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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21568/2024 del 30/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione lamentando un periodo di detenzione eccedente (10 mesi e 7 giorni) dovuto, a suo avviso, all'erronea dichiarazione di incompetenza della Corte d'Appello di Potenza sul riconoscimento della continuazione fra reati già giudicati. Dopo il conflitto di competenza risolto dalla Corte di Cassazione in favore della Corte d'Appello di Potenza, quest'ultima accolse la domanda (10/03/2023) applicando la continuazione e determinando una riduzione della pena che rese l'originario periodo detentivo eccedente. Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 314 c.p.p. e della giurisprudenza che attribuisce diritto alla riparazione quando l'eccesso di detenzione deriva da un errore dell'autorità procedente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: ha ritenuto che la rideterminazione della pena per effetto del riconoscimento della continuazione sia il risultato di una valutazione di merito (attività discrezionale di apprezzamento) e non di una violazione di legge o di un ordine di esecuzione illegittimo originario o sopravvenuto. Di conseguenza non è configurabile il diritto alla riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali; non è stata liquidata la somma per le spese del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; la Corte interpreta che spetti quando l'eccesso di detenzione deriva da un errore dell'autorità procedente ovvero da un ordine di esecuzione illegittimo, originario o sopravvenuto, non da valutazioni di merito

  • Corte costituzionale, sentenza n. 310 del 18-25 luglio 1996

    Ha riconosciuto il diritto all'equa riparazione anche in caso di detenzione ingiustamente patita per errore nell'ordine di esecuzione, in rapporto agli artt. 3 e 24 Cost. e all'art. 5 CEDU

  • art. 3 Cost.

    Riferimento costituzionale usato per sostenere il principio di tutela della persona in caso di detenzione ingiusta

  • art. 24 Cost.

    Riferimento costituzionale relativo alla tutela giurisdizionale e al diritto alla riparazione

  • art. 5 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Prevede il diritto alla riparazione per vittime di arresto o detenzione ingiusti; costituisce parametro interpretativo per il diritto interno

  • Cass. Sez. 4, n. 57203 del 21/09/2017 (Paraschiva e altro)

    Cass., Sez. 4, n.57203 del 21/09/2017, Rv. 271689

    Giurisprudenza chiave che ammette la riparazione anche quando l'eccesso di detenzione deriva da vicende successive alla condanna, purché sia ravvisabile un errore dell'autorità procedente e non semplice esercizio di discrezionalità

  • Cass. Sez. 4, n. 1718 del 14/01/2021 (Marinkovic)

    Sez. 4, n. 1718 del 14/01/2021, Rv. 281151

    Ribadisce il principio che il diritto alla riparazione sussiste anche per illegittimità originaria o sopravvenuta dell'ordine di esecuzione, salvo responsabilità dolosa o gravemente colposa del condannato

Massime di principio

  • Il diritto alla riparazione ex art. 314 c.p.p. sussiste se l'eccesso di detenzione deriva da un errore dell'autorità procedente identificabile in una violazione di legge o in un ordine di esecuzione illegittimo (originario o sopravvenuto).
  • Le decisioni di merito che comportano una diversa determinazione della pena (es. riconoscimento della continuazione) sono, di norma, frutto di apprezzamento discrezionale e non configurano di per sé un errore che dia diritto alla riparazione.
  • La mera vicenda processuale (es. conflitto di competenza risolto, ritardi procedurali) non comporta automaticamente il diritto all'indennizzo: occorre verificare se vi sia stata una violazione di legge nell'ordine di esecuzione.
  • Se il comportamento del detenuto ha concorso in modo doloso o gravemente colposo all'errore o al ritardo nella modifica dell'ordine di esecuzione, ciò esclude il diritto alla riparazione.
  • In caso di dubbio, è necessario distinguere tra errori di diritto (potenzialmente indennizzabili) e valutazioni di merito/discrezionali (non indennizzabili).

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