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Sentenza

Sentenza n. 3759/2026 - Napoli, Sezione 1

per l'annullamento: - a) dell'ingiunzione di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, n. -OMISSIS-, prot. n. -OMISSIS-(pratica n. -OMISSIS-), a firma del Responsabile del Servizio 8° – Urbanistica – Edilizia Privata – LL.PP. del Comune di Massa Lubrense, notificata alla parte ricorrente in data 24.11.2022; - b) dell'ingiunzione di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, n. -OMISSIS-, prot. n. -OMISSIS- (pratica n. -OMISSIS-), a firma del Responsabile del Servizio 8° – Urbanistica – Edilizia Privata – LL.PP. del Comune di Massa Lubrense, notificata alla parte ricorrente in data 24.11.2022; - c) d’ogni altro atto antecedente, susseguente o comunque connesso, tra cui: 1) il rapporto dell'U.T.C. di cui alla relazione tecnica in atti, prot. n. -OMISSIS-, richiamata nel provvedimento impugnato sub a), allegata alla precedente ordinanza di sospensione lavori, n.-OMISSIS- sempre ivi richiamata, che parimenti s’impugna, in quanto valevole come comunicazione d’avvio del procedimento e mai notificata; 2) il rapporto dell'U.T.C. di cui alla relazione tecnica in atti prot. n. -OMISSIS- richiamata nel provvedimento impugnato sub b), allegata alla precedente ordinanza di sospensione lavori, n. -OMISSIS-, sempre ivi richiamata, che parimenti s’impugna in quanto valevole come comunicazione d’avvio del procedimento e mai notificata;

Giustizia amministrativa202300901

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Due ingiunzioni comunali di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relative a opere edilizie ulteriori realizzate su un immobile abusivo oggetto di domanda di condono pendente

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato due ingiunzioni di demolizione adottate ai sensi dell'art. 31 del d.P.R. 380/2001, contestando opere quali controsoffittatura e tegole su una tettoia, grondaie, balaustre, un locale tecnico, pavimentazioni e rivestimenti in pietra, pensiline, un manufatto adibito a deposito e ricovero polli, una recinzione e un pannello termico con boiler. Con il primo motivo ha dedotto la violazione degli artt. 6, 6-bis, 27, 31 e 33 del d.P.R. 380/2001, dell'art. 38 della l. 47/1985, della l. 241/1990, del d.P.R. 31/2017, degli artt. 146 e 149 del d.lgs. 42/2004 e del d.m. 2 marzo 2018, sostenendo che le opere fossero riconducibili all'attività edilizia libera, alla CILA o, al più, alla ristrutturazione, e non richiedessero il permesso di costruire. Ha inoltre dedotto che le opere insistevano su un immobile interessato da una domanda di condono edilizio ex l. 724/1994 ancora pendente, con conseguente violazione dell'art. 38 della l. 47/1985. Con il terzo motivo ha denunciato difetto di motivazione e di istruttoria, per mancata spiegazione delle ragioni dell'applicazione della demolizione e della mancata riconduzione delle opere all'attività edilizia libera. Con il quarto motivo ha sostenuto che le opere fossero esenti dall'autorizzazione paesaggistica ai sensi dei punti A.2, A.5, A.6, A.10, A.12 e A.13 dell'Allegato A al d.P.R. 31/2017 e che alcune opere fossero qualificate dallo stesso accertamento comunale come attività edilizia libera. Il Comune si è costituito senza svolgere una concreta attività difensiva.

La decisione

Il TAR ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondata la censura relativa alla qualificazione delle opere, affermando che, quando un manufatto abusivo non è stato ancora sanato o condonato, gli interventi ulteriori, anche se singolarmente riconducibili alla manutenzione, al restauro, alla ristrutturazione o alle pertinenze, assumono le caratteristiche di abusività dell'opera principale e non possono essere eseguiti fino alla definizione della sanatoria, salvo il rispetto delle procedure previste dalla legge. La pendenza della domanda di condono non sospendeva quindi l'azione repressiva rispetto alle opere ulteriori e diverse da quelle comprese nella domanda. Il Collegio ha inoltre valorizzato il vincolo paesaggistico gravante sull'intero territorio comunale, ritenendo che, in area vincolata, l'assenza di titolo edilizio e paesaggistico legittimi l'esercizio del potere demolitorio indipendentemente dal titolo astrattamente necessario per ciascuna opera. Ha applicato anche il criterio della valutazione globale degli interventi, escludendo la loro considerazione atomistica quando risultino funzionalmente collegati. La censura sul difetto di motivazione e istruttoria è stata respinta: l'ordinanza di demolizione è adeguatamente motivata mediante la descrizione delle opere, l'accertamento della loro abusività e il richiamo alla disciplina applicabile; in presenza di un abuso edilizio in area vincolata, l'interesse pubblico alla demolizione è in re ipsa, senza necessità di una specifica comparazione con l'interesse privato o di valutazioni d'ufficio su possibili sanatorie. Anche la censura paesaggistica è stata respinta, poiché l'eventuale riconducibilità delle opere a fattispecie esenti dall'autorizzazione paesaggistica non supera né il carattere abusivo degli interventi ulteriori realizzati su un immobile non sanato né il carattere vincolato della sanzione demolitoria in area paesaggisticamente vincolata. Le spese sono state compensate in ragione dell'assenza di concreta attività difensiva del Comune.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali

    La disposizione fonda l'ingiunzione demolitoria per opere abusive; in area vincolata e in assenza dei necessari titoli, il potere ripristinatorio è vincolato.

  • art. 33 d.P.R. 380/2001

    È richiamato nell'ordinanza e nella controversia quale disciplina sanzionatoria applicabile alle opere abusive e rimovibili senza pregiudizio della parte conforme.

  • art. 27 d.P.R. 380/2001

    Impone l'adozione di provvedimenti repressivi per opere comunque costruite senza titolo in area sottoposta a vincolo paesaggistico, senza rilevanza decisiva del titolo astrattamente necessario per il singolo intervento.

  • art. 6 d.P.R. 380/2001

    La riconducibilità astratta di singole opere all'attività edilizia libera non esclude la loro abusività quando costituiscano interventi ulteriori su un manufatto abusivo non sanato o condonato.

  • art. 6-bis d.P.R. 380/2001

    Interventi subordinati a comunicazione di inizio lavori asseverata

    È invocato dalla ricorrente, ma il giudice ritiene irrilevante la qualificazione atomistica delle opere ulteriori rispetto all'abusività dell'immobile principale.

  • art. 38 l. 47/1985

    La pendenza della domanda di condono può incidere sugli interventi relativi al manufatto oggetto della domanda, ma non impedisce la repressione di opere ulteriori e diverse realizzate sul medesimo immobile.

  • art. 3 l. 241/1990

    L'obbligo motivazionale è soddisfatto dalla descrizione delle opere, dall'accertamento dell'abusività e dal riferimento alla disciplina applicabile; in presenza di abuso vincolato non occorre una specifica comparazione dell'interesse pubblico con quello privato.

  • art. 146 d.lgs. 42/2004

    La disciplina dell'autorizzazione paesaggistica non impedisce la demolizione di opere prive dei necessari titoli in area vincolata.

  • art. 149 d.lgs. 42/2004

    Le ipotesi di esclusione dall'autorizzazione paesaggistica non consentono comunque la prosecuzione di lavori abusivi su un immobile non sanato, in assenza delle procedure di legge.

  • d.P.R. 31/2017, Allegato A

    Punti A.2, A.5, A.6, A.10, A.12 e A.13

    Le esenzioni paesaggistiche dedotte per le singole opere non superano l'abusività degli interventi ulteriori eseguiti su un manufatto non sanato né il carattere vincolato della sanzione ripristinatoria.

  • art. 35 l. 47/1985

    La possibilità di intervenire su un immobile oggetto di domanda di condono deve rispettare le procedure di legge; in mancanza, le opere ulteriori sono assoggettate alla sanzione prevista per l'immobile abusivo cui ineriscono.

  • l. 724/1994

    È la disciplina in base alla quale era stata presentata la domanda di condono edilizio pendente relativa al manufatto principale.

Massime di principio

  • Gli interventi ulteriori, ampliativi, modificativi o accessori realizzati su un manufatto abusivo non ancora sanato o condonato ne condividono l'abusività, anche quando, considerati isolatamente, sarebbero riconducibili all'attività edilizia libera, alla CILA, alla manutenzione, alla pertinenza o ad altre categorie edilizie meno gravose.
  • La pendenza di una domanda di condono non consente la prosecuzione o la modificazione dei lavori sull'immobile abusivo, salvo il rispetto delle procedure previste dalla legge; la sospensione degli effetti repressivi non si estende alle opere ulteriori e diverse da quelle comprese nella domanda di condono.
  • In area sottoposta a vincolo paesaggistico, la realizzazione di opere senza titolo edilizio e senza il necessario titolo paesaggistico legittima l'adozione della demolizione indipendentemente dalla qualificazione del titolo edilizio astrattamente richiesto per ciascuna opera.
  • Per valutare l'incidenza urbanistica di una pluralità di opere occorre considerarne l'impatto complessivo, anche sotto il profilo funzionale, senza frazionare artificialmente interventi strutturalmente distinti ma diretti a un medesimo risultato pratico.
  • L'ordinanza di demolizione è adeguatamente motivata quando descrive le opere, ne accerta l'abusività e richiama la disciplina applicabile; per gli abusi in area vincolata non sono necessarie una specifica comparazione tra interesse pubblico e interesse privato né una motivazione autonoma sull'interesse concreto e attuale alla demolizione.
  • L'eventuale esenzione dall'autorizzazione paesaggistica per singole opere non esclude la loro sottoposizione alla sanzione demolitoria quando siano interventi ulteriori realizzati su un immobile abusivo non sanato e non siano state rispettate le procedure di legge.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioAutorizzazione paesaggistica
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggio
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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