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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34105/2023 del 02/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Tribunale di Trapani del 23/06/2022 che, in rito abbreviato, aveva condannato Antonina Veronica Monreale a un anno di reclusione per il reato indicato agli artt. 81, 385 cod. pen. Il Procuratore generale contestava la motivazione della sentenza per contraddittorietà e illogicità, in particolare il giudizio di equivalenza operato tra le circostanze attenuanti generiche e la recidiva (specifica, reiterata e infraquinquennale), sostenendo che la sentenza non avrebbe valutato correttamente la recidiva specifica e avrebbe dato argomentazioni assertive e apodittiche richiamando il comportamento processuale dell'imputata in modo insufficiente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che i motivi dedotti fossero generici e manifestamente infondati. Ha osservato che il giudizio di comparazione tra circostanze attenuanti e aggravanti (quale la recidiva) è una valutazione discrezionale di merito, sindacabile in Cassazione solo se frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico e privo di sufficiente motivazione. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione fornita dal Tribunale, in particolare il richiamo al "corretto contegno processuale" della imputata come motivo per l'equivalenza tra attenuanti e recidiva, precisando che tale corretto comportamento non era la scelta del rito abbreviato ma la richiesta di unificazione di più procedimenti. Ha inoltre affermato l'irrilevanza dell'omissione di un esplicito riferimento alla recidiva specifica nella parte motivazionale, posto che la recidiva risultava comunque contestata e richiamata nel dispositivo. Pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • artt. 81, 385 cod. pen.

    Gli articoli indicano il titolo di reato contestato all'imputata; nel giudizio si è valutata la ricorrenza della recidiva in rapporto alle circostanze attenuanti ai sensi della normativa penale. La Corte non entra nel merito sostituendosi al giudice di merito nella valutazione comparativa delle circostanze, salvo vizio di logica o arbitrarietà.

  • Sez. U, n. 10713 del 25/02/2010 (Contaldo, Rv. 245931)

    Sez. U, n. 10713 del 25/02/2010, Contaldo, Rv. 245931

    Giurisprudenza di legittimità che conferma il principio secondo cui il giudizio di comparazione tra circostanze opposte è valutazione discrezionale tipica del merito e sfugge al sindacato di legittimità della Cassazione se sorretto da motivazione non arbitraria e logicamente congrua.

Massime di principio

  • Il confronto e l'equivalenza tra circostanze attenuanti e recidiva costituiscono una valutazione di merito discrezionale: la Cassazione interviene solo se emerge un evidente vizio logico o arbitrarietà nella motivazione.
  • L'omissione di un esplicito richiamo alla recidiva nella parte motivazionale può essere irrilevante quando la recidiva è comunque contestata e richiamata nel dispositivo; ciò non determina automaticamente nullità o vizio se la decisione complessiva è comprensibile.
  • Un richiamo sintetico al comportamento processuale dell'imputato può legittimare l'applicazione di circostanze attenuanti se la sentenza spiega come quel comportamento incide sulla valutazione complessiva della pena (es. iniziative di razionalizzazione processuale come l'unificazione dei procedimenti).
  • I rimedi di legittimità contro motivazioni allegedmente contraddittorie richiedono censure specifiche e non possono fondarsi su affermazioni generiche o meramente assertive; il ricorrente deve dimostrare il vizio logico o l'arbitrarietà della valutazione di merito.

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