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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4437/2025 del 04/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale della libertà di Napoli che aveva rigettato l'istanza di restituzione della carrozzeria sottoposta a sequestro preventivo disposto dal G.I.P. del Tribunale di Nola per presunti illeciti ambientali. Il ricorrente contestava la qualificazione del fatto come reato ex art. 137 d.lgs. n. 152/2006 (scarichi non autorizzati), deducendo violazioni di norme processuali (artt. 15, 321, 322, 324, 325, 521 c.p.p.) e la mancata verifica della gravità indiziaria e del fumus commissi delicti, nonché un presunto mutamento radicale della ricostruzione storica dei fatti rispetto agli atti della polizia giudiziaria. Sosteneva inoltre che non sussistessero i presupposti per la contestazione ai sensi dell'art. 256 d.lgs. n. 152/2006 per mancanza di ritrovamento di rifiuto liquido e di attività illecita di raccolta/trasporto/smaltimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato che, per il sequestro preventivo, è sufficiente il fumus commissi delicti (astratta sussumibilità del fatto nella fattispecie), non la piena valutazione della gravità indiziaria a carico dell'indagato. Ha ritenuto che il Tribunale della libertà avesse motivato adeguatamente la sussistenza del fumus per il reato ex art. 137 d.lgs. n. 152/2006, valorizzando l'attività produttiva dell'officina, l'uso di strumenti come la smerigliatrice posti sotto sequestro, e la presenza di residui di olio motore senza autorizzazione, elementi idonei a integrare l'ipotesi di scarico derivante da insediamento produttivo. Ha respinto la censura di mutamento della vicenda storica, ritenendo che le osservazioni del Tribunale sulla necessità di ulteriori accertamenti sulle modalità dello sversamento non abbiano modificato la qualificazione del fatto come reato ex art. 137. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria indicata nel dispositivo (somma di Euro 3.00 come riportato).

Norme richiamate

  • art. 137 d.lgs. n. 152/2006

    Interpretato come fattispecie applicabile agli scarichi derivanti da insediamento produttivo non autorizzati; la Corte ritiene che elementi quali residui di olio motore e strumenti utilizzati nell'attività possano integrare il fumus del reato anche in assenza di prova piena dello scarico continuativo.

  • art. 256 d.lgs. n. 152/2006

    Richiamato come ipotesi alternativa relativa a gestione illecita di rifiuti; la Corte osserva che il Tribunale ha valutato la possibile rilevanza ma ha comunque ritenuto sussistente il fumus per art. 137, senza che la diversa ipotesi incidesse sulla legittimità del sequestro.

  • art. 322 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la composizione del Tribunale in sede di riesame; utilizzata contestualmente per qualificare il procedimento impugnato.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Richiamato per i limiti del ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali: il gravame è consentito solo per violazione di legge o per vizi radicali della motivazione; la Corte ha applicato tale filtro dichiarando inammissibile il ricorso.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente per dedurre vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto infondate le censure in base ai limiti di cui all'art. 325 c.p.p.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna alle spese e per l'esclusione di assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Nel sequestro preventivo di beni per reati ambientali è sufficiente il fumus commissi delicti, ossia la astratta sussumibilità dei fatti nella fattispecie criminosa, non la prova completa della responsabilità penale.
  • La Corte di Cassazione esercita un sindacato limitato sui provvedimenti cautelari reali: il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge o per vizi motivazionali così gravi da rendere incomprensibile il percorso logico del giudice.
  • Elementi di contesto dell'attività produttiva (strumenti usati, residui di sostanze inquinanti, mancanza di autorizzazione) possono costituire elementi sufficienti per configurare il fumus di reati ambientali anche in assenza di completa dimostrazione dello scarico continuativo.
  • La richiesta di approfondimenti investigativi da parte del giudice del riesame non equivale a un mutamento della qualificazione del fatto; osservazioni su modalità e circostanze non sempre incidono sulla sussistenza del fumus determinante il sequestro.
  • Chi propone ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali deve concentrarsi su specifiche violazioni di legge o su vizi radicali della motivazione; argomentazioni meramente probatorie o richieste di rivalutazione degli elementi fattuali difficilmente ottengono accoglimento e possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie.

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