Sentenza del 09/09/2016 n. 17818 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’Agenzia delle Entrate contestava la detrazione IVA operata dalla società nell’anno 2000 su fatture relative a operazioni soggettivamente inesistenti, inserite in una frode carosello mediante l’interposizione di società cartiere. La CTR aveva annullato l’accertamento ritenendo non chiara la qualificazione dell’inesistenza delle operazioni e non provata la consapevolezza o partecipazione della contribuente alla frode. L’Agenzia ha impugnato la decisione sostenendo, tra l’altro, che l’onere probatorio fosse stato erroneamente posto interamente a suo carico.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia quanto al primo e al quarto motivo, dichiarato inammissibili il secondo e il terzo e assorbito il quinto. Ha cassato la sentenza della CTR e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ha deciso nel merito rigettando il ricorso originario della società contro l’avviso di accertamento. T. s.r.l. è stata condannata a rimborsare all’Agenzia le spese del giudizio di legittimità, liquidate in 7.000 euro oltre spese prenotate a debito; le spese dei precedenti gradi sono state compensate.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 546/1992, art. 23
La contestazione è stata ritenuta sufficientemente individuabile: dagli atti, incluso il PVC e il ricorso della società, emergeva che la controversia riguardava operazioni soggettivamente inesistenti.
Art. 115 c.p.c.
La CTR non poteva fondare l’annullamento sull’asserita incertezza della contestazione, poiché la natura soggettiva dell’inesistenza risultava dal contenuto complessivo degli atti processuali.
Art. 2697 c.c.
L’Amministrazione deve provare gli elementi della frode e, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, che il contribuente sapesse o dovesse sapere di partecipare a un’operazione fraudolenta. Una volta fornita tale prova indiziaria, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e l’oggettiva impossibilità di conoscere la frode.
Art. 2729 c.c.
Le presunzioni semplici possono provare la consapevolezza o conoscibilità della frode quando siano fondate su elementi obiettivi, gravi, precisi e concordanti, idonei ad allertare un operatore diligente.
D.P.R. n. 633/1972, artt. 19, 21 e 54
Il diritto alla detrazione IVA presuppone operazioni effettive e non fraudolente; la regolarità formale delle fatture non è sufficiente quando l’operazione si inserisce in una frode carosello e il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere dell’irregolarità.
Art. 17 della direttiva CEE n. 388/1977
Il diritto alla detrazione IVA, principio fondamentale del sistema comune, non può essere esercitato abusivamente o fraudolentemente. Tuttavia, il contribuente diligente e in buona fede non deve perdere la detrazione per frodi commesse da altri, se ha adottato le misure ragionevolmente esigibili per evitarne il coinvolgimento.
Art. 384, comma 2, c.p.c.
La Corte ha potuto decidere direttamente la causa nel merito dopo la cassazione della sentenza, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto.
Corte di giustizia UE, cause Kittel e Recolta Recycling, C-439/04 e C-440/04
"gli interessati non possono avvalersi abusivamente o fraudolentemente" dei diritti riconosciuti dall’ordinamento comunitario
La detrazione IVA deve essere negata quando il soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando la normale diligenza professionale, di partecipare a una frode IVA.
Corte di giustizia UE, cause Mahagében e Dávid, C-80/11 e C-142/11
Gli operatori che adottano tutte le misure ragionevolmente esigibili per assicurarsi della regolarità delle operazioni possono fare affidamento sulla loro liceità senza perdere il diritto alla detrazione.
Massime di principio
- Nelle frodi carosello con operazioni soggettivamente inesistenti, l’Amministrazione deve dimostrare anzitutto l’interposizione della società cartiera e fornire elementi, anche presuntivi, dai quali emerga che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode.
- Una volta forniti indizi gravi, precisi e concordanti, spetta al contribuente provare la propria buona fede e di aver adottato controlli e cautele adeguati alla specifica operazione e al proprio settore professionale.
- La consegna effettiva della merce, il pagamento del corrispettivo e la regolarità formale della fattura non dimostrano da soli l’estraneità alla frode, perché sono compatibili con un’operazione soggettivamente inesistente.
- La contestazione dell’Amministrazione non deve necessariamente utilizzare una formula rigida, se dal PVC, dall’avviso e dagli atti processuali risulta chiaramente che si contesta l’interposizione fittizia di un soggetto diverso dal reale cedente.
- La buona fede non coincide con la semplice assenza di prova della partecipazione dolosa: il contribuente deve dimostrare l’ignoranza incolpevole della frode e l’impiego della diligenza normalmente esigibile da un operatore dello stesso settore.
- Il diritto alla detrazione IVA è tutelato per chi agisce diligentemente, ma non può essere invocato quando le circostanze oggettive dell’operazione avrebbero dovuto far sorgere sospetti sulla reale identità o affidabilità del fornitore.
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