Cassazione Penale, Sentenza n. 22121/2026 del 16/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli (12/09/2025) che aveva confermato il decreto di sequestro probatorio (14/07/2025) e il decreto di sequestro preventivo (07/07/2025) adottati nell'ambito di un procedimento per reati tributari. La ricorrente contestava: 1) violazione del termine di dieci giorni per la decisione del tribunale del riesame (profili processuali); 2) insussistenza del periculum in mora relativo all'esecuzione del sequestro e richiesta di restituzione di somme e uso di autovettura; 3) insussistenza del fumus boni iuris rispetto ai reati contestati (dichiarazione fraudolenta e indebite compensazioni mediante fatture per operazioni inesistenti e indebite compensazioni di crediti d'imposta per ricerca e sviluppo e investimenti), nonché violazione del diritto di difesa.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Sul primo motivo (termine di dieci giorni) ha ritenuto applicabile l'art. 324 c.p.p. (termine di dieci giorni) e che il dies a quo decorre dal ricevimento integrale degli atti: nel caso gli atti erano pervenuti in modo frazionato (2/08/2025 integrazione 5/09/2025), l'udienza si è tenuta tempestivamente il 12/09/2025 e la motivazione è stata depositata il 06/10/2025. Gli altri motivi (periculum e fumus) attengono a questioni di merito e/o alla motivazione del Tribunale del riesame e, ai sensi dell'art. 325 c.p.p., in Cassazione sono sindacabili solo per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali: qui la motivazione è ritenuta non apparente ed esauriente (in particolare in relazione alla natura fittizia dei progetti e all'assenza del presupposto per i crediti di ricerca). La Corte osserva inoltre che non è consentito produrre nuovi documenti in Cassazione e che la ricorrente non ha dedotto limiti di impignorabilità ai sensi dell'art. 545 c.p.p. Esito pratico: ricorso dichiarato inammissibile; condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento in via equitativa di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 324 c.p.p.
Applicazione del termine perentorio di dieci giorni per la decisione del tribunale del riesame; il termine decorre dal momento in cui il tribunale riceve integralmente gli atti necessari al riesame
art. 309, comma 5 c.p.p.
Non applicabile nel procedimento di riesame del provvedimento di sequestro; il termine di cinque giorni per la trasmissione degli atti previsto da tale norma non determina la perdita di efficacia della misura nel riesame
art. 325 c.p.p.
Limita il controllo della Corte di cassazione sulle misure cautelari reali: è ammesso solo per violazione di legge o per vizi della motivazione talmente gravi da renderla inesistente o incomprensibile
art. 616 c.p.p.
Principio di condanna alle spese per il ricorrente nel caso di ricorso inammissibile
art. 545 c.p.p.
Rilevanza nel contesto delle richieste di restituzione: l'eventuale invocazione di limiti di impignorabilità deve essere dedotta tempestivamente per essere valutata
d.lgs. n. 74/2000, art. 2 e art. 10-quater
Art. 2 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture inesistenti) e art. 10-quater (indebite compensazioni): il Tribunale del riesame ha motivato l'esistenza del fumus relativamente alle indebite compensazioni, rilevando l'assenza del presupposto della ricerca per i crediti compensati; la ricorrente non ha impugnato adeguatamente tutte le contestazioni reali rendendo preclusa parte della questione in Cassazione
Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000
Riferimento per la valutazione dell'assenza di colpa grave nella determinazione della sanzione pecuniaria (conseguente fissazione equitativa dell'importo dovuto alla Cassa delle Ammende)
Massime di principio
- Nel riesame del sequestro il termine di decisione è quello di dieci giorni ex art. 324 c.p.p.; esso decorre solo dal ricevimento integrale degli atti necessari al giudizio: trasmissioni frazionate sospendono il decorso fino a completa acquisizione
- In Cassazione i motivi che attengono al merito (es. valutazione del periculum in mora o del fumus) sono sindacabili solo se emergono violazioni di legge o vizi motivazionali radicali; non è luogo per rinnovare prove o far emergere nuovi documenti
- Il sequestro per equivalente collegato a reati tributari è funzionale alla confisca obbligatoria; la provenienza lecita del denaro non sempre è decisiva per la legittimità del sequestro e la difesa deve tempestivamente dedurre eventuali limiti di impignorabilità (art. 545 c.p.p.)
- Le contestazioni tecniche sui crediti fiscali (es. natura del credito per ricerca e sviluppo) possono essere rimesse a organi tecnici come l'Agenzia delle Entrate; la difesa deve specificare e impugnare puntualmente tali elementi nelle fasi istruttorie per non incorrere in preclusione
- Per ottenere la restituzione di somme o beni sottoposti a sequestro è necessario proporre argomentazioni e prove adeguate nelle sedi competenti e invocare specifiche tutele normative; in Cassazione non è possibile introdurre nuovi elementi probatori
- Se il ricorso è manifestamente infondato o inammissibile la Corte può condannare il ricorrente al pagamento delle spese e disporre contributi alla Cassa delle Ammende in via equitativa, salvo colpa grave nella proposizione del ricorso
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