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Sentenza

Sentenza n. 2442/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima) n. 504/2023, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202400789

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lazio, sezione staccata di Latina, n. 504/2023, che aveva respinto il ricorso contro l'ordinanza comunale di demolizione e la sanzione pecuniaria di 25.000 euro

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

In primo grado era stata impugnata l'ordinanza comunale n. 76/X del 28 maggio 2012, con cui era stata ingiunta, ai sensi dell'art. 33, comma 3, d.P.R. n. 380/2001 e dell'art. 16, comma 4, l. reg. n. 15/2008, la demolizione di opere realizzate senza titolo su un immobile di proprietà dei ricorrenti, oltre all'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di 25.000 euro. L'appellante ha riproposto integralmente, nelle pagine 5-13 dell'appello, le medesime censure formulate contro l'ordinanza comunale, senza confrontarsi con gli accertamenti in fatto e con le ragioni giuridiche poste dal TAR a fondamento del rigetto. Il Comune ha eccepito l'inammissibilità dell'appello per difetto di specificità dei motivi, ai sensi dell'art. 101, comma 1, c.p.a.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha accolto l'eccezione del Comune e ha dichiarato l'appello inammissibile. Il giudizio amministrativo di appello ha natura di revisio prioris instantiae e richiede una critica puntuale delle ragioni della sentenza impugnata; non è sufficiente riprodurre i motivi del ricorso di primo grado riferiti all'atto amministrativo originariamente impugnato. Nel caso concreto l'appello non conteneva alcuna censura rivolta alla sentenza del TAR, né indicava le ragioni per cui essa fosse erronea e dovesse essere riformata. Le spese, liquidate in 4.000 euro oltre accessori di legge, sono state poste a carico dell'appellante secondo il principio di soccombenza.

Norme richiamate

  • art. 101, comma 1, c.p.a.

    Il principio di specificità dei motivi di appello sancito dall'art. 101, comma 1, del c.p.a. prescrive che sia rivolta una critica puntuale alle ragioni poste a fondamento della sentenza impugnata, non potendo bastare la mera riproposizione dei motivi contenuti nel ricorso introduttivo.

    L'appello deve censurare specificamente la motivazione della sentenza impugnata ed esporre le ragioni per cui essa sarebbe erronea e dovrebbe essere riformata.

  • art. 33, comma 3, d.P.R. 380/2001

    È richiamato quale base normativa dell'ordinanza comunale di demolizione delle opere realizzate senza titolo.

  • art. 16, comma 4, l. reg. 11 agosto 2008 n. 15

    È richiamato quale ulteriore base normativa dell'ordinanza comunale e della sanzione applicata.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    È richiamato in relazione alla trattazione dell'udienza mediante collegamento da remoto.

Massime di principio

  • L'appello amministrativo ha natura di revisio prioris instantiae: i motivi devono rivolgere una critica puntuale alle ragioni poste a fondamento della sentenza impugnata, entro i limiti oggettivi segnati dai motivi di impugnazione.
  • La mera riproposizione dei motivi dedotti in primo grado contro il provvedimento amministrativo non soddisfa il requisito di specificità dell'appello quando non contiene alcuna contestazione degli accertamenti in fatto o delle argomentazioni giuridiche della sentenza appellata.
  • I motivi d'appello non devono necessariamente essere rubricati o formulati con assoluto rigore tecnico, ma devono essere esposti con specificità sufficiente a consentire l'identificazione delle tesi sostenute e delle ragioni per cui la sentenza dovrebbe essere riformata.

Come è indicizzato

MaterieAppelloAbusi edilizi e sanzioni
RamiProcesso amministrativoEdilizia
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDecadenza e tardività

Testo integrale

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