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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27096/2024 del 09/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la rideterminazione della pena operata dalla Corte d'appello, deducendo: 1) mancata disapplicazione della recidiva reiterata ed infraquinquennale e vizio di motivazione nella valutazione dei precedenti (si sosteneva che i precedenti fossero datati e privi di relazione qualificata con il fatto); 2) errata applicazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, considerata la modesta offensività del reato di evasione e l'ammissione degli addebiti da parte dell'imputato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello che, richiamando la molteplicità e la natura dei precedenti (tre per evasione) e il limitato lasso temporale tra i reati, ha legittimamente ritenuto sussistere una maggiore pericolosità dell'imputato e, conseguentemente, ha applicato l'aumento previsto dall'art. 99, comma 4, cod. pen. Le stesse considerazioni, unite all'assenza di ragioni positive a favore dell'imputato, giustificano anche il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte ha osservato che la valutazione discrezionale in materia di trattamento sanzionatorio, se adeguatamente motivata, è insindacabile in Cassazione. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen.

    Individua il delitto di evasione, reato per il quale l'imputato è stato condannato in primo grado

  • art. 99, comma 4, cod. pen.

    Prevede l'aumento della pena per la recidiva reiterata ed infraquinquennale; la Corte d'appello ha applicato l'aumento previsto e la Cassazione ne ha ritenuto legittimo l'impiego a fronte dei precedenti e della maggiore pericolosità dell'imputato

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137, conv. dalla L. 18/12/2020

    Norma che consente la trattazione scritta del procedimento in Cassazione in mancanza di richiesta di discussione orale; nel caso di specie il procedimento è stato trattato per iscritto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Autorizza il versamento in favore della Cassa delle ammende; applicata dalla Corte per la somma disposta a carico del ricorrente

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 45623 del 23/10/2013 (Testa, Rv. 257425)

    Principio secondo cui lo stesso elemento (es. precedenti) può essere preso in considerazione più volte sotto profili differenti (es. applicazione della recidiva e negazione delle attenuanti generiche) senza integrare violazione del principio ne bis in idem

Massime di principio

  • La determinazione della pena è area di ampia discrezionalità del giudice di merito: se la motivazione è logica e compiuta, la Cassazione non la sindaca.
  • La recidiva reiterata ed infraquinquennale autorizza l'aumento previsto dall'art. 99, comma 4; la sua applicazione è legittima quando i precedenti e la loro vicinanza temporale evidenzino una maggiore pericolosità dell'imputato.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere giustificato con gli stessi elementi che motivano l'applicazione della recidiva; l'utilizzo di un medesimo fatto per valutazioni diverse non costituisce ne bis in idem.
  • Per ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche è necessario dimostrare in modo concreto la modesta offensività della condotta e ragioni positive che attenuino la responsabilità (es. rapporto temporale e qualitativo con precedenti, effettiva ammissione e collaborazione), altrimenti il giudice può legittimamente negarle.
  • In Cassazione sono inammissibili i ricorsi che mirano solo a rimettere in discussione la ponderazione discrezionale degli elementi già valutati dai giudici di merito, salvo vizi di diritto o motivazionali evidenti e specificamente denunciati.

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