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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12181/2022 del 01/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Montini, già condannato per bancarotta fraudolenta documentale come amministratore unico della Torrazzo Scavi s.r.l., ha proposto ricorso per cassazione denunciando violazione di legge sostanziale e processuale e vizi di motivazione. In particolare si duole che il Tribunale abbia acquisito atti provenienti da altro procedimento (richiesta di rinvio a giudizio, verbale di udienza preliminare, ordinanza cautelare) in violazione degli artt. 234 e 238 cod. proc. pen., senza il consenso della difesa, e lamenta altresì la revoca del beneficio della sospensione condizionale e la rideterminazione delle pene accessorie fallimentari.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per avere il ricorrente dedotto in cassazione una violazione non dedotta nei motivi di appello (violazione di legge non devoluta al giudice d'appello), richiamando costante giurisprudenza sul tema. Inoltre la Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato anche nel merito, osservando che gli atti acquisiti avevano natura di "atti valutativi" o documenti utilizzabili ai sensi dell'art. 234 c.p.p., e non prove di altro processo soggette al consenso ai sensi dell'art. 238 c.p.p. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 234 cod. proc. pen.

    Le sentenze e gli atti valutativi provenienti da altro processo possono essere considerati documenti e utilizzati come prova per i fatti documentali in esse rappresentati; quindi la loro acquisizione non richiede il consenso delle parti come previsto per prove di altro processo

  • art. 238 cod. proc. pen.

    Disciplina l'acquisizione di prove di altro processo che, se intese come 'prove' di un altro procedimento, richiederebbero il consenso delle parti; la Corte ha distinto tra "prove" e "atti valutativi"

  • art. 530 cod. proc. pen. (comma finale)

    art. 530, c.p.p., comma finale

    Citato in relazione alla formula di assoluzione richiesta in appello; il riferimento segnala che in appello era stata chiesta anche l'assoluzione ai sensi dell'art. 530 c.p.p.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali a seguito di dichiarazione di inammissibilità del ricorso; applicato per liquidare le spese e disporre il versamento alla Cassa delle Ammende

Massime di principio

  • In Cassazione non possono essere sollevate questioni di fatto o di diritto non previamente dedotte nei motivi di appello: l'omessa deduzione in appello rende inammissibile la relativa doglianza in cassazione, salvo questioni rilevabili d'ufficio o non previamente deducibili
  • Occorre distinguere tra 'prove' provenienti da altro processo (la cui utilizzazione può richiedere il consenso delle parti ai sensi dell'art. 238 c.p.p.) e 'atti valutativi' o sentenze che, come documenti, possono essere utilizzati ai sensi dell'art. 234 c.p.p. per i fatti documentali in esse rappresentati
  • La Corte può dichiarare il ricorso manifestamente infondato e inammissibile: ciò può comportare la condanna alle spese e l'applicazione di una somma a titolo di ammenda quando emergono profili di colpa nella proposizione del ricorso
  • I difensori devono curare l'impugnazione in appello inserendo tutte le questioni di diritto controverse, poiché la mancata devoluzione della materia al giudice d'appello preclude la loro formulazione in cassazione
  • Quando ci si avvale di atti di altro procedimento è utile qualificare chiaramente la natura degli atti (documentali vs prove) e argomentare perché sia richiesto o meno il consenso per la loro acquisizione

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