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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8759/2023 del 01/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello contestando principalmente: (1) improcedibilità e violazione del principio ne bis in idem per avere già subito una condanna in altro processo (Tribunale di Palmi 4/3/2015) e per la presunta illegittima 'retrodatazione' o 'chiusura' della contestazione aperta relativa al reato permanente di associazione mafiosa; (2) carenza e illogicità della prova in ordine alla partecipazione all'associazione (errori di attribuzione, confusione con omonimi, insufficiente riscontro delle intercettazioni, contraddizioni sul ruolo nella latitanza); (3) mancata riqualificazione del contributo alla latitanza quale mero favoreggiamento (art. 384 c.p.); (4) insufficienza della prova in ordine all'estorsione a danno di De Masi e responsabilità personale dell'imputato; (5) infondatezza dell'aggravante mafiosa ex art. 416-bis.1 c.p.; (6) mancata motivazione sul quantum degli aumenti per continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha confermato la sentenza di merito nella sostanza. Sul punto centrale (ne bis in idem/improcedibilità) la Corte ha ritenuto non violata la regola di irretrattabilità dell'azione penale: la 'chiusura' della contestazione aperta del delitto permanente, quando non retrodata a termine anteriore all'esercizio dell'azione penale, è ammissibile e non costituisce revoca dell'azione; la vis espansiva della contestazione dei reati permanenti consente di distinguere i segmenti temporali e non impedisce un secondo giudizio per la porzione successiva. La Corte ha inoltre ritenuto adeguata e logica la valutazione probatoria dei giudici di merito in ordine alla partecipazione all'associazione, al contributo organizzato alla latitanza (qualificato come partecipazione e non mero favoreggiamento), alla responsabilità nell'estorsione e all'aggravante mafiosa; ha ritenuto infondate le censure sulla quantificazione della pena per continuazione. Il ricorrente è stato quindi condannato a sostenere le spese di parte civile ex art. 541, comma 1, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Fondamento della contestazione per partecipazione ad associazione di tipo mafioso; la Corte ha confermato che il contributo alla latitanza può integrare la partecipazione se sistematico e funzionale all'organizzazione

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di estorsione: la Corte ha ritenuto provata la responsabilità dell'imputato anche attraverso il contributo causale (prelievi di merce) e la consapevolezza ricavabile dal suo ruolo familiare e gestionale

  • art. 416-bis, comma 1 (aggravante) cod. pen.

    L'aggravante per l'uso del metodo mafioso può essere inferita anche per la consapevolezza del compartecipe, desumibile dai rapporti e dalla posizione nell'organizzazione (principio solidaristico)

  • art. 384 cod. pen.

    Il favoreggiamento personale non è applicabile quando l'aiuto alla latitanza è stabile e organizzato; in tal caso la condotta può essere ricondotta alla partecipazione associativa

  • art. 405 cod. proc. pen.

    Riguarda l'atto di esercizio dell'azione penale: la Corte ha sottolineato che l'esercizio avviene in una data e che la contestazione aperta può avere vis espansiva sui comportamenti in corso di giudizio

  • art. 50, comma 3 cod. proc. pen.

    Riferito al principio di irretrattabilità dell'azione penale; la Corte ha escluso che la 'chiusura' della contestazione aperta costituisca una ritrattazione vietata ove non retrosterni il termine finale ad epoca anteriore all'esercizio dell'azione

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiama i limiti nella esposizione dei motivi in cassazione (contenuti del ricorso) che sono stati rispettati; utilizzo procedurale nel ricorso

  • art. 110 cod. pen.

    Principio della responsabilità per il concorso di persone nel reato: la consapevolezza e gli effetti della condotta altrui possono concorrere alla valutazione dell'aggravante e del dolo

  • art. 541, comma 1 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna dell'imputato al pagamento delle spese della parte civile in caso di soccombenza: applicata alla luce dell'esito negativo del ricorso

Massime di principio

  • La 'chiusura' della contestazione aperta per reati permanenti non comporta automaticamente violazione del principio di irretrattabilità dell'azione penale: è lecita se non retrodata a periodo anteriore all'esercizio dell'azione penale e va valutata alla luce della 'vis espansiva' della contestazione del reato permanente
  • Per i reati permanenti è possibile procedere per segmenti temporali distinti: il primo giudizio può limitare la porzione temporale, ed eventuali comportamenti successivi possono essere oggetto di nuova indagine e di un secondo processo senza violare il ne bis in idem
  • Il sindacato della Corte di Cassazione sulla valutazione della prova è limitato al controllo della logicità e della correttezza giuridica della motivazione; non può sostituirsi al giudice di merito nell'apprezzamento della concordanza e della gravità degli indizi
  • Il contributo alla latitanza può integrare la partecipazione ad associazione mafiosa (e non solo il favoreggiamento personale) quando sia sistematico, organizzato e funzionale al mantenimento del potere dell'associazione
  • L'aggravante per metodo mafioso in reati come l'estorsione può essere desunta anche dalla posizione e dalla consapevolezza del compartecipe, specie in presenza di stretti rapporti familiari e di ruolo gestionale nell'impresa familiare
  • Nella quantificazione delle pene per continuazione il giudice deve motivare il quantum; tuttavia la valutazione sulla rilevanza del periodo contestato e il numero degli atti è circoscritta al giudizio di merito e può reggere se adeguatamente argomentata

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