Cassazione Civile, Ordinanza n. 11308/2026 del 27/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
Una automobilista, alla guida di un veicolo di proprietà di terza persona, collideva con un cinghiale che sarebbe apparso improvvisamente sulla carreggiata lungo una strada provinciale. La proprietaria dell’auto chiedeva il risarcimento dei danni patrimoniali alla Regione Marche, assumendo la responsabilità dell’ente per i danni causati dalla fauna selvatica. In primo grado la domanda veniva accolta e la Regione condannata al risarcimento; in appello la sentenza veniva riformata e la domanda respinta. In cassazione la ricorrente deduceva, con due motivi, la violazione dell’art. 2052 c.c. e dell’art. 113 c.p.c., sostenendo che il Tribunale avesse erroneamente applicato l’art. 2043 c.c. nonostante la riconosciuta operatività dell’art. 2052 c.c. per i danni da fauna selvatica; in subordine, lamentava la violazione dell’art. 2043 c.c. e dell’art. 84, comma 2, del Codice della Strada, affermando di avere comunque provato i presupposti della responsabilità e che il sinistro fosse avvenuto in condizioni di non tempestiva percepibilità dell’attraversamento dell’animale.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che le censure non colpissero la reale ratio decidendi della sentenza d’appello, fondata non tanto sulla scelta tra art. 2043 c.c. e art. 2052 c.c., quanto sulla mancata prova, da parte dell’attrice, dell’esatta dinamica del sinistro e, in particolare, del comportamento dell’animale e della condotta di guida della conducente in loro reciproca correlazione. La Corte ha osservato che tale accertamento è tipicamente riservato al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se sorretto da motivazione adeguata. Ha inoltre richiamato il principio, recentemente affermato, secondo cui, nelle azioni risarcitorie per incidente tra veicolo e animale, il danneggiato deve allegare e provare la dinamica completa dell’evento, compresa la condotta del conducente, per dimostrare la causalità esclusiva o concorrente dell’animale e l’eventuale concorso colposo ex art. 1227, comma 1, c.c. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate, mentre è stato posto a carico della ricorrente l’ulteriore contributo unificato, se dovuto.
Norme richiamate
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
è stata invocata come norma sul vizio di violazione di legge per entrambi i motivi di ricorso.
art. 113 c.p.c.
è stata dedotta la sua violazione in relazione all’erronea applicazione della norma sostanziale da parte del giudice di merito.
art. 2052 c.c.
la Corte richiama la responsabilità per danni cagionati da animali e afferma che, nelle controversie per incidente stradale con fauna selvatica, il danneggiato deve provare l’esatta e completa dinamica del sinistro, comprensiva del comportamento dell’animale e della condotta di guida.
art. 2043 c.c.
è menzionato come parametro alternativo di responsabilità extracontrattuale, ma la Corte ritiene recessiva la questione della sua applicabilità rispetto al difetto di prova della dinamica del sinistro.
art. 84, comma 2, Codice della Strada (D.P.R. 495/1992)
è stato invocato dalla ricorrente per sostenere che l’attraversamento dell’animale non fosse tempestivamente percepibile.
art. 116 c.p.c.
la valutazione delle risultanze probatorie è ricondotta al prudente apprezzamento del giudice di merito ed è quindi insindacabile in cassazione nei limiti propri del giudizio di legittimità.
art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.
la Corte rileva un difetto di specificità e autosufficienza del ricorso quanto alla dimostrazione della dedotta prospettazione in appello della diversa qualificazione giuridica della fattispecie.
art. 1227, comma 1, c.c.
viene richiamato per affermare che la prova della dinamica completa serve anche a stabilire l’eventuale concorso colposo del conducente nella produzione del danno.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002
viene applicato per dichiarare la sussistenza dei presupposti del versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Massime di principio
- Nelle azioni risarcitorie per incidente tra veicolo e animale, il danneggiato non può limitarsi a provare la presenza dell’animale sulla carreggiata o il mero urto: deve allegare e dimostrare l’esatta e completa dinamica del fatto, incluse la condotta dell’animale e quella di guida del conducente.
- La prova richiesta deve consentire di stabilire se il comportamento dell’animale sia stato causa esclusiva o concorrente del danno e, in tal caso, di valutare anche il possibile concorso colposo del conducente ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c.
- La scelta tra art. 2043 c.c. e art. 2052 c.c. può risultare recessiva quando la domanda difetti comunque della prova decisiva sul nesso causale e sulla dinamica del sinistro.
- L’accertamento sulla sufficienza e attendibilità della prova rientra nel prudente apprezzamento del giudice di merito e non è censurabile in cassazione se la motivazione è adeguata e non apparente.
- In sede di legittimità è inammissibile una censura che non attacchi la reale ratio decidendi della sentenza impugnata o che si risolva in una richiesta di riesame del merito.
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