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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41523/2024 del 12/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

D'Ippolito ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Catania che aveva rigettato il suo appello avverso l'ordinanza del GUP di Ragusa. Il ricorrente chiedeva la revoca o la sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari sostenendo la sopravvenienza di elementi idonei a ridurre le esigenze cautelari (in particolare: svolgimento costante di attività lavorativa e positiva frequentazione del Sert di Modica), oltre al decorso del tempo e al comportamento conforme alle prescrizioni.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che l'ordinanza impugnata fosse carente nella motivazione perché non aveva considerato e non aveva nemmeno richiamato la memoria difensiva e i documenti allegati (certificato di lavoro e nota del Sert), elementi obiettivamente riscontrabili e presenti nel fascicolo. Per tale motivo la motivazione è stata giudicata omessa in parte e stereotipata; l'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Catania per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 274, comma 1, lett. c) c.p.p.

    Richiamata dal ricorrente per censurare la decisione, è stata valutata dalla Corte nella prospettiva che le ragioni poste a base del rigetto (pericolo di reiterazione) devono essere specificamente motivate; l'omissione del confronto con documenti presenti in fascicolo integra vizio di motivazione.

  • art. 299 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente come norma processuale rilevante; la Corte ha ritenuto che la mancata valutazione di elementi nuovi e documenti in atti comporti violazione delle regole procedurali inerenti la motivazione delle decisioni sulle misure cautelari.

  • art. 309, comma 7, c.p.p.

    Norma applicata dalla Corte per disporre l'annullamento e il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Catania, confermando che, in presenza di vizi di motivazione su questioni cautelari, la decisione deve essere riesaminata dal giudice competente.

Massime di principio

  • Il giudice che decide sulla revoca o sulla modifica di una misura cautelare deve esaminare e motivare specificamente ogni elemento rilevante prodotto dalle parti se risultante nel fascicolo; motivazioni generiche o stereotipate possono determinare l'annullamento.
  • Il semplice decorso del tempo non è automaticamente sufficiente a escludere le esigenze cautelari: occorre valutare il complesso degli elementi sopravvenuti (es. lavoro stabile, terapie, comportamento) e motivare il peso attribuito a ciascuno.
  • La mancata citazione o il mancato esame di documenti allegati dalla difesa (es. certificazioni di lavoro, attestazioni di cura) costituisce omissione di motivazione quando tali documenti sono oggettivamente presenti nel fascicolo.
  • In caso di vizio di motivazione relativo a misure cautelari, la Cassazione tende ad annullare e a rinviare per nuovo giudizio al giudice di merito per un esame compiuto e motivato delle circostanze sopravvenute.
  • Per chi chiede la sostituzione o la revoca di una misura cautelare è strategico produrre e documentare fatti oggettivi e aggiornati (prova di lavoro, certificazioni di strutture terapeutiche, comportamenti conformi alle prescrizioni) affinché il giudice li possa valutare esplicitamente.

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