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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14550/2022 del 14/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Ancona che ha sostituito gli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. n. 309/1990. Denuncia vizio di motivazione ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., sostenendo che il Tribunale avrebbe travisato i fatti (errata qualificazione del rapporto con Andreaa Lambru come coniugio; errata interpretazione delle uscite come attività di spaccio quando servivano a rifornire il detenuto o offrire lavoro), avrebbe ignorato l'ottimo comportamento inframurario, la documentata volontà di lavorare e la distanza temporale, e avrebbe valutato la gravità indiziaria pur avendo l'appello del P.M. riguardato solo l'adeguatezza della misura. In sede successiva il difensore ha proposto due motivi nuovi: (1) che la presentazione di istanza di rimessione ex art. 45 cod. proc. pen. sospenderebbe ogni decisione, anche cautelare; (2) che l'adesione a un programma terapeutico del SERT attenuerebbe il pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure originarie fossero, in gran parte, contestazioni di merito e di fatto non ammissibili in sede di legittimità: il Tribunale aveva motivato con elementi fattuali precisi (pluralità di violazioni degli arresti domiciliari e proseguimento dell'attività di spaccio durante la misura) e tali elementi non sono stati logicamente confutati dal ricorrente. Quanto al primo motivo nuovo, la Corte ha spiegato che l'istanza di rimessione ex art. 45 non impedisce il compimento di "atti urgenti" e che l'art. 47 cod. proc. pen. sospende il processo nelle forme indicate soltanto in presenza di specifiche condizioni, per cui non preclude decisioni cautelari urgenti. Il secondo motivo nuovo (programma terapeutico SERT) è elemento di fatto nuovo non valutabile in sede di legittimità e potrà essere proposto davanti al giudice procedente per una eventuale revisione della misura. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende per colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sostanziale che disciplina i reati in materia di stupefacenti e dalla quale deriva la contestazione penale per cui è stata adottata la misura cautelare

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma riguardante l'appello ex articolo citato, nella quale si inquadra l'impugnazione che aveva portato all'ordinanza del Tribunale di Ancona

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Indica il vizio di motivazione come motivo di ricorso per cassazione; la Corte valuta che le censure prospettate siano in realtà contestazioni di fatto non sindacabili in sede di legittimità

  • art. 45 cod. proc. pen.

    Disciplina l'istanza di rimessione alla Corte di cassazione; la Corte osserva che la sola presentazione dell'istanza non sospende automaticamente ogni determinazione processuale

  • art. 47 cod. proc. pen.

    "processo prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione"; "il decreto che dispone il giudizio o la sentenza"; "il compimento di atti urgenti"

    La norma prevede la sospensione obbligatoria del processo in specifiche ipotesi legate alla rimessione, ma contiene espressamente il riferimento per cui la sospensione non impedisce il compimento di atti urgenti; la Corte conclude che le decisioni cautelari possono rientrare tra tali atti

  • art. 610, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per distinguere la sezione cui assegnare l'istanza di rimessione; utilizzata nel ragionamento sulla disciplina della sospensione

  • art. 94 cod. proc. pen.

    Richiamato per gli adempimenti amministrativi successivi alla pronuncia (invio alla cancelleria)

Massime di principio

  • In Cassazione non è possibile ottenere la riconsiderazione delle prove o dei fatti: le censure che si risolvono in mera contestazione di merito o di fatto sono inammissibili.
  • Se la decisione impugnata è fondata su constatazioni fattuali (es. plurime violazioni di una misura cautelare, continuità dell'attività delittuosa), il ricorrente deve indicare vizi logici o giuridici specifici nella motivazione per renderne possibile il sindacato di legittimità.
  • La proposizione di istanze di rimessione ex art. 45 cod. proc. pen. non sospende automaticamente tutti gli atti processuali: la sospensione prevista dall'art. 47 non ostacola "atti urgenti" e dunque non impedisce, di regola, provvedimenti cautelari urgenti.
  • Elementi di fatto nuovi (es. adesione a programmi terapeutici, nuovi documenti probatori) non sono generalmente valutabili in sede di legittimità ma devono essere prodotti al giudice del merito per ottenere la rinnovazione o la sostituzione della misura cautelare.
  • Per ottenere la sostituzione o la revoca di una misura cautelare è strategico produrre e documentare tempestivamente elementi concreti (certificazioni di terapie, proposte di lavoro, attestazioni di condotta) davanti al giudice procedente, non solo in sede di cassazione.
  • La Corte può condannare il ricorrente a sanzioni pecuniarie quando il ricorso è inammissibile per cagione imputabile al ricorrente (colpa nella determinazione della causa di inammissibilità).

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