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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27377/2023 del 22/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Grisafi, dipendente Alitalia addetto all'apertura dei bagagli smarriti, era stato accusato di essersi appropriato di oggetti rinvenuti in valigie non reclamate. Il Tribunale di Civitavecchia lo aveva assolto (per particolare tenuità del fatto in parte e per insussistenza in altro capo); la Corte d'appello di Roma confermò tale decisione. Avverso quest'ultima sentenza la difesa ha proposto ricorso in Cassazione sollevando, in via preliminare, domanda di restituzione in termine ai sensi dell'art. 175 c.p.p. per impossibilità ad ottenere copia della sentenza dalla cancelleria a causa delle restrizioni dovute alla pandemia (PEC inevase), e nel merito denunciando vizi di motivazione (violazione del diritto al silenzio e valutazione apodittica dell'ipotesi difensiva che l'imputato avesse rimesso gli oggetti al loro posto) nonché omissione nell'assunzione di una prova decisiva (istanza di sequestro della valigia non considerata).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività: la sentenza di appello del 2 marzo 2021 dava termine per proporre ricorso fino al 16 maggio 2021, mentre il ricorso è stato depositato il 18 giugno 2022. La richiesta di restituzione del termine non è stata ritenuta provata: la difesa non ha prodotto attestazioni di cancelleria o altro documento certo comprovante il divieto di accesso o l'irricevibilità delle richieste via PEC, e dichiarazioni unilaterali non bastano. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 175 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la restituzione nel termine per proporre impugnazioni; la Corte richiede prova rigorosa e documentata dell'impedimento sopravvenuto che abbia reso impossibile il tempestivo esercizio dell'impugnazione

  • Giurisprudenza (Sez. 2, sent. n. 17708 del 31/01/2022 - dep. 04/05/2022, Rv. 283059-01)

    Principio richiamato secondo cui grava sull'istante l'onere di provare con atti certi (es. attestazione di cancelleria) la circostanza ostativa alla tempestività dell'impugnazione; dichiarazioni del difensore o di altri non sono sufficienti

Massime di principio

  • I termini per proporre ricorso sono rigorosi: se si invoca la restituzione in termine ai sensi dell'art. 175 c.p.p. occorre fornire prove documentali concrete (attestati di cancelleria, ricevute PEC, note ufficiali) che dimostrino l'impedimento.
  • Le sole dichiarazioni del difensore circa richieste inviati via PEC o difficoltà di accesso alla cancelleria non sono idonee a giustificare la tardività; occorre documentazione esterna e verificabile.
  • Se si lamentano vizi di motivazione relativi al diritto al silenzio, è opportuno indicare in modo preciso gli errori logico-giuridici della motivazione e, se possibile, produrre elementi che rendano concreta e credibile l'ipotesi difensiva (es. atti che provino la restituzione o la prassi di lavoro).
  • Le richieste di acquisizione di prove decisive (es. sequestro o riesame di un bagaglio) devono risultare dagli atti e, se ritenute rilevanti, devono essere reiterate e documentate: la mancata assunzione deve essere censita nel processo per poter costituire motivo di impugnazione efficace.
  • In caso di inammissibilità del ricorso, è frequente la condanna alle spese e, quando previsto, al pagamento di somme alla cassa delle ammende; dunque prima di impugnare verificare rigorosamente termini e prova degli impedimenti.

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