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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47118/2023 del 23/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto della Corte d'Appello che aveva confermato l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale per 4 anni con obbligo di soggiorno e cauzione di euro 4.000. Il ricorrente deduce un unico motivo di diritto, sostenendo che la pericolosità sociale non sarebbe attuale, poiché l'ordinanza cautelare era del 05/11/2019 e riguardava condotte datate 2015-2016, quindi lamenta violazione di legge in relazione alla attualità della pericolosità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze del ricorrente siano, in sostanza, censure di motivazione non consentite in sede di legittimità salvo casi estremi di carenza assoluta della motivazione. La Corte d'Appello aveva correttamente valutato la sussistenza della pericolosità sociale, collegandola all'indagine per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, al ruolo apicale del Buzzan nel sodalizio, alle conversazioni intercettate e alla ritenuta operatività dell'associazione anche successivamente alla captazione. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione)

    art. 10, comma 3; art. 4, comma 1, lett. b)

    Art. 10: il ricorso per cassazione avverso il decreto della Corte d'Appello è ammesso solo per violazione di legge; pertanto in Cassazione non sono ammissibili censure di merito sulla motivazione se non nei limiti molto ristretti della motivazione assente o meramente apparente. Art. 4, c.1, lett. b): la pericolosità sociale è stata ritenuta sussistente in quanto il ricorrente era indiziato di appartenenza a un'associazione dedita al traffico di stupefacenti e svolgeva ruolo di vertice.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico sulle sostanze stupefacenti)

    I fatti contestati sono stati riqualificati sotto la normativa dell'art. 74 comma 6 (illecito connesso a traffico di stupefacenti), circostanza che non incide sul giudizio di pericolosità sociale fatto valere nel decreto applicativo.

Massime di principio

  • Avverso i decreti applicativi di misure di prevenzione il ricorso in Cassazione è limitato alla violazione di legge (art. 10 d.lgs. 159/2011); le critiche sulla valutazione dei fatti sono, di norma, inammissibili se si configurano come censure di motivazione.
  • La motivazione del provvedimento di merito deve avere i requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità; solo la sua assoluta carenza o la sua apparente inesistenza consentono la censura in Cassazione.
  • Un intervallo temporale tra i fatti e l'adozione della misura non esclude automaticamente l'attualità della pericolosità, specialmente se risultano elementi che indicano ruolo apicale nel sodalizio e continuità/operatività dell'associazione (es. conversazioni intercettate, contestazioni associative aperte).
  • In casi analoghi la difesa in cassazione deve concentrare le doglianze su specifiche violazioni di legge o su palese carenza motivazionale, evitando repliche generiche delle argomentazioni di merito; altrimenti il ricorso rischia l'inammissibilità e la condanna alle spese.
  • Quando la misura è fondata su reati associativi con contestazioni non definitivamente chiuse, il giudice può legittimamente ritenere la persistenza del rischio sociale anche dopo un considerevole lasso di tempo.

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