumenta la pena-base in violazione del divieto, la sentenza può essere annullata limitatamente alla pena dalla Corte di cassazione, la quale, se possibile, può anche rideterminare direttamente la pena senza rinvio.
  • La comparazione tra la pena-base fissata in primo grado e quella adottata in appello è cruciale: anche se la pena complessiva dovesse risultare pari o inferiore, l'irregolarità subiste nell'elemento autonomo (pena-base) è sindacabile e sanabile in Cassazione.
  • In presenza di riti speciali (es. abbreviato) occorre tener conto della specifica diminuzione prevista dalla legge nella rideterminazione della pena; la Corte di cassazione può applicare direttamente tali effetti nella rideterminazione.
  • Difesa pratica: se in appello si rileva un aumento della pena o di sue componenti dopo l'impugnazione del solo imputato, il difensore deve tempestivamente dedurre la violazione di art. 597 c.p.p. e chiederne la correzione in sede di legittimità.

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