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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34807/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano il decreto di sequestro preventivo su un immobile sito a Capri (attribuito alla Tiberpro s.r.l., precedentemente in proprietà della M.A.L.F. s.r.l. poi fallita) per tre motivi principali: (1) nullità/insufficiente motivazione del decreto del GIP e mancanza di autonoma valutazione, lamentando che il GIP avesse semplicemente riprodotto la richiesta del PM e la consulenza tecnica dell'accusa (richiamo art. 309, comma 9 c.p.p.); (2) carenza del fumus commissi delicti e della sussistenza del periculum in mora, contestando la ricostruzione indiziaria che avrebbe attribuito un intento fraudolento alla mancata sottoscrizione dell'aumento di capitale da parte della M.A.L.F. e invocando la business judgment rule e l'assenza di nesso di pertinenzialità stabile tra la villa sequestrata e la condotta distrattiva (richiamo art. 321 c.p.p.); (3) illegittimo richiamo alle regole dei sequestri di prevenzione/antimafia (d.lgs. 159/2011) e pregiudizio per i terzi creditori, sostenendo che le tutele proprie dei sequestri per confisca non possono essere estese ai sequestri penali ordinari.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse svolto un autonomo ed esaustivo percorso motivazionale e non si fosse limitato ad un mero copia/incolla della richiesta del PM, avendo invece considerato indizi provenienti da più fonti (relazioni della Guardia di Finanza, consulenza tecnica del PM, relazioni del curatore fallimentare). Le doglianze dei ricorrenti sono state considerate essenzialmente una diversa ricostruzione dei fatti e non una prova di violazione di legge; in aggiunta, è stata sottolineata la carenza di legittimazione dei ricorrenti ad impugnare in proprio (non nelle vesti di rappresentanti delle società coinvolte). Quanto al richiamo al d.lgs. 159/2011, è stato osservato che il sequestro è stato adottato ai sensi dell'art. 321 c.p.p. per prevenire l'aggravamento delle conseguenze della bancarotta e che la legittimazione dei creditori/curatore fallimentare a richiedere restituzioni non inficia la legittimità del sequestro. Conseguentemente, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 309, comma 9 c.p.p.

    Richiamata dai ricorrenti per censurare la motivazione del GIP; la Corte ha ritenuto che la motivazione del GIP e la successiva autonoma valutazione del Tribunale del riesame fossero adeguate e non configurassero omissione tale da viziare il provvedimento

  • art. 321 c.p.p.

    Norma richiamata in tema di sequestro preventivo: il Tribunale ha ritenuto sussistenti gli indizi di pericolo di dispersione o aggravamento per i creditori (periculum) e il fumus commissi delicti rispetto alla ipotesi di bancarotta fraudolenta, giustificando il sequestro

  • d.lgs. 159/2011 (codice antimafia)

    I ricorrenti invocavano l'inapplicabilità delle regole antimafia ai sequestri penali ordinari; la Corte ha condiviso che le norme specifiche sui sequestri di prevenzione non si applicano automaticamente ai sequestri ex art. 321 c.p.p., e ha ritenuto irrilevante il richiamo per la legittimità del provvedimento impugnato

  • art. 104-bis disp. att. c.p.p.

    Richiamata dalla difesa in riferimento ai sequestri funzionali alla confisca; la Corte osserva che tale richiamo non giustifica l'analogia per i sequestri penali ordinari disposti per prevenire la bancarotta

  • art. 322 c.p.p.

    Dispositivo procedurale del ricorso per cassazione o rimedio avverso il provvedimento impugnato; citato come titolo del ricorso ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile per le ragioni esposte

  • art. 616 c.p.p.

    Norma richiamata per la statuizione sulle spese e sul contributo alla Cassa delle Ammende: dalla inammissibilità dei ricorsi è derivata la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e della somma di euro tremila

Massime di principio

  • La mera condivisione, da parte del giudice del riesame, delle argomentazioni contenute nella richiesta del pubblico ministero non implica automaticamente mancanza di autonoma valutazione, purché il provvedimento di riesame esponga un percorso motivazionale che valuti le doglianze difensive e le fonti d'indagine
  • Allo stadio del sequestro preventivo per reati come la bancarotta, la valutazione del fumus commissi delicti può poggiare su un compendio indiziario tratto da più fonti (CTU, indagini di polizia giudiziaria, relazioni del curatore fallimentare); le censure che offrono una ricostruzione alternativa dei fatti rischiano di essere dichiarate meramente fattuali e quindi inammissibili
  • L'invocazione della business judgment rule o del rischio di impresa non esclude automaticamente la rilevanza indiziaria di decisioni manageriali qualora tali scelte appaiano funzionali alla sottrazione di cespiti a danno dei creditori
  • I profili di tutela dei terzi creditori derivanti dalla disciplina dei sequestri per finalità di confisca/antimafia non sono estendibili automaticamente ai sequestri penali ordinari; i terzi hanno comunque strumenti processuali specifici per tutelare i propri interessi nella procedura concorsuale
  • La legittimazione a proporre impugnazioni può essere ostata se i ricorrenti non agiscono nella qualità soggettiva corretta (es. come rappresentanti della persona giuridica coinvolta); è necessario verificare sempre la qualità con cui si impugna il provvedimento

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